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Zverev, quanti test a New York! Contro Shelton deve rispondere alla domanda più difficile…

2020-2026: sei anni dopo gli US Open decidono se Sacha è davvero un campione maturo e degno, o soprattutto molto fortunato, fra sorteggi e Sinner ed Alcaraz fuori gioco

| 12 settembre 2026

Alexander Zverev (Getty)

Alexander Zverev (Getty)

New York ha chiesto, durante le due settimane di torneo, e chiede in finale, a Sascha Zverev molto di più di quanto abbiano fatto, in questo incredibile anno del riscatto e della rinascita Slam, Parigi e Londra. Perché al Roland Garros il tedesco dal pugno del ko ha sfruttato il tabellone stra-favorevole (zero top 10 battuti), il fenomeno euforia della prima volta, dopo 3 finali Majors fallite, l’animo leggero per l’amicizia con Flavio Cobolli e i due papà coach e, contro il guerriero romano, ha messo sul campo tutti i suoi 29 anni e le 13 campagne sull’ATP Tour, facendo leva sull’esperienza sui campi più grandi e famosi e nelle grandi partite nei massimi tornei, anche come gestione delle energie psicofisiche.

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A Wimbledon, ha superato appena un top 10 (Taylor Fritz) e un top 20 (Jiri Lehecka), e comunque, anche se sconfitto in finale da Jannik Sinner, con un punteggio corposo, ha fatto il suo, senza rimpianti. Ma agli US Open, pur aiutato ancora dal sorteggio (zero top 20 sulla sua strada), si è presentato per la prima volta come il bersaglio principale degli altri 127 in tabellone, da numero 1 del torneo e 2 del mondo. Ed è stato davvero maturo, e freddo, a garantirsi la terza finale Slam della stagione (la terza di fila come solo Federer, Djokovic, Nadal, Murray, Sinner ed Alcaraz), anche se adesso, sotto il traguardo, affronta un osso duro come Ben Shelton, 9 del ranking e virtuale 4. Che, da “nuovo Connors”, subito dopo aver risolto la pratica-Tiafoe e i suoi delicati risvolti psicologici contro “un fratello maggiore”, come ha definito lui Frances, ha chiamato a raccolta le sue truppe (leggi tifosi), in nome della patria America. Perché i testa a testa con Sascha sono impressionati: 0-5 con appena un set vinto. Ma Zverev è davvero favorito come dicono i bookmakers che lo offrono vincente a 1.65 contro i 2.25 del mancino yankee, di 6 anni più giovane e alla prima finale Slam? E, soprattutto, è davvero un campione credibile, o è stato favorito dall’assenza di Sinner ed Alcaraz, infortunati, e da qualche altro aiutino del destino, che magari gli restituisce qualcosa dopo il terrificante ko del Roland Garros 2022?

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I meriti

“Papà mi ha spiegato che anche se negli Slam si gioca al meglio dei 5 set, non è indispensabile giocarli sempre tutti”. Questa battuta dice molto sull’ex erede designato dei Fab 3, il primo 17enne che si aggiudicava due titoli ATP, il ragazzino che batteva Federer sull’erba, il sensazionale campione del primo 1000 di Roma contro Djokovic. Dopo l’esplosione forse troppo repentina nel tennis, e qualche errore personale con le donne della sua vita che lo segneranno per sempre, questo è il Sascha della maturità. Quello che forse interpreta nel modo giusto l’errore della telecronista USA prestata al tennis che storpia il suo nome in Sausage, salsa, scatenando l’ilarità dell’intero web. Evidenziando però anche la relativa anonimia rispetto ai campioni più famosi, a dispetto della sesta finale Slam e dello smisurato ego del tedesco. Il vizietto di disperdere energie psicofisiche non gli è passato del tutto, come dicono i primi due turni di quest’anno a New York di Alexander junior, figlio di coach Alexander senior. Ma, dopo le faticacce contro Sonego ed Halys, ha infilato in tre set Tabilo, Darderi, Van De Zandschulp, e Khachanov. Usando al meglio le sue armi, quelle tradizionali, servizio e rovescio, e quelle che usa sempre più, imparando  dalle delusioni, e cioè il dritto, l’attitudine offensiva più accelerata, senza stancarsi troppo negli scambi da fondo, e l’attenzione massima sui punti importanti, senza aspettare la prossima occasione (41.3% nella conversione delle palle-break). Tanto da diventare quell’avversario scorbutico, dal gioco essenziale ma decisivo, che aveva solo sognato.

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I dubbi

“Mi sto proprio divertendo, sto giocando sempre meglio, voglio vincere altri Slam, lavoro duro proprio per questo”. Quant’è lontano lo Zverev di oggi da quello che, dopo aver perso in lacrime per tre set a zero la terza finale Sam di fila, agli Australian Open 2025, veniva consolato a malapena da Jannik Sinner che gli diceva: “Un giorno alzerai anche un un trofeo Major”? Sembrerebbe tantissimo ora che Sascha ha raggiunto proprio il Profeta dai capelli rossi in vetta alla Race, la classifica basata sui migliori risultati nell’anno solare, dimostrandosi giocatore dai risultati molto continui a livello più alto, unico, peraltro, ad arrivare in finale in tutti i Majors, e su tre superfici diverse, con un impressionante bilancio di 24-2. Con 52 vittorie (più di tutti) e 13 sconfitte sul Tour nel 2026. Quanto è davvero più forte, dentro, però, rispetto a quello-record che, nel 20220, contro l’amico Dominic Thiem, sprecò due set di vantaggio in una finale degli US Open, primo dal 1949? E’ vero, quella era la sua prima finale Majors, ma New York gli chiede di rispondere soprattutto a questa domanda.

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