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Tre anni fa, durante il suo viaggio di nozze a New York, Giulia Gardani rimane vittima di un incidente che la priverà dell'uso degli arti. Ma che non le impedirà di continuare a coltivare la sua passione, il tennis
di Ronald Giammò | 25 marzo 2026
Agosto 2023. New York. Giulia Gardani, istruttrice di tennis cremonese, e suo marito Matteo Maj, stanno rientrando in albergo al termine dell'ultima notte del loro viaggio di nozze. Un istante e tutto precipita: lo stridere degli pneumatici sull'asfalto, il boato dei vetri che s'infrangono, il mondo che si capovolge e due corpi che restano sull'asfalto. Quello di Matteo, ancora vigile, è ammaccato da diverse fratture. Giulia riaprirà invece i suoi occhi in un ospedale ascoltando una diagnosi tanto breve quanto inesorabile: tetraplegia con lesione incompleta. Non muove più né gambe né braccia.
A quasi tre anni dall'incidente, la sua storia è oggi raccontata da Thomas Trenchi, giornalista del gruppo Libertà di Piacenza, nel libro "Giulia, quel rovescio all'incrocio" (Officine Gutenberg). Storia che nelle pagine si fa vita, raccontata senza nulla edulcorare, cruda e asciutta come le parole della protagonista che non fa sconti al suo dolore e non dà illusioni alla sua speranza preferendo concentrarsi - da atleta - sui piccoli grandi obiettivi di un quotidiano ancora tutto da riscrivere e da scoprire.
"Lavorando a Piacenza ho conosciuto Giulia per lavoro - ci racconta l'autore - Lei aveva incontrato Sinner alle ATP Finals e a colpirmi furono la sua vicenda e il suo esempio: la intervistai su un campo da tennis dove in carrozzina stava allenando i ragazzini, un'immagine fortissima. Da lì abbiamo pensato di scrivere un libro, lei ha accettato e il resto è stato un anno e mezzo di stesura molto intensa".
Il tennis prima e il tennis dopo. Destino e terapia.
"Prima dell'incidente per Giulia il tennis era tutto, e così è stato dal momento in cui ha riaperto gli occhi in un ospedale di New York. Senza ricordarsi nulla, dopo i primi pensieri per la sua famiglia e suo marito, il secondo è stato subito per il tennis chiedendosi se mai sarebbe tornata a fare quello che faceva prima. Ha affrontato il suo percorso come fosse in campo, dalla n.826 del mondo che era, dandosi degli obiettivi, e tra questi il più importante era tornare a fare quel che amava".
Come?
"Giulia con molta durezza dice che la vita di oggi non gli piace. Va avanti con una mentalità d'atleta, mettendocela tutta. Segue la sua scuola tennis a Piacenza, allena bambini e coach adulti, aiutata da un'assistente che le fa da braccio e da corpo e a cui dà voce per organizzare e correggere il tutto".
Che persona hai conosciuto in questi mesi?
"Una persona che rifugge da qualsiasi retorica, pietismo o vittimismo. E in più ho appreso anche una grande lezione, 'una lezione per tutti' come l'ha definita Sinner. Giulia parla della sua condizione con estrema durezza: 'La vita così oggi mi fa schifo', dice, 'A volte avrei preferito che tutto fosse finito lì', si ripete. E' senza filtri ma determinata e diretta e questo mi ha stupito. La prima presentazione del suo libro è stata una sorpresa. Eravamo a teatro, a Piacenza, c'era il tutto esaurito e molta gente è rimasta fuori. Il contatto con gli studenti è stato molto bello, Giulia riesce ad emozionare e sorridere e questa è la sua forza e la sua ispirazione. Racconta delle nuove barriere con cui fa i conti, riesce a rivestire l'aspetto empatico della sua storia con dei momenti d'ilarità di cui si riesce anche a sorridere".
C'è stato un momento particolarmente importante tra i tanti che ha condiviso con te?
"Il primo momento chiave è quello in cui viene messa in carrozzina. Dal risveglio in ospedale a New York lei si era data un obiettivo che era tornare ad abitare i suoi spazi, e l'unico modo per farlo era ambire a un mezzo per riuscirci. Al Niguarda di Milano viene messa per la prima volta sul mezzo, un momento che rappresenta una prima piccola vittoria ma che è al tempo stesso anche una sconfitta perché vuol dire fare ancora di più i conti le barriere del suo corpo".
Promessa mantenuta ??
— FITP (@federtennis) November 11, 2024
Dopo il match con Alex de Minaur, Jannik ha incontrato Giulia Gardani, istruttrice federale di tennis rimasta gravemente ferita dopo essere stata investita mentre passeggiava con il marito a New York nell'agosto del 2023.#NittoATPFinals pic.twitter.com/WBv5AFgazw