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Venus e Serena Williams, grande illusione senza lieto fine

Le sorelle Williams hanno perso dopo oltre tre ore di gioco contro Maya Joint e Hao-Ching Chan, che hanno giocato la loro prima partita in coppia in uno Slam, dopo oltre tre ore di gioco.

| 05 settembre 2026

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Per oltre tre ore, nello stadio più grande del mondo, Serena e Venus Williams illudono 24 mila persone sulle tribune e milioni di altre di tutto il mondo davanti alle tv, che il tempo non sia una misura ma un'opinione. Colpo dopo colpo, tra un ace e un doppio fallo, un diritto vincente e uno sul telone, vorrebbero convincersi che il tempo sia un concetto soggettivo, che non sia fatto di attimi, di secondi, minuti, ore, ma dipenda da che punto guardi il mondo.  Ci riescono anche, ma si fermano a pochi punti dalla vittoria. 

Cadono sul loro ultimo metro. L'illusione svanisce come le carrozze a mezzanotte nelle fiabe. Serena e Venus Williams escono al primo turno dello US Open 2026, battute 63 67(6) 76(7) dall'australiana Maya Joint e dalla taiwanese Hao-Ching Chan, che affronteranno Nicole Fossa Huergo e Tamara Korpatsch.
 

La cronaca del match

Il pubblico accoglie con un'ovazione il primo punto a rete di Venus. Ma in campo non va il blasone, altrimenti non ci sarebbe confronto. E' la partita numero 105 in coppia per le Williams in uno Slam, la prima dalla sconfitta al primo turno dello US Open 2022 contro Lucie Hradecka e Linda Noskova.

E' invece la prima per Chan e Joint, che hanno giocato tre tornei insieme prima di questo: sono arrivate in finale a Memphis, ai quarti a Cincinnati, al secondo turno a Toronto. La taiwanese, che ha vinto 22 titoli WTA in doppio, ha battuto le sorelle Williams a Pechino nel 2013, , in coppia con Anke Huber. L'australiana ha affrontato Serena nel suo finora unico singolare giocato dopo il rientro nel circuito, a Wimbledon.

 

Per quanto affermare un simile concetto avrebbe scatenato un'accusa di eresia qualche anno fa, nel primo set è Serena l'anello debole delle Williams. E' la prima a perdere il servizio, con tanto di doppio fallo sulla palla break.

Chan e Joint salgono 3-1. Serena e Venus ottengono l'immediato contro-break ma restano in controllo. La taiwanese ci mette esperienza, posizione a rete, tante variazioni al servizio e un'ottima solidità nelle diagonali; l'australiana offre certezze nelle scelte e nell'atteggiamento, sempre composto e misurato.

Venus e Serena Williams, grande illusione senza lieto fine

Nel secondo, però, il tono del match cambia. Le Williams cancellano due palle break nel quinto game (servizio Venus) e altre due nel settimo, dal 15-40. Serena mette una serie di quattro prime consecutive come, e fa strano dirlo, non le era mai riuscito fino a quel momento. Maturano quattro punti di fila che le tengono avanti 4-3.

Ora Serena è pienamente dentro la partita, e in un contesto così, anche a 46 anni, nessuno vorrebbe affrontarla, ancora meno in una sessione serale sull'Arthur Ashe, lo stadio per il tennis più grande del mondo. Gli effetti della tensione si vedono tutti nella volée che Chan si tira addosso, con cui regala il primo set point nel decimo game. Joint rimedia con il primo ace di tutto il match

Serena e Venus si guadagnano una seconda occasione, ma joint si prende una bella responsabilità nella conduzione dello scambio da fondo e alla fine ottiene il punto: a Venus non riesce la parata a rete. E' il momento di maggior pathos della partita. Joint si auto-annulla una palla game commettendo il primo doppio fallo della partita, ma Venus ricambia la cortesia con un diritto che prende il volo. Il break non matura, si decide tutto al tie-break.

Qui sì che Serena e Venus mettono in campo il peso della loro storia, di un viaggio iniziato a Flushing Meadows nel 1997, perdendo al primo turno contro Julie Hetherington e Kathy Rinaldi. Un viaggio proseguito nello Slam di casa con due titoli in doppio, nel 1999 (finale su Chanda Rubin e Sandrine Testud) e nel 2009 (battendo le campionesse in carica Cara Black e Liezel Huber). 

Sfumati i primi due set point (dal 6-4), per effetto di un diritto lungo di Venus e di un doppio fallo di Serena, sul 6-6 è Joint a sentire il peso del momento. Commette due errori di fila e i 24 mila tifosi sulle tribune dell'Arthur Ashe si preparano a gustarsi il terzo set.

Quando però Serena, nonostante il primo ace della sua partita, subisce il break dell'1-3, l'atmosfera nello stadio sembra spegnersi. Ma è troppo presto. Joint accumula errori, Venus e Serena riprendono il filo della partita e rimettono tutto in discussione: 4-4 dopo due ore e mezza di gioco.

Si va ancora al tie-break, e quando le sorelle Williams si portano avanti 5-0 in tanti sulle tribune pregustano di assistere alla storia, alla loro prima vittoria in doppio dal Roland Garros 2018. Stanno assistendo alla manifestazione di quelle che David Foster Wallace definiva le infinite radici della bellezza del tennis: "si compete con i propri limiti per trascendere l’io in immaginazione ed esecuzione”.

Solo che dal 5-0 l'esecuzione tradisce l'immaginazione. Alla fine dell'incanto, affiora la consapevolezza del livello attuale che è solo una sbiadita copia di mille riassunti delle loro infinite vittorie. Alla fine della strada, anche due icone del tennis che i loro giorni li hanno vissuti con lo sguardo dritto e aperto nel futuro, scoprono che il tempo ha le sue leggi che la ragione non conosce.

Allo stesso tempo ci raccontano anche quanto coraggio ci voglia per mostrarsi imperfetti, vulnerabili, in qualche misura deboli. Questa sì che è una vittoria, e trascende ogni risultato.

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