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Canada tra le regine delle Finals: quinta volta (su sette) tra le big

Per capire il peso di questa ennesima qualificazione del Canada tra le big del tennis bisogna tornare al 2019. Quell'anno, nella prima volta del format delle Finals concentrate in un'unica sede, il Canada arrivò fino alla finale per la prima volta nella propria storia. Poi il titolo nel 2022 e 5 presenze in 7 anni tra le migliori 8...

20 settembre 2026

Felix Auger Aliassime esulta con i tifosi del Canada (foto Getty Images)

Felix Auger Aliassime esulta con i tifosi del Canada (foto Getty Images)

Il Canada torna alle Finals di Coppa Davis e sarà a Bologna dopo un solo anno di assenza. E già questa, per una nazionale che fino a pochi anni fa - prima del 2019 - aveva un rapporto molto diverso con la competizione, è una notizia che dice parecchio. La vittoria per 3-1 sulla Francia, a Quebec City, ha rimesso la squadra del vulcanico Frank Dancevic fra le otto che a novembre si giocheranno il titolo a Bologna, chiudendo una parentesi breve e paradossalmente significativa del suo valore: nel 2025, solo per la seconda volta dalla riforma del 2019, i canadesi erano rimasti fuori dalla fase finale.

Il passaggio del turno contro la Francia (3-1 il punteggio) ha avuto un protagonista principale e uno meno atteso. Il principale è stato Felix Auger-Aliassime, che nella città dove è cresciuto ha vinto entrambi i singolari: prima contro Quentin Halys, poi contro Arthur Rinderknech, battuto 4-6 7-6 6-4 nel punto che ha chiuso il confronto. Il secondo è Liam Draxl, capace nella giornata inaugurale di sorprendere proprio Rinderknech in due set e di dare al Canada quel vantaggio iniziale che ha poi indirizzato l'intero tie. In mezzo, la Francia aveva provato a riaprire il discorso con Bonzi e Herbert nel doppio, ma Auger-Aliassime ha chiuso il discorso poco dopo.

Per capire il peso di questa ennesima qualificazione tra le big del tennis bisogna tornare al 2019. Quell'anno, nella prima volta del format delle Finals concentrate in un'unica sede, il Canada arrivò fino alla finale per la prima volta nella propria storia. Era una squadra giovane, costruita attorno a Denis Shapovalov e a un Auger-Aliassime ancora all'inizio della sua ascesa, con Vasek Pospisil a fare da collante e da uomo-Davis. In finale, alla Caja Magica di Madrid, la Spagna di Rafael Nadal vinse per 2-0. Il Canada perse, ma cambiò status: da outsider interessante e potenzialmente pericolosa diventò una nazionale con ambizioni reali.

Tre anni dopo, quel percorso trovò il proprio compimento. Nel 2022, con la Final 8 trasferita a Malaga, il Canada conquistò la prima Davis della propria storia. Dopo aver superato la Germania nei quarti e l'Italia in semifinale, batté l'Australia per 2-0 in finale. Shapovalov vinse il primo singolare, Auger-Aliassime il secondo. Pospisil, ancora una volta, fu fondamentale durante tutto il percorso soprattutto con la sua carica agonistica. Quella vittoria rese definitivo ciò che il 2019 aveva soltanto anticipato: il Canada era diventato una delle potenze della nuova Davis.

Il Canada e la Davis, un ritorno di fiamma

Il Canada e la Davis, un ritorno di fiamma

Il titolo non aprì un ciclo dominante, e del resto non sarebbe nemmeno stato giusto attenderselo per un Paese rimasto ai margini del grande tennis fino a poco tempo prima. La presenza tra le big, tuttavia, si prolungò. Nel 2023 i campioni uscenti tornarono alla Final 8, ma si fermarono subito ai quarti contro la sorpresa Finlandia, vittoriosa per 2-1 in un match che - per il tifo dei nordeuropei accorsi in massa - pareva di giocarsi a Helsinki. Nel 2024 arrivò un'altra eliminazione al primo match, stavolta contro la Germania: 2-0, con Gabriel Diallo battuto da Daniel Altmaier e Shapovalov sconfitto da Jan-Lennard Struff al tie-break del terzo. Per il secondo anno consecutivo il Canada era fra le migliori otto, lontano però dal livello mostrato nel 2022.

Poi è arrivato il 2025, il vero anno di (leggera, parziale) rottura. Nel primo turno dei Qualifiers, a Montreal, l'Ungheria vinse 3-2. Il Canada era sotto 0-2 dopo la prima giornata, riuscì a risalire grazie al doppio Draxl-Pospisil e alla vittoria di Diallo su Marozsan, ma nel match decisivo Marton Fucsovics fermò Alexis Galarneau. Quella sconfitta (pesarono molto le assenze) costrinse la nazionale fuori dalle Finals per la seconda volta dalla ristrutturazione della competizione (la prima fu nel 2021, post Covid). A settembre, il 4-0 su Israele nel World Group I servì almeno a rimettere il Canada sulla strada giusta per il 2026.

Frank Dancevic

Frank Dancevic

Nel frattempo è cambiata anche la squadra. Pospisil ha salutato la Davis, Diallo è diventato una presenza stabile, Draxl ha trovato sempre più spazio (anche per assenze altrui), mentre Auger-Aliassime è rimasto il punto di riferimento principale, dall'alto del suo status di top 10. È proprio questo il tratto più interessante del Canada attuale: non è più la nazionale del 2019, ma non è nemmeno una squadra completamente nuova. Ha mantenuto una continuità di identità, sostituendo gradualmente i pezzi.

Il ritorno alle Finals passa infatti da una formazione meno scintillante rispetto a quella del titolo 2022, ma forse più consapevole del proprio percorso. A Quebec City il Canada ha affrontato una Francia che presentava maggiore profondità complessiva, con diversi giocatori fra i primi cento e un doppio esperto. Eppure ha vinto, grazie soprattutto alla capacità di trasformare l'ambiente casalingo e la pressione in energia. E grazie, va detto per onestà, alle assenze tra i galletti, che si sono presentati al via senza Fils e Humbert, rispettivamente primo e terzo nel ranking nazionale.

Bologna, dal 24 al 29 novembre, rappresenterà quindi qualcosa di più di una semplice ricomparsa tra le migliori otto. Dal 2019 a oggi il Canada ha giocato una finale, vinto una Davis, raggiunto due quarti consecutivi e vissuto solo un paio d'anni fuori dal grande tavolo delle big del tennis che si contendono l'Insalatiera. Adesso torna. Sette anni fa era una sorpresa. Quattro anni fa era campione. Nel 2026 sarà di nuovo una delle squadre da osservare con attenzione, anche perché la sua storia recente ha già dimostrato una cosa: quando il Canada riesce ad arrivare alla fase decisiva della Davis, raramente ci arriva per fare presenza.

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