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Il Masters 1000 di Shanghai ha segnato l'inizio di una nuova era nel tennis maschile. Ecco il racconto dall'interno di una fase cruciale nella storia del circuito ATP
Giorgio Di Palermo | 11 ottobre 2026
Da moltissimo tempo, il tour maschile e femminile lasciano ampio spazio ai tornei asiatici, nella speranza che queste date possano essere utili per la crescita dei nuovi talenti nelle maggiori nazioni e per attrarre aziende asiatiche nel panorama dei grandi investitori negli eventi tennistici maggiori.
Da quando sono entrato nell’ATP, nel 1996, fino a oggi che pianifico il tennis internazionale dai tavoli privilegiati rappresentando la più grande federazione del mondo per eventi e risultati, la “questione asiatica” ha sempre rappresentato un grande enigma; ATP e WTA hanno cercato di risolverlo con decisioni epocali che hanno lasciato il segno e hanno certamente contribuito a espandere la popolarità del tennis in moltissime città dell’Estremo Oriente, e specialmente nei mercati che più sono influenti nel business sportivo.
Marat Safin in conferenza stampa a Shanghai nel 2002 (Getty Images)
È ovvio che i tornei di categoria più elevata dell’ATP e della WTA abbiano una centralità sia dal punto di vista del calendario che della geografia, per cui non stupisce che l’attenzione dei due tour si sia concentrata maggiormente nel mese di Settembre/Ottobre, e in Cina, la cui esplosione dal punto di vista sportivo sta avvenendo gradualmente e in modo molto significativo, specialmente se analizziamo il medagliere olimpico e la qualità degli sport che questo coinvolge dal 1992 a oggi.
Michael Chang con il trofeo vinto a Shanghai nel 1998 (Getty Images)
Nel circuito ATP Tokyo rappresenta il torneo asiatico più antico. Il legame fra il tennis e il Giappone è molto radicato.
Il tentativo di dare maggiore rilevanza al mercato cinese risale al 2009, anno in cui il torneo di Shanghai assurge al livello di Master 1000, nell’intricata situazione che ha visto il declassamento di Amburgo, lo spostamento da indoor a outdoor del torneo di Madrid, e il tentativo di declassamento del torneo di Montecarlo, fallito per intervento massiccio dei giocatori più influenti dell’epoca (c’è bisogno davvero che vi dica quali fossero?).
Personalmente, io ricordo il torneo e la città di Shanghai dal 1997: era un torneo che corrisponderebbe a un 250 di oggi, ed è stata un’esperienza bellissima in una città immensa, dagli edifici bassi e dal taglio architettonico inconfondibile, e con milioni di biciclette sulle strade.
Venerdì sera prima del torneo, ricordo una experience enogastronomica in una trattoria locale insieme ai miei colleghi, al direttore del torneo e alla delegazione cinese; a ripensarci, una sensazione per stomaci forti, alla quale credo che oggi mi sottrarrei con una qualsiasi scusa, tipo “ho lasciato il gas acceso nella mia camera in hotel”. Ricordo i brodini di antipasto dal fondo misterioso e qualcosa come piatto principale che non sono riuscito a identificare con precisione, visto che i menù in inglese non erano previsti.
I protagonisti delle Nitto ATP Finals 2002 (Getty Images)
Il torneo era al suo secondo anno di vita, e il pubblico era poco numeroso. Dico poco numeroso, e vorrei dire che chiamavamo tutti gli spettatori per nome, salvo quando la mattina verso le 9 arrivavano i pullman delle scuole a portare miriadi di ragazzi e ragazze di diverse età: quelli piccolini con la tuta grigia con la striscia rossa sulle maniche e sul fianco dei pantaloni, quelli delle scuole medie con la tuta gialla con la striscia verde, e quelli più grandi con la tuta blu con la striscia amaranto.
