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Dimitrov pronto a sfidare Berrettini: "La paura non è tua amica"

"Perché dovrei essere qui se non sono disposto a rimettere tutto in gioco ancora una volta? Se non avessi questa mentalità, allora non avrebbe più senso per me continuare a competere a Wimbledon" ha detto il bulgaro, costretto al ritiro un anno fa per l'infortunio al pettorale destro contro Sinner

di | 03 luglio 2026

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"La paura non è tua amica. Se vuoi scendere in campo e competere al massimo livello, devi essere in grado di spingerti fino al limite". E' un Grigor Dimitrov profondo e felice, quello che si presenta di fronte ai giornalisti dopo la vittoria su Jakub Mensik, semifinalista all'ultimo Roland Garros, che gli apre le porte di un terzo turno a Wimbledon contro Matteo Berrettini. Una sfida tra due giocatori che sanno bene cosa voglia dire passare attraverso difficoltà, dubbi, infortuni, e riuscire a risalire.

"Nel corso della mia carriera ho sofferto per piccoli infortuni, per un grave infortunio, per quello che è successo l'anno scorso e tutto il resto: perché dovrei essere qui se non sono disposto a rimettere tutto in gioco ancora una volta? Se non avessi questa mentalità, allora non avrebbe più senso per me continuare a competere sul palcoscenico più importante del nostro sport, qui a Wimbledon" ha spiegato l'ex numero 3 del mondo, costretto al ritiro l'anno scorso mentre era in vantaggio di due set contro Jannik Sinner, mai messo così in difficoltà prima o dopo nel suo percorso che l'ha portato a diventare il primo italiano campione ai Championships.

"So che può succedere di tutto. Posso infortunarmi di nuovo, scivolare. Puoi avere una giornata storta. Tutte queste cose fanno parte del gioco, sono sempre presenti. Ma devi spingerti mentalmente a rimanere il più lucido possibile, il più consapevole possibile, e andare davvero in profondità dentro di te, facendoti le domande giuste: cosa vuoi davvero e come vuoi affrontare il tuo percorso. Ci sono tanti pensieri che si insinuano nella mente. Devo accoglierli, devo accettarli. Se cercassi di combatterli o di reprimerli, credo che sarebbe ancora peggio" ha aggiunto.

In questo momento della sua vita e della sua carriera, ha sottolineato il bulgaro, tre volte finalista Slam e campione alle Nitto ATP Finals 2017, "mi concentro solo su quello che ho davanti e cerco di non pensare troppo, che è chiaramente una delle cose più difficili nel nostro sport. Hai una frazione di secondo per prendere una decisione. È un lavoro quotidiano. Non è qualcosa con cui ti svegli una mattina. Devi anche capire e misurare ciò che per te è davvero importante. Nell'ultimo anno il mio focus non è stato tanto il gioco in sé, quanto tutto il resto".

L'abbraccio tra Grigor Dimitrov e Jakub Mensik a Wimbledon (Getty Images)

L'abbraccio tra Grigor Dimitrov e Jakub Mensik a Wimbledon (Getty Images)

Il successo contro il 20enne ceco, numero 18 del mondo, vincitore nel 2025 del Masters 1000 di Miami in finale su Novak Djokovic, ha confermato che sa ancora esprimere un gran tennis. Ma oggi, dice, la sua felicità non passa tanto per i risultati. "Sono felice. Non fraintendetemi, certo che sono molto felice. Questa settimana è stata senza dubbio la migliore degli ultimi dodici mesi. Sono anche profondamente grato di avere avuto l'opportunità di competere qui. Solo io, però, so quello che ho passato negli ultimi mesi - ha detto - Voglio vivere il momento, apprezzarlo, fare le cose giuste, seguire un'alimentazione corretta, riposarmi, godermelo ancora un po', poi tornare in campo e fare ciò che amo. Sono completamente concentrato sul presente.  Adesso mi trovo al terzo turno di Wimbledon. Il fisico sta rispondendo piuttosto bene. Non c'è molto altro da aggiungere, se non che questa è la mia realtà".

Il bulgaro ha analizzato anche i primi mesi di collaborazione con l'argentino David Nalbandian, campione alle Nitto ATP Finals 2005, finalista a Wimbledon nel 2002, semifinalista in tutti gli Slam e unico giocatore capace di battere Djokovic, Federer e Nadal in uno stesso torneo.

Nalbandian, genio e follia a un passo dallo Slam

Nalbandian, genio e follia a un passo dallo Slam

"È una persona molto particolare, nel senso buono del termine, naturalmente - ha spiegato Dimitrov - Abbiamo parlato già diverso tempo fa. Prima di tutto abbiamo cercato di conoscerci. Non volevo semplicemente avere qualcuno al mio fianco tanto per averlo. Mi piaceva vederlo giocare. Ci siamo anche incontrati una volta, sull'erba al Queen's tanti anni fa [in semifinale nel 2012: vinse Nalbandian]. Ho sempre ammirato il suo essere completamente senza paura quando doveva affrontare una partita. Dopo l'infortunio dell'anno scorso sapevo di aver bisogno proprio di quella spinta. È riuscito a riaccendere dentro di me, nella mia mente, alcuni aspetti che, per così dire, si erano un po' impolverati. Per quanto riguarda il gioco, lavoriamo su pochissimi aspetti molto specifici perché, alla fine, il mio tennis è già piuttosto sviluppato. Non ci sono grandi segreti in certe situazioni: i miei avversari ormai sanno cosa aspettarsi da me. Io però so che non devo limitarmi a giocare un buon tennis. Devo essere capace di esprimere un gioco completamente diverso nei momenti giusti, quando gli altri magari non se lo aspettano, se voglio davvero tornare ai vertici. Perché questo è il mio obiettivo".

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