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Zverev "riscopre" la sua storia: a 29 anni una svolta memorabile

Da "incompiuto" a bi-campione Slam in tre mesi, una storia di dedizione che riconsegna a Zverev parte di ciò che da lui ci si aspettava sin da giovanissimo

| 14 settembre 2026

Zverev col trofeo dello US Open 2026 (Getty Images)

Zverev col trofeo dello US Open 2026 (Getty Images)

Sei anni dopo la prima finale persa in uno Slam, Alexander Zverev si riscopre campione allo US Open. Erano due i set di vantaggio non sfruttati, quella volta, contro Dominic Thiem. Oggi due sono invece i major in bacheca, appena tre mesi dopo aver vinto il primo al Roland Garros.

Un successo che lo porta in un albo ancora più ristretto nella storia dell’Era Open, come 34° tennista a vincere almeno due Slam. Quel che più conta, per il ventinovenne di Amburgo è però la certezza di essersi ripreso, in questo 2026, una parte di quella storia che, da predestinato, lo proiettava proprio nella posizione in cui si trova oggi.

La gioia di Alexander Zverev (Getty Images)

La gioia di Alexander Zverev (Getty Images)

Un storia che aveva cominciato a scrivere con grande speranza in quella finale del 2020. Eppure, quella favola si è sbiadita col tempo di fronte alle sue paure, alle occasioni non sfruttate e al pesante infortunio alla caviglia nel 2022. Fino all’arrivo della nuova generazione, Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che sembravano aver raschiato via i sogni del non più tanto giovane “Sascha”.

Si è ritrovato a dover leggere i nomi degli altri, sui libri di storia, fino ad avere la sua occasione. L’ha colta a Parigi contro Flavio Cobolli e l’ha colta nuovamente a New York, con la perizia del più attento dei filologi. Quando un testo sulle antiche pergamene veniva raschiato via per scrivere una storia nuova (il cosiddetto "palinsesto"), il loro compito è quello di risalire al testo originale.

E Zverev è riuscito a fare lo stesso, non usando la spettrografia, ma semplicemente liberando il proprio tennis dai timori, che nel tempo hanno evidentemente temprato la sua anima. E così, esattamente come a Bois de Boulogne, a Flushing Meadows non ha tentennato di fronte ai problemi di Sinner e Alcaraz (fuori per infortunio l’uno, appena rientrato e quindi arrugginito l’altro) e da assoluto favorito ha avuto i suoi meritati momenti di gloria.

In Francia aveva ridato alla sua Germania uno Slam a 30 anni dopo l’ultimo di Boris Becker (Australian Open 1996) e oggi ha emulato il suo predecessore che nella Grande Mela aveva trionfato nel 1989. Ma la portata della vittoria odierna è enorme anche in senso assoluto.

Nell’Era Open, soltanto in tre prima del teutonico avevano vinto i primi due Slam nello stesso anno. Jimmy Connors ne vinse tre su erba nel 1974 (Australian Open, Wimbledon, US Open), Guillermo Vilas ne vinse due sulla terra nel 1977 (Roland Garros, US Open) e Sinner ha dominato sul cemento nel 2024 (Australian Open, US Open). Zverev, non solo si è appaiato a loro, ma è diventato anche il primo di sempre a farcela su due superfici differenti.

Segnali di una maturità pienamente raggiunta, dal punto di vista tecnico e anche fisico. In questa stagione, Sinner (6) ha vinto più titoli di lui (2), ma complici gli acciacchi fisici che hanno fermato l’azzurro ed Alcaraz, il classe 1997 è momentaneamente anche al comando della PIF ATP Live Race to Turin, con 8650 punti (Sinner è fermo a 7950).

Una corsa appassionante per il trofeo di n.1 di fine anno che, se da un lato impone per ovvi motivi di strizzare l’occhio a Jannik, dall’altro suggerisce un corposo applauso per Zverev, su cui a 29 anni in pochi avrebbero scommesso che potesse ritrovarsi così vicino alla vetta classifica mondiale.

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