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Il n.1 è arrivato al Roland Garros, dove presto inizierà la caccia al Career Grand Slam. L'Équipe ha pubblicato mercoledì un'intervista che spiega bene la straordinaria mentalità di Jannik: "Dopo la sconfitta è stato difficile voltare pagina, ma dai miei genitori ho imparato a vivere il presente"
di Samuele Diodato | 21 maggio 2026
Soltanto Rafael Nadal, nel 2010, era arrivato alla vigilia del Roland Garros con in tasca già i Masters 1000 di Monte-Carlo, Madrid e Roma. Una tripletta da leggenda che Jannik Sinner è riuscito a replicare, nella speranza – proprio come accaduto allo spagnolo oramai tre lustri fa – di imporsi anche nello Slam parigino.
Il profilo X del torneo ha già accolto il n.1 al mondo, reduce da 29 vittorie consecutive da Indian Wells ad oggi, e capace di completare il Career Golden Masters – ovvero vincere almeno una volta tutti i “1000” – proprio dopo il successo in finale agli Internazionali BNL d’Italia contro Casper Ruud.
Look who’s there!
— Roland-Garros (@rolandgarros) May 21, 2026
Bonjour @janniksin ??#RolandGarros pic.twitter.com/Z7JMgV9abY
Ora, però, l’azzurro insegue al Roland Garros l’altro grande obiettivo della sua stagione, quello del Career Grand Slam, con l’idea di vincere almeno una volta tutti i quattro i major del tennis mondiale. Il sorriso è disteso, visti i risultati degli ultimi mesi, ma altrettanta è la voglia di compiere il proprio sogno, prendendosi ciò che gli era sfuggito un anno fa sui campi di Bois de Boulogne.
Tre match point consecutivi, sfumati in una finale diventata sì epica, ma con un finale tragico per Sinner, costretto ad arrendersi al quinto set contro Carlos Alcaraz, dopo 5 ore e 29 minuti di battaglia. Di cui ha parlato nuovamente, con L’Équipe, in un’intervista realizzata dopo il titolo conquistato a Monte-Carlo, ma pubblicata mercoledì 20 maggio sul magazine del quotidiano transalpino.
“Mentirei se dicessi che è stato facile voltare pagina. Cerco sempre di andare avanti in fretta, anche quando vinco. Ed è così che sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Ma ho tratto grandi lezioni da quella sconfitta a Parigi”. Insieme alla certezza di poter “giocare bene sulla terra”. L’ha dimostrato battendo il suo rivale nel Principato, e poi – con l’assenza dell’iberico per infortunio – ripetendosi a Madrid e a Roma.
Il segreto della sua continuità, della sua capacità di tornare più brillante che mai dopo le difficoltà, a sentire le sue stesse parole, è retaggio dell’educazione dai genitori. “Da piccolo, li vedevo solo la mattina presto e la sera, e questo – dovendo stare spesso dai nonni – mi ha spinto a crescere, essendo obbligato a cavarmela da solo in alcune situazioni”.
“Cerco di avere il loro stesso atteggiamento quando tornavano dal ristorante – ha spiegato -. Avevano il sorriso sulle labbra, indipendentemente dal fatto che la giornata fosse andata bene o male. Quindi ho imparato che è normale avere giorni buoni e giorni meno buoni, e quando non sono sul campo cerco di essere una persona normale, felice con quello che ho”.
“Vivo nel presente, senza guardare né troppo indietro né troppo avanti”, ha spiegato. Per dirla dal punto di vista tennistico, insomma, vive un punto alla volta, un approccio che molto spesso è proprio delle leggende. Non solo del tennis, ma dello sport in generale. Anche a costo di sentirsi dire, per la sua volontà di non mostrare le sue reali emozioni, di essere un “robot”. “Non credo che sia un termine dispregiativo – ha risposto Sinner -, perché così che cerco di essere, preciso, giocando il colpo giusto al momento giusto. Mi alleno per questo, ma non significa che a volte dentro di me non ci sia la tempesta. Cerco solo di non farlo vedere”.

Sinner, l'incontro con la storia - Le immagini
Alla lucidità del tennista, s’accompagna la lucidità del ragazzo che sta diventando uomo, consapevole di responsabilità che forse non avrebbe neanche voluto, ma che derivano dalla fama arrivata dopo i risultati, e per ciò che uno sportivo rappresenta agli occhi di chi lo osserva.
Non nega di sentire sulla proprie spalle la pressione di un paese che si identifica oramai con lui, ma la priorità per lui è “far crescere il più possibile il tennis in Italia e soprattutto di mostrare il buon esempio ai giovani”. E ancora “cercare sempre di migliorarsi, credere in te stesso quando ti sminuiscono, rialzarti quando cadi”, come fosse un supereroe dei fumetti, con la stessa capacità di ispirare i lettori.
“Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità”, si direbbe. E con parole sue, ancor più concrete e profonde, Sinner esprime lo stesso concetto. “C'è un prezzo nell'essere uno dei migliori giocatori del mondo. La gente ti riconosce. Ti cambia la vita. Ma cerco di viverla nel modo più normale possibile – ha puntualizzato -. Non ho voglia né bisogno di raccontarmi, né fuori dal campo né altrove. Sono felice di quello che ho, felice soprattutto di essere in buona salute”.
“La vita che ho scelto richiede sacrifici, ma cerco anche di godermi i 24 anni, che non torneranno più, passando dei bei momenti fuori dal campo. Sono soddisfatto dell’equilibrio che riesco a trovare: ho un gruppo di amici, li vedo da sempre, e persone al mio fianco che si prendono cura di me”. Ed è anche grazie a loro che Sinner ha riscritto la storia del tennis e del sport italiano, e proverà ancora una volta a farlo al Roland Garros.