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C’è anche un pezzo d’Italia, nel percorso dell'ucraina. Nel suo team lavora infatti il fisioterapista Claudio Zimaglia, legato al Piatti Tennis Center di Bordighera, struttura che Marta conosce bene fin da giovanissima: in passato era stata allenata anche da Andrea Volpini
08 novembre 2026
Doveva essere la prima riserva, adesso avrà almeno tre partite per giocarsi un posto in semifinale. Il forfait di Elena Rybakina, numero 1 del mondo e campionessa in carica, apre le porte delle WTA Finals a Marta Kostyuk, che prenderà il posto della kazaka e debutterà domenica contro Linda Noskova, prima di affrontare Coco Gauff e Jessica Pegula. Rybakina ha spiegato di non essere fisicamente pronta per competere. Per l’ucraina, invece, arriva quasi fuori tempo massimo il premio a una stagione che l’ha portata dove non era mai stata.
Marta ha cominciato il 2026 da numero 26 al mondo e arriva a Indian Wells da numero 10, suo miglior ranking. In mezzo c’è stata soprattutto la sensazione di un livello finalmente diventato stabile. La finale di Brisbane ha dato il primo segnale, poi sulla terra sono arrivati i titoli consecutivi di Rouen e Madrid, il secondo dei quali è stato il primo WTA 1000 della carriera. Al Roland Garros ha raggiunto la prima semifinale Slam e poche settimane dopo ha ripetuto il risultato a Wimbledon. Per la prima volta l'ucraina ha avuto una stagione nella quale i grandi risultati non sono sembrati episodi isolati.
È esattamente la parola che lei stessa ha scelto dopo Madrid: continuità. E per arrivarci ha dovuto prima liberarsi dal peso di una carriera cominciata troppo presto sotto i riflettori. Campionessa junior dell’Australian Open a 14 anni, terzo turno del Major australiano fra le professioniste a 15, Marta ha raccontato di aver vissuto per anni con la sensazione che tutti aspettassero da lei risultati enormi. “Avere tanto successo così giovane è stato quasi una maledizione”, ha detto dopo il titolo di Madrid.
A 24 anni il cambiamento più importante sembra essere avvenuto proprio lì. Non tanto nel diritto o nel servizio, quanto nel modo di attribuire un valore a ciò che succede in campo. “Ho fatto un lavoro molto profondo per capire me stessa a un livello semplicemente umano. Ho cercato di capire da dove arriva il mio valore. E non arriva dal fatto di essere una tennista”. Kostyuk ha parlato apertamente del lavoro fatto in terapia e della difficoltà di modificare meccanismi costruiti negli anni. Il risultato, ha spiegato durante Wimbledon, è riuscire a distinguere finalmente una sconfitta dal giudizio su se stessa.
È una parte essenziale del personaggio Kostyuk. Nata a Kyev, cresciuta in una famiglia profondamente legata al tennis (la madre Talina è stata giocatrice professionista), è allenata da Sandra Zaniewska e continua a trascorrere periodi di preparazione anche in Ucraina. Fuori dal campo non ha mai mostrato grande interesse per la prudenza diplomatica. È diretta, spesso molto netta, e dall’inizio dell’invasione russa ha scelto di usare la propria visibilità per parlare della guerra anche quando questo le ha attirato delle critiche.
Nel 2026 tennis e guerra si sono incrociati nel modo più brutale proprio durante la sua migliore stagione. La mattina del debutto al Roland Garros un attacco missilistico colpì una zona di Kyev a circa cento metri dalla casa dei genitori. Dentro c’erano la madre, la sorella e una zia. “Durante la partita ci sono stati momenti nei quali tornavo a pensarci. Per gran parte della mattina sono stata male soltanto al pensiero che, se fosse caduto cento metri più vicino, oggi probabilmente non avrei una mamma e una sorella”.
Pochi giorni più tardi, battendo Elina Svitolina nel primo quarto di finale tutto ucraino nella storia di uno Slam, dedicò pubblicamente la vittoria al suo Paese. E in estate ha spiegato perché non intende smettere di esporsi: “In questo momento della mia vita la guerra è una delle cose più importanti che mi accadono ogni giorno, quindi devo parlarne”. Le reazioni ostili ricevute sui social, ha aggiunto, hanno finito paradossalmente per rafforzare la sua convinzione: “Significa che tocco argomenti importanti che qualcuno non vuole sentire”.
Ma Marta vorrebbe che la propria carriera non venisse raccontata per sempre soltanto attraverso la guerra. Lo ha detto esplicitamente: spera che il conflitto finisca abbastanza presto da permetterle, un giorno, di usare la propria voce anche per altri temi. Nel frattempo ha creato una fondazione con l’obiettivo di avvicinare più bambini ucraini al tennis, convinta che lo sport possa offrire opportunità particolarmente preziose “in tempi così difficili”.
C’è anche un pezzo d’Italia, nel percorso di Kostyuk. Nel suo team lavora infatti il fisioterapista Claudio Zimaglia, legato al Piatti Tennis Center di Bordighera, struttura che Marta conosce bene fin da giovanissima. Proprio il centro ligure aveva sottolineato il ruolo di Zimaglia dopo il successo di Madrid. E il rapporto con l’Italia viene da lontano: in passato Marta è stata allenata anche da Andrea Volpini, altro nome del Team Piatti e a fianco di Jannik Sinner all'inizio del suo percorso a Bordighera.
Adesso, per una deviazione dell’ultimo momento, la stagione migliore della sua vita le regala un altro palcoscenico. Kostyuk non aveva conquistato direttamente le Finals: nella corsa all’ultimo posto si era fermata alle spalle di Karolina Muchova, e pure dietro a Iga Swiatek. Ma era rimasta abbastanza vicina da arrivare a Indian Wells come prima alternativa. Sabato era una riserva. Domenica aprirà il torneo. Nel tennis, qualche volta, la distanza fra sogno e azione sta soltanto in una notte.