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La numero 1 azzurra esce dal torneo per mano di una impeccabile Sorana Cirtstea: “C’è da lavorare, sia fisicamente sia a livello tennistico. Ora le Billie Jean King Cup Finals”
F.P. da New York | 04 settembre 2026
Alla vigilia aveva evidenziato la necessità di alzare l’intensità e il livello del suo gioco; tutto normale nel corso di uno Slam, e in modo particolare per lo splendido momento di forma che sta attraversando la sua avversaria. Purtroppo, Jasmine Paolini non è riuscita a trasformare i buoni propositi in realtà: “È stata una giornata complicata – l’analisi del match perso in due set con Sorana Cirstea -; non mi sentivo al meglio fisicamente, lo sapevo e lo sentivo. Forse anche per quello anche un po’ negativa. Ho cercato comunque di restare lì, di spronarmi e non lamentarmi, ma facevo fatica e credo si sia visto: tanti errori e poca lucidità. C’è da lavorare, sia fisicamente sia a livello tennistico; devo cercare di colpire tante palle, una cosa che forse mi è mancata un po’. Oggi è stata una giornata tosta, sinceramente”.
L’azzurra è stata avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set (2-0 in avvio di match e 3-1 nel secondo parziale), ma nel momento di concretizzare ha avuto anche dei lunghi black-out: “Ci sono stati tanti alti e bassi. La verità è che non ci sono molte cose da salvare nella giornata di oggi – ha aggiunto - . Potevo essere un po’ più positiva, anche se le cose erano difficili, cercavo di ripetermi di fare con quello che avevo e di accettare la situazione, ma non ha funzionato”.
Sorana Cirstea mette fine allo US Open di Jasmine Paolini, azzurra sconfitta 6-3, 6-3#USOpen pic.twitter.com/MCvJvYBJW2
— SuperTennis TV (@SuperTennisTv) September 4, 2026
Il problema al piede sta rientrando, ma le settimane senza tennis hanno lasciato degli strascichi, in particolare nei movimenti: “Quando siamo arrivati qui abbiamo cercato di lavorare molto su questo aspetto - ha spiegato - , perché mi sono accorta che in alcune situazioni facevo più fatica a muovermi e forse anche a fidarmi del mio corpo. Sembrava andare meglio, sinceramente, ma ogni giorno è diverso. Stesso discorso per il servizio, non so se non spingo al massimo con i piedi. Stiamo cercando, piano piano, di ritrovare sicurezza e forza. Potevo fare di più, sicuramente, però poteva anche andare peggio. Devo prendere il lato positivo delle cose”.
E lo spiega: “Il lato positivo è che sono arrivata qui e sono tornata a competere. Non è stato facile tornare dopo quattro settimane senza toccare la racchetta; ho fatto preparazione fisica, ma ovviamente non quella in campo, con la corsa. Ho cercato di adattare gli allenamenti e di lavorare sotto tutti gli aspetti, però la parte di campo e di partita non sono allenabili. Soprattutto nei primi giorni qui non mi muovevo benissimo, ma ho cercato di fare il massimo. Alla fine ho giocato tre partite: non perfette, assolutamente, ma credo e spero che possano aiutarmi per il finale di stagione. L’obiettivo è alzare ancora il livello”.
La numero 1 azzurra è solo una della lunga lista di tennisti e tenniste al rientro dopo infortuni: “Secondo me il tennis sta andando in una direzione sempre più fisica e veloce - ha concluso - . Ogni anno il livello si alza, quindi bisogna stare al passo con la velocità; più la velocità aumenta, più tutti fanno fatica, credo. Bisogna gestirsi bene, ma non è facile perché bisogna stare al passo con i tornei e trovare spazio e tempo per allenarsi. Il tennis è diventato questo: velocità, forza e molta fisicità. E’ uno sport che fisicamente ti porta al limite, credo sia normale che, anche mentalmente, si arrivi un po’ più stressati in certe situazioni. Va accettato. Bisogna fare programmazioni intelligenti. Non è facile, perché il calendario è abbastanza fitto, ma noi stiamo cercando di fare questo, adattandoci anche agli infortuni”.