Il torneo lo vinse Jan Kroslak su Alex Volkov, per gli amanti delle statistiche, ma da quel momento l’attenzione per il mercato cinese venne accresciuta sempre più, fino a quando quel duo di volponi che corrisponde agli executive di Juss tennis, Charles Smith (mio amico e collega nel Board dell’ATP per più di un decennio) e Michael Luevano operarono per trasferire a Shanghai le boccheggianti [Nitto] ATP Finals, reduci da un biennio 2003-2004 a Houston a casa di un grande imprenditore nel mondo delle camere da letto (Jim McIngvale, a noi noto col soprannome di “Mattress Mack”, Mack il materasso).
Il desiderio di Michael e Charles coincideva con il disegno dell’ATP e della WTA di cercare di posizionare un grande evento del circuito in un mercato che, in vista delle Olimpiadi di Pechino, poteva rappresentare un grandissimo potenziale economico e di audience televisiva per il quinquennio a venire.
La NBA era infatti molto attiva nel promuovere i loro campioni e le loro partite, e il calcio cominciava a prendere piede in un paese in cui il Tennis Tavolo era lo sport nazionale, e i giovani mostravano un grande interesse per gli sport occidentali.
Il tennis aveva sicuramente tutti i titoli per essere protagonista, ed ecco che l’ATP trovò la sede perfetta per le ATP Finals (Master Cup, si chiamava all’epoca) per un quadrienno, dal 2005 al 2008, sperando di mettere a segno un colpo significativo per la popolarità del tennis in Cina, e quindi in Asia.
Il successo della prima edizione del 2005 è anche frutto di una finale leggendaria, in cui David Nalbandian rimonta due set a Roger Federer in una partita che è un susseguirsi di highlights; Roger si riscatta però nel 2006 e nel 2007, mentre nel 2008 un ventunenne serbo, Novak Djokovic, mette il primo dei suoi sette titoli alle Finals, l’ultimo dei quali nel 2023 a Torino, a 15 anni di distanza dal primo.
Novak Djokovic festeggia il titolo alle Nitto ATP Finals 2008 (Getty Images)
Dal 2009, tutto era quindi pronto per destinare a Shanghai il più grande torneo del continente asiatico per l’ATP Tour, e per lasciare che Pechino raccogliesse i frutti delle nuove strutture olimpiche con un ATP 500 e un WTA 1000. Oggi, i tornei di Shanghai e Pechino (a cui si è aggiunto Wuhan con un secondo WTA 1000) rappresentano il meglio degli standard organizzativi mondiali.
Dotati di campi centrali con il tetto retrattile, un grande numero di campi secondari e strutture per i giocatori molto belle e funzionali, per gli sponsor e per i media di primo livello, i tornei hanno entrambi grandi potenzialità, compresi servizi di catering stellati che non sono neanche lontani parenti della trattoria di cui vi parlavo prima.
Il Qizhong Tennis Center, inaugurato il 3 ottobre 2005 a Shanghai (Getty Images)
La città di Shanghai, in effetti, è oggi una delle realtà più dinamiche e cosmopolite che possiate visitare nel mondo, ed è un grande simbolo della globalizzazione e del posizionamento della Cina, anche nel mondo sportivo.
La vera sfida del torneo di Shanghai e Pechino era e rimane quella di coinvolgere una grande partecipazione di pubblico sulle tribune, e di sicuro notiamo a occhio una crescita del numero degli spettatori; la crescita dei social media, che in Cina vede uno sviluppo esponenziale di TikTok e altre piattaforme che permettono ai ragazzi di condividere le loro passioni, e anche di farsi ammirare sulle tribune per aumentare la loro rete di followers, oltre che fruire di tutte le attività collaterali a un evento sportivo che conosciamo benissimo anche noi nel mondo occidentale.
Sicuramente, quelli fra voi che amano viaggiare e seguire tornei di tennis in giro per il mondo dovrebbero visitare la Qizhong Forest Sports City Arena, anzitutto per sostenere i nostri campioni, ma anche per ammirare un grande complesso sportivo, che è senza dubbio un grande benchmark di riferimento per tutti i tornei del Mondo.