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US Open, una storia esagerata! - Billie Jean King: la splendida ribelle che cambiò per sempre le regole del gioco

Vita, opere e visione di Billie Jean King. Una pioniera di questa sport: battaglie, diritti, parità a perenne memoria di chi questo sport l'ha reso più giusto

| 07 settembre 2026

Billie Jean King (Getty)

Billie Jean King (Getty)

Talento, grinta, coraggio e la capacità di vedere oltre: tutto racchiuso in 165 centimetri di pura testardaggine. Perché Billie Jean King è molto più di una grande ex campionessa di tennis, molto più dei suoi 39 titoli Slam (di cui 12 in singolare), molto più di una stella sulla Walk of Fame, molto più di qualsiasi onorificenza le abbiano mai cucito addosso. BJK è conquista. È tutto ciò che il tennis, e più in generale lo sport professionistico, è diventato oggi. Si allenava, vinceva e combatteva battaglie epocali, spesso nello stesso pomeriggio, con la stessa racchetta e la stessa incrollabile determinazione. Agguerrita e granitica nelle sue idee… rivoluzionarie per l'epoca, folli per qualcuno, ovvie per chi, come lei, non si è mai accontentato di vincere sottovoce.

Nata in California nel 1943, Billie Jean (Moffitt all’anagrafe, King dopo il matrimonio con Larry) si avvicina subito allo sport; sceglie il tennis, anche se all’epoca era uno sport per pochi eletti, decisamente poco accogliente nei confronti delle donne. Il tennis femminile è più di qualche gradino sotto a quello maschile, sia come considerazione sia come montepremi, e per Billie Jean questa cosa è semplicemente inaccettabile.

Il suo tennis è delizioso e a metà anni ’60 arrivano già i primi titoli dello Slam: a Wimbledon, nel 1966, il primo dei suoi sei titoli di singolare, poi quattro titoli nel torneo americano, uno in Australia e uno a Parigi, più una collezione sterminata di trofei in doppio e doppio misto. Ma è fuori dal campo che BJK gioca le partite più importanti della sua vita; nel 1973, quando alle tenniste davano ancora le briciole rispetto ai colleghi uomini, Billie Jean alza la voce, si fa minacciosa, promette battaglie e boicottaggi. Di lì a poco gli US Open diventano il primo Slam della storia a offrire lo stesso compenso sia agli uomini sia alle donne. La rivoluzione è appena iniziata… anche se è dovuta passare un’era glaciale prima che anche gli altri tre Slam facessero lo stesso passo.

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In quello stesso anno – 1973 – BJK si rende protagonista del match più chiacchierato della storia; sfida Bobby Riggs, un ex numero uno del mondo ormai cinquantenne, sempre provocatorio e decisamente sessista (almeno nei proclami), nella ‘Battaglia dei Sessi’. Nel match-esibizione andato in scena a Houston, davanti a novantamila persone e alle telecamere di tutto il mondo, Billie Jean vince in tre set e porta a casa una vittoria dal valore tennistico praticamente nullo, ma dal simbolico inestimabile; l’evento rappresenta, infatti, un vero e proprio manifesto per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere.

Ancora 1973: BJK fonda la WTA, dando finalmente un'organizzazione compatta e un potere contrattuale a un movimento fino ad allora frammentato e anche per questo estremamente debole. BJK è un uragano, e anche quando, qualche anno più tardi, la sua omosessualità viene resa pubblica, scatenando un vero e proprio scandalo mediatico e la fuga degli sponsor, lei non si scompone e la trasforma in una battaglia per i diritti della comuntà LGBTQ+.

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Difficile elencare in poche righe tutte le battaglie sostenute (e vinte) da BJK, ma è significativo vedere oggi le tenniste più giovani arrossire al suo cospetto.
Impossibile trovare le parole per ringraziala, così nel 2006 l'USTA ha deciso di intitolarle l’intero complesso di Flushing Meadows. La casa degli US Open diventa così lo USTA Billie Jean King National Tennis Center. Pochi anni più tardi, nel 2020, l’ITF (oggi World Tennis) le intitola la massima competizione a squadre femminile per nazioni: la Fed Cup - che lei peraltro aveva vinto sette volte, a cominciare dall’edizione inaugurale del 1963 - diventa Billie Jean King Cup.

Il tributo più alto, a perenne memoria di chi questo sport l'ha reso più giusto.   

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