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La presentazione dell'atteso quarto di finale al Masters 1000 di Montreal. Chi vince affronterà in semifinale Luciano Darderi o Brandon Nakashima
di Paolo Rossi | 10 agosto 2026
Chi si preferisce? Il ragazzo alto-magro, oppure il più palestrato? Per intenderci: Rafael Jodar o Arthur Fils? Una bella lotta, vero? Il quarto di finale del National Bank Open presented by Rogers, il Masters 1000 di Montreal, ci offre questa sfida suggestiva: due talenti del 2004 (Fils) e del 2006 (Jodar). Il nuovo che potrebbe venire, e intravvediamo già il nostro Jannik Sinner fare gli scongiuri.
Potremmo aggiungere un’altra domanda, anche se è prematura ma anch’essa suggestiva: chi preferirebbe evitare, Luciano Darderi? Perché l’azzurro - ove mai superasse nel suo quarto Brandon Nakashima - incrocerebbe in semifinale proprio il vincitore del match Jodar-Fils. I quali, per informare chi ama le statistiche, sono in parità: si sono già affrontati due volte, entrambe quest’anno. La prima volta, semifinale di Barcellona su terra rossa, l’ha spuntata il francese in rimonta. Ma a Washington, praticamente l’altra settimana, lo spagnolo ha avuto la sua rivincita.

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Quindi, proseguendo con le domande: chi avrà imparato meglio dall’ultima ‘esibizione’? Beh, personalmente propenderei per Jodar. Lo spagnolo è una bella spugna: osserva e impara presto, fa tutto tesoro di quelle che vede e dei consigli che riceve. Ha perso sulla terra rossa contro Fils? Ha memorizzato tutto, e anche la superficie (il cemento) ha contribuito a offrirgli il destro.
Può confermare anche Lorenzo Musetti che, nella prima sfida (comunque persa) contro Jodar (sempre a Washington), con il suo repertorio ha scombussolato il lungagnone (191 cm). Che, anche in questo caso, ha studiato e fatto i compiti e nella successiva occasione (sempre a Montreal) s’è liberato di Musetti più agevolmente.
Altra cosa da dire, sempre su Jodar: il ragazzo si è formato in America, quindi conosce lingua-atmosfera-luoghi comuni-modo di pensare della gente che assiepa i tornei a stelle e strisce (in questo caso con la foglia d’acero).
È come se lo swing americano lo riportasse indietro nel tempo, al college dei Cavaliers in Virginia, il luogo che gli ha regalato quel click che oggi lo ha portato impetuosamente alla ribalta del circuito tennistico.
E il buon Fils? Beh, lui incarna l’orgoglio della Marsigliese. La Francia sta disperatamente aspettando il campione che erediterà le gesta di Yannick Noah: i transalpini ci invidiano il nostro boom, il loro presidente Moretton non fa altro che parlare bene del modello Italia, tanto da aver deciso di rivoluzionare il suo, chiamare Ivan Ljubicic e sperare che il nuovo approccio di lavoro porti dei frutti il più velocemente possibile.
E anche che l’anca faccia respirare il buon Fils, problema con cui ha dovuto convivere recentemente e che lo ha costretto a ritiri dolorosi e anticipati (vedi Roma e Parigi). C’è una domanda anche per il francese, e cioè se l’infortunio non dipenda dal suo stile di gioco: molto fisico, aggressivo. In fondo, è la filosofia anche del suo attuale coach, un certo Goran Ivanisevic che di certo non era un fautore del gioco regolare ma la massima espressione di sregolatezza e creatività.
Arthur. Fils. In full flow ??@ArthurFils #NBO26 pic.twitter.com/mYJ0Fwfy67
— Tennis TV (@TennisTV) August 9, 2026