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Al secondo turno affronterà Navone: “Partita complicata, sta giocando bene e ha alzato di livello anche sul cemento”
F.P. da New York | 01 settembre 2026
Dove eravamo rimasti? Quello tra Matteo Berrettini e Stan Wawrinka sembrava un film già visto: sul GrandStand di New York, come sul Campo numero 1 di Wimbledon. Ancora una volta il tennista romano e la leggenda svizzera hanno dato spettacolo. E ancora una volta Matteo l’ha spuntata, stavolta in tre set, staccando il pass per il secondo turno agli US Open 2026. “E’ stata una bella lotta – ha dichiarato l'azzurro nella conferenza stampa post match - . Diciamo che la partita è iniziata come era finita quella di Wimbledon. Ero partito bene, poi mi sono un po' incastrato; però la cosa positiva è che nei momenti importanti sono riuscito a fare le scelte giuste, e a tirar fuori l’energia giusta. Il fatto di essere riuscito a vincere due tie-break così, dopo due set complicati, mi ha fatto andare avanti subito nel terzo e da lì in poi mi sono sentito meglio”.
A inizio terzo set c’è stata una palla contestata da parte di Berrettini, che chiedeva un doppio tocco, e un simpatico siparietto con Wawrinka, all’ultimo match della carriera a livello Slam: “Lui scherzava e diceva ‘sono vecchietto, sono lento, ho la mano lenta… era un solo movimento’ – spiega l’azzurro - . Io e Stan siamo amici, abbiamo un buonissimo rapporto e sono sicuro che avrebbe accettato qualsiasi decisione. Mi sorprende un po’ il fatto che abbiano cambiato la regola. L’arbitro mi ha spiegato che, adesso, quando fanno la revisione, non ci sarà più il rallentatore perché vogliono che sia chiaro a velocità normale. Però, secondo me, il senso del VAR è proprio quello: vedere al rallentatore ciò che è successo. Ho rivisto l’immagine, era un doppio tocco incredibile. Però gli errori li facciamo tutti; mi sorprende solo che abbiano cambiato questa regola”.
Nel match odierno Matteo ha ottenuto molti punti sul suo colpo meno ‘noto’: “Ho giocato bene lo slice di rovescio, l’ho variato bene. Non è facile giocare con il top spin contro il top spin di Stan, perché la sua palla pesa e dà l’idea che, più gli dai ritmo, più riesca a spingere. Ho pensato che lo slice potesse essere un’arma importante e infatti ha funzionato bene. È ovvio che, quando trovo solidità dalla parte del rovescio e il modo per girarmi sul diritto, le cose cominciano a girare in maniera positiva per me”.
Nel secondo turno di questo suo US Open non troverà Novak Djokovic, bensì Mariano Navone: “Ho visto pochissimo del loro match – racconta - ; ho visto che Navone non sbagliava mai, correva come fa sempre Navone, e colpiva bene. Djokovic faceva fatica a passarlo e a vincere il punto da fondo. Ho visto anche le immagini di quando Novak si è sentito male; credo che sia impressionante ciò che sta facendo, nonostante tutto quello che ha vinto e nonostante la sua età: giovanissimo per la vita, un po’ meno per il tennis. Gli auguro di sentirsi meglio, perché da quello che ho capito è un problema di cui soffre da un po’. Quanto a Navone, sarà una partita molto complicata: ci conosciamo bene, l’ultima volta ho perso, sta giocando bene e ha alzato di livello anche sul cemento”.
LA VIDEO REVIEW PER IL DOPPIO TOCCO DI WAWRINKA
In chiusura di conferenza Berrettini ha raccontato un aneddoto inquietante sulla piaga scommesse nel tennis: “E’ un tema complesso – ha detto rispondendo alla domanda di un cronista americano sul recente annuncio di USTA e US Open su un nuovo sponsor per le scommesse - , perché i giocatori, me compreso, in passato hanno ricevuto messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sono sentito particolarmente a mio agio giocando con persone, attorno ai campi, che disturbavano la partita, facendo cose che non ritengo legate al tennis”.
“Dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti – ha aggiunto - . Se non sbaglio, a Indian Wells una tennista italiana ha ricevuto dei bruttissimi messaggi. Mio fratello, al Roland Garros, ha ricevuto messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia. Ho vinto una partita e gli hanno mandato dei messaggi il cui senso era ‘Matteo è scarso, se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia’. Naturalmente abbiamo segnalato tutto all’ATP e abbiamo denunciato tutto. Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma penso alle ragazze e ai più giovani che ricevono questo tipo di messaggi, può essere spaventoso. Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato per proteggere i giocatori”.
“Soprattutto nei Challenger – ha concluso - , lì la situazione era davvero difficile. So che è complicato, non è facile dire chi può entrare e chi non può entrare, perché non sai come le persone si comporteranno. Però qualcosa va fatto. Dall’altra parte, se la questione viene gestita nel modo giusto, in maniera controllata — parlo delle scommesse — e non porta alle conseguenze peggiori del gioco d’azzardo, penso che possa anche essere qualcosa di divertente. Personalmente non l’ho mai fatto nella mia vita e non credo che lo farò: non mi piacciono i casinò né queste cose. Però penso che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel circuito arrivano da lì. Quanto agli sponsor, non so cosa sia giusto o sbagliato: penso solo che, se la cosa viene gestita nel modo giusto, non ci vedo nulla di così negativo”.