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Servizio e gestione delle difficoltà: gli assi di Sinner a Wimbledon

L'analisi di Paolo Lorenzi, direttore degli Internazionali BNL d'Italia, e Diego Nargiso, ospiti a SuperTennis nello studio di Tennis Talk insieme a Federico Gaio, dalla scorsa estate nel team di Jasmine Paolini.

di | 14 luglio 2026

Sinner con il trofeo di campione a Wimbledon nel 2026 (Getty Images)

Sinner con il trofeo di campione a Wimbledon nel 2026 (Getty Images)

Gestione delle difficoltà e progressi al servizio. Il secondo successo consecutivo a Wimbledon di Jannik Sinner comincia da qui secondo Paolo Lorenzi, direttore degli Internazionali BNL d'Italia, e Diego Nargiso, ospiti a SuperTennis nello studio di Tennis Talk insieme a Federico Gaio, dalla scorsa estate nel team di Jasmine Paolini.

"Sinner è il numero 1 nell'affrontare le difficoltà - ha detto Lorenzi - In ogni partita c'è sempre un momento in cui l'avversario può metterti in difficoltà, perché comunque è impossibile tenere quel livello per due o tre set. Ecco, Sinner durante la partita non dà mai la sensazione di vivere un momento di difficoltà. Nella realtà li ha anche lui, però non lo fa mai capire all'avversario".

"Questo è un tratto caratteriale che insegna e che ha fatto, secondo me, storia. Cioè ha proprio cominciato a pensare, a parlare in un modo in cui nessuno aveva fatto prima" ha commentato Nargiso.

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L'ex campione di junior di Wimbledon, punto di riferimento per anni del doppio di Coppa Davis, ha sottolineato anche i progressi che l'azzurro ha mostrato al servizio. "Ci sono giocatori che con il servizio ci hanno costruito una carriera, penso a Ivanisevic, Sampras, Krajicek. Loro avevano già questo come punto di forza, poi ovviamente lo affinavano, lo miglioravano. Sinner, invece, ha trasformato quella che era una relativa debolezza in un punto di forza. Oggi probabilmente Sinner ha il servizio più efficace e migliore al mondo".

I dati ATP raccolti da Tennis Data Innovations ed elaborati da Tennis Viz, che non tengono conto degli Slam, confermano questa visione. Tra gli attuali Top 10, infatti, nel 2026 Sinner è il giocatore con la più efficace combinazione di velocità media (125 mph, 200 km/h) ovvero e vicinanza alle righe (centrale o laterale) con la prima di servizio (49 centimetri). Zverev, che ha la velocità media più alta dei Top 10 (203 km/h) mantiene una distanza dalle righe superiore di 10 centimetri rispetto a Sinner.

L'efficienza nasce anche da un continuo lavoro sui dettagli, come ha spiegato il coach Simone Vagnozzi in conferenza stampa dopo la finale di Wimbledon. "il cambiamento più grande l'abbiamo fatto l'anno scorso dopo lo US Open; abbiamo un po' rivoltato il servizio, abbiamo cambiato diverse cose, come l'appoggio del piede e il lancio, che è sicuramente più vicino -  ha spiegato Vagnozzi - Abbiamo cambiato il modo in cui arriva il piede: prima praticamente si fermava, era quasi una frenata brusca, mentre adesso arriva, appoggia e spinge. Il tempo è un po' diverso, quindi tante piccole cose grazie alle quali, piano piano, ha preso fiducia e sta trovando sempre meglio gli angoli. Le velocità non sono incredibili, perché serve forte ma è molto più preciso. Penso che ogni anno abbia migliorato il servizio e le statistiche. Anche la seconda di servizio è migliorata moltissimo. Il servizio ha funzionato bene nei momenti importanti; in più lui ha un carattere per cui nei momenti importanti si concentra ancora di più, riesce a esprimere meglio il suo tennis, quindi siamo molto contenti".

Queste parole, ha sottolineato a Tennis Talk Lorenzi, "sono molto importanti, dovrebbero ascoltarle tutti gli allenatori. Loro sono partiti nel 2022 e allora il servizio era uno dei suoi punti deboli, nel 2026 è uno dei suoi colpi migliori. In questi quattro anni ci sono stati anche dei momenti in cui le percentuali erano troppo basse, in cui la seconda era troppo debole, in cui non riusciva a ottenere tanti punti diretti".

Ma a Wimbledon ha dimostrato come lo scenario sia cambiato. "Nel quarto e quinto set del primo turno contro Kecmanovic, la partita che ha giocata peggio, da fondo non riusciva a esprimere il suo tennis abituale e l'ha vinta col servizio" ha ammesso Lorenzi. 

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Da quel momento, ha continuato a crescere realizzando una prestazione degna delle grandi leggende del gioco. E' infatti solo il terzo giocatore dal 1991, da quando questo tipo di statistiche viene registrato, ad aver concesso al massimo un break nella seconda settimana di uno Slam dopo Pete Sampras (nessuno a Wimbledon 2000, uno a Wimbledon 1997) e Andre Agassi (uno all'Australian Open 2003).

E' il quarto, poi, a non aver mai perso il servizio tra la semifinale e la finale di uno Slam, sempre dal 1991, dopo Pete Sampras (Wimbledon 2000), Roger Federer (Wimbledon 2003), Novak Djokovic (Australian Open 2013 e 2019). Segno di una sicurezza da campione e di una fiducia ormai totale nel suo servizio.

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