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Dopo Novak Djokovic l'argentino ha sconfitto il romano raggiungendo il terzo turno allo US Open 2026. Segui il torneo in diretta e in chiaro su SuperTennis
Alessandro Mastroluca | 03 settembre 2026
Dopo Novak Djokovic, Mariano Navone ha sconfitto anche Matteo Berrettini. L'argentino ha offerto sempre la miglior versione possibile di sé, mentre il romano dopo un primo set in controllo ha avuto come un lungo passaggio a vuoto nel secondo e nel terzo. Ha recuperato un break di svantaggio nel quarto ma non è riuscito a ribaltare la partita. Navone alla fine si impone 36 63 64 76(4) e ha raggiunto il terzo turno in uno Slam per la seconda volta in carriera, dopo il Roland Garros 2025. Ora lo attende un derby argentino contro Tomas Martin Etcheverry.
Nel primo set Matteo non si affretta nel cercare soluzioni ardite per salvare i due game del primo set in cui va sotto 0-30, consapevole di avere nel braccio l'asso che basta a realizzare i suoi propositi. Nel primo parziale vince l'86% di punti con la prima al servizio, pur mettendone in campo una su due.
Ma c'è un numero che spiega l'andamento dei primi 37 minuti di partita: 11 vincenti Berrettini, zero Navone. Un unico break rompe l'equilibrio, più formale che sostanziale come si può intuire: matura nell'ottavo game, quando l'argentino va a servire con palle nuove ma commette quattro errori di fila. Matteo, bravo a tessere la sua tela con il back di rovescio e a indurlo a sbagliare, sale 5-3. Nell'ultimo gioco scivola 0-30, poi stampa due prime vincenti e due diritti a cui l'argentino non oppone resistenza.
Navone tiene il servizio con non poche difficoltà, e qualche gentile omaggio di Berrettini, nei primi due turni di battuta del secondo set. Eppure è dell'argentino il break determinante (2-4), risultato di una sua risposta vincente da applausi e di una serie di diritti stracchi dell'azzurro che pure era avanti 40-0.
Berrettini palleggia, gioca in zone sicure del campo, ma appena prova ad accelerare sembra sentire male la palla: chiude il parziale con soli 4 vincenti e 14 errori. Ciondola insoddisfatto, mentre Navone, che realizza in questo parziale i primi 8 vincenti della sua partita, capisce che può essere la sua serata e regala anche una volée smorzata degna di giocatori ben più abituati al gioco nei pressi della rete. Alla prima occasione, l'argentino chiude il set alla Berrettini, verrebbe da dire, con una prima vincente.
Matteo appare apatico. Quando fa un vincente abbassa la testa, non si incita. Quando sbaglia, e 40 vincenti in poco più di due set non sono pochi, spesso nemmeno si sfoga. Neppure dopo aver perso il servizio nel primo game del terzo set, o essersi tirato sulle scarpe uno smash a campo aperto con cui si auto-annulla la seconda di tre chances per l'immediato contro-break.
Di occasione ne ha altre due: nel quarto game (risposta bloccata ma troppo corta) e nel sesto (rovescio in back sul nastro). Resta attaccato alla partita con il servizio e con poco altro, l'azzurro, che evidentemente non si piace affatto ma altrettanto evidentemente non riesce a tradurre quel che vorrebbe in azione. Dal canto suo, Navone non deve nemmeno giocare un tennis particolarmente brillante, o andare alla ricerca di colpi complessi per restar davanti, nonostante le cinque palle break complessivamente annullate.
Matteo Berrettini in azione allo US Open (Getty Images)
Nel terzo set si intravede qualche segnale di risveglio, qualche accenno di pugnetto. Si vedono anche due palle break (2-1 15-40): Navone salva la prima col diritto in contropiede dopo il servizio, Berrettini cestina la successiva con una risposta a metà rete contro la seconda. Navone, sostenuto da un gruppo di tifosi partecipi, aggredisce ma con misura. Berrettini sente ridursi i margini di manovra, e l'orizzonte si oscura ancor di più dopo il break che manda l'argentino avanti 3-2.
Qui però si vede la reazione del campione: l'immediato contro-break è un filo di speranza, teso almeno fino al tie-break. Il livello di Matteo sale, ma parallelamente cresce anche il tennis dell'argentino, che serve forte, gioca profondo, arriva ovunque e mira con costanza al rovescio del romano. Al tie-break, poi, è un muro che respinge tutto ma non si limita a difendersi, gioca sempre profondo, via via erode speranze e centimetri. E alla fine può stendersi sul cemento, applaudito dai suoi tifosi. Il sogno della "Navoneta" continua.