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A quasi sette mesi dalla sua ultima partita la francese ritorna in campo. Archiviato l’infortunio all'avambraccio destro che aveva stravolto tutti i suoi piani, Lois prova a ritrovare la condizione in vista del Roland Garros
di Tiziana Tricarico | 21 aprile 2026
Dimenticare Parigi. Per non mettersi troppa pressione addosso. Poco più di un anno fa, da wild card e n.361 del mondo aveva centrato le semifinali al Roland Garros - battendo strada facendo un paio di top ten come Pegula e Andreeva - arrendendosi solo a Coco Gauff, poi vincitrice del titolo. Si era guadagnata così per la prima volta l’ingresso in top cento Lois Boisson. Ma adesso lo Slam francese, con quella valanga di punti da difendere, si presenta alquanto minaccioso all’orizzonte. E sì perché la 22enne di Digione negli ultimi mesi è stata bloccata da infortuni, prima alla coscia sinistra e poi - quello più grave - all’avambraccio destro, che secondo lei le è costato molto caro anche per via di una diagnosi non proprio precisa.
Boisson avrebbe dovuto essere in campo già in United Cup a Perth, poi a Melbourne per l’Australian Open: quindi a Doha, Dubai, Indian Wells e Miami. Ed invece, settimana dopo settimana, la francese è rimasta in panchina, vivendo lo stesso schema infernale, quello di un rientro continuamente rimandato. Sono quasi sette mesi che aspetta questo momento Lois: dal 29 settembre 2025 e dal suo ritiro al terzo turno del WTA 1000 di Pechino contro la statunitense Emma Navarro. Stasera, nell’ultimo match sul “Manolo Santana Stadium”, curiosamente ritrova proprio un’americana dall’altra parte della rete, Peyton Stearns, n.43 WTA, mai affrontata in carriera (live su SuperTennis, non prima delle ore 19).
Alla vigilia del ritorno la francese ha parlato degli ultimi mesi davvero complicati: “Se sono qui è perché sto meglio - ha raccontato ad AFP -. Sono stati mesi molto difficili, i più difficili da quando gioco a tennis. Li ho gestiti molto male anche dal punto di vista mentale, ma non è una coincidenza che tutto sia andato così: questo percorso mi ha insegnato delle cose e sono convinta che mi aiuterà in futuro. Sono sicura di poter fare grandi cose nel tennis, sono felice di uscirne più forte e di aver dato una svolta a tutto questo”.
L’exploit parigino le ha regalato tanto ma è stato anche molto complicato da gestire: “Senza rendermene conto, forse tutto ciò ha accumulato in me stress, pressione, sensazioni a cui non ero abituata. Diciamo che si è concentrata troppa attenzione su di me. È successo tutto anche a causa degli infortuni, del fatto di non aver potuto fare tutto ciò che avrei potuto fare dopo il Roland Garros”.
Già, i problemi fisici. Due in particolare quelli che l’hanno tenuta ferma ai box: “Gli infortuni alla coscia sinistra non erano gravi, sono quelli tipici che capitano a tutti. Derivano dal fatto di giocare molte partite di fila, erano una questione puramente fisica. Ma l’infortunio all’avanbraccio destro è stato più inaspettato, e molto più complicato da gestire. Ci sono stati parecchi errori da parte dei medici: ogni volta che mi comunicavano nuove scadenze, poi non erano reali, o non erano i tempi necessari. Da quel momento in poi ho dovuto leggere molti commenti falsi, come che mi fossi sbagliata sulle scadenze o che fossi tornato ad allenarmi prima del previsto. La realtà è che non aveva senso giocare una partita perché non sarei riuscita a portarla a termine”.
Comunque vada, sarà…un successo: “Ho un buon feeling, tornare sul circuito è una gioia, anche se penso che mi serva ancora un po’ di tempo per ritrovare una condizione accettabile. Questo mi aiuta a proseguire con il processo di guarigione, quindi non ho particolari aspettative per questo primo turno. Scenderò in campo per vincere, per dare il 100%, sarà un piacere tornare in campo a giocare a tennis e, soprattutto, giocare senza dolore”.