Chiudi
Guarda l'intervista alla presidentessa della Billie Jean King Cup, Ilana Kloss che elogia il nostro canale e spiega l'obiettivo di lungo periodo della manifestazione. "La nostra speranza è che sempre più donne vogliano rimanere nel mondo del tennis" dice
07 settembre 2026
"SuperTennis è una delle ragioni per cui l’Italia ha così tanto successo nel tennis, perché qualsiasi bambino, ragazza o ragazzo, può vedere e sognare di farcela". Parola di Ilana Kloss, presidentessa della Billie Jean King Cup, che ha concesso un'intervista al nostro canale a margine di una tavola rotonda sulla principale competizione per nazioni nel tennis femminile a Flushing Meadows, in occasione dello US Open 2026, a cui ha partecipato anche la capitana azzurra Tathiana Garbin.
Quali ritiene siano i principali valori della Billie Jean King Cup e che impatto vorrebbe che quel che state facendo avesse sulle future generazioni?
Innanzitutto far parte di una squadra. Non ci sono solo le giocatrici in campo, ma anche tutto il team di supporto, che è molto importante. Per noi si tratta di creare campionesse nella vita. Vogliamo che ogni giovane donna che abbia fatto parte di una squadra, a fine carriera pensi di intraprendere una nuova carriera nel tennis. Se ami questo sport, puoi diventare giudice di sedia, puoi lavorare nei media, in una federazione. Puoi entrare nel consiglio direttivo di un’organizzazione tennistica. Pensiamo quindi che sia molto importante che queste giovani donne prendano in considerazione una carriera dentro e fuori dal campo. Abbiamo alcune capitane straordinarie, come la direttrice del torneo, Conchita Martínez, che è stata capitana della Spagna, o Tathiana Garbin. La nostra speranza è che sempre più donne vogliano rimanere nel mondo del tennis, sia dentro che fuori dal campo.
Quali ritiene siano i principali valori della Billie Jean King Cup e che impatto vorrebbe che quel che state facendo avesse sulle future generazioni?
Innanzitutto far parte di una squadra. Non ci sono solo le giocatrici in campo, ma anche tutto il team di supporto, che è molto importante. Vogliamo creare campionesse nella vita. Vogliamo che ogni giovane donna che abbia fatto parte di una squadra, a fine carriera pensi di restare nel tennis. Se ami questo sport, puoi diventare giudice di sedia, puoi lavorare nei media, in una federazione. Puoi entrare nel consiglio direttivo di un’organizzazione tennistica. Abbiamo alcune capitane straordinarie, come la direttrice del torneo, Conchita Martínez, che è stata capitana della Spagna, o Tathiana Garbin. La nostra speranza è che, come lorom sempre più donne vogliano rimanere nel mondo del tennis, sia dentro che fuori dal campo.
Quale consiglio darebbe a una giovane donna che magari lavora in un settore a prevalenza maschile e vuole davvero fare qualcosa per cambiare le cose?
Credo che a volte sia difficile, quando sei una giovane ragazza e hai una passione, ma non riesci a trovare il modo di entrare in quel mondo. A una persona giovane, ragazzo o ragazza che sia, consiglio sempre di trovare un mentore, qualcuno disposto ad aiutarla. Quando si cresce, non c’è regalo più grande che restituire qualcosa agli altri. Penso che la Billie Jean King Cup abbia una straordinaria opportunità di farlo, in 140 Paesi e oltre. Credo quindi che sia una piattaforma fantastica.
Lei ha vissuto un momento personale, legato allo sport, che le ha cambiato la vita? Un momento di rivelazione che ricorderà per sempre?
Per me è iniziato tutto in Sudafrica, dove sono cresciuta. Quando avevo 10 anni, ero una raccattapalle durante i Campionati sudafricani del 1966. Prima dell’incontro stavo palleggiando con mio padre, perché amavo giocare a tennis. Billie Jean King, che partecipava al torneo, è entrata in campo. Disse a mio padre: “Riconosco sua figlia. E' stata raccattapalle in una mia partita, capisco quanto le piaccia il tennis. Posso palleggiare un po’ con lei?”. Così giocò con me per 10-15 minuti e disse ai miei genitori che pensava avessi molto potenziale e che, se avessi voluto continuare a giocare a tennis, mi avrebbe aiutata. Mi mise quindi in contatto con il suo allenatore, mi scrisse delle lettere e quel giorno decisi che sarei diventata una tennista professionista. Il tennis non era ancora professionistico, ma da bambina di 10 anni non lo sapevo. Credo che la possibilità per i giovani di assistere dal vivo allo sport sia straordinaria e che un solo momento possa cambiarti la vita. L’altro momento è stato nel 1973, quando la Billie Jean King Cup si disputò in Sudafrica. Il nostro Paese vinse e questo riuscì a riunire l’intera nazione. Fu allora che compresi il potere dello sport. Ho vissuto moltissimi momenti di questo tipo ma mi fermerò a questi due, perché erano profondamente legati alla Billie Jean King Cup e a ciò che crediamo possa davvero contribuire a trasformare la società.
Un’ultima cosa: SuperTennis è una televisione in chiaro, quindi in Italia le persone possono guardare il tennis gratuitamente. Quanto pensa sia importante, per un Paese, vedere le proprie ragazze vincere?
Penso sia fantastico. La bellezza della televisione in chiaro è che non importa dove vivi o quanto siano ricchi i tuoi genitori: puoi comunque vedere tutto questo. E credo che sia davvero importante: devi vedere qualcosa per poter sognare di diventarlo. Quindi grazie a SuperTennis. Penso che siate una delle ragioni per cui l’Italia ha così tanto successo nel tennis, perché qualsiasi bambino, ragazza o ragazzo, può vedere il tennis e sognare di farcela. Non devi necessariamente provenire da una famiglia benestante: tutti hanno un’opportunità. E' straordinario ciò che riuscite a fare e spero che possiate continuare a farlo ancora per moltissimi, moltissimi anni.