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Djokovic torna sindacalista: "Troppi infortuni, c'è bisogno di un reset"

"Pensavo - spiega il serbo a proposito del match con Wu - di poter vincere in tre set, poi lui ha alzato il livello in maniera impressionante. Ha servito benissimo, ha risposto in profondità, colpiva forte da entrambe le parti del campo"

29 giugno 2026

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Il primo turno a Wimbledon è in archivio con un successo, ma Novak Djokovic esce dal Centre Court con molto più di una vittoria in quattro set sul cinese Wu Yibing: c'è anche, in aggiunta, la conferma di un'ottima condizione. La conferenza stampa del sette volte campione dei Championships si trasforma poi in una riflessione a tutto campo sul futuro del tennis, tra un calendario sempre più congestionato, il ruolo dell'Atp e la necessità di ripensare un sistema che, secondo il serbo, non sta più funzionando.

La partita contro Wu, tornando all'attualità, è stata più complicata del previsto. Djokovic ammette di essersi preparato pensando a un avversario diverso, anche sulla base dei risultati ottenuti dal cinese nelle settimane precedenti. Dopo un avvio convincente, il match è improvvisamente cambiato.

"Pensavo di poter vincere in tre set, poi lui ha alzato il livello in maniera impressionante. Ha servito benissimo, ha risposto in profondità, colpiva forte da entrambe le parti del campo. Per lunghi tratti non ha avuto praticamente punti deboli". Il serbo riconosce di aver abbassato il proprio rendimento, ma attribuisce buona parte delle difficoltà proprio alla qualità dell'avversario. "Nel quarto set ero davvero alle corde. Probabilmente avrei anche dovuto perderlo, viste le occasioni che ha avuto lui. Sono riuscito a trovare il servizio giusto nei momenti importanti e sono stato anche fortunato quando ha sbagliato uno smash sulla palla break. È stata una partita decisa da uno o due punti".

Una vittoria, quindi, costruita più con l'esperienza che con il dominio: "Di quelle in cui bisogna scavare dentro sé stessi e restare concentrati fino all'ultimo". Il tema più interessante arriva però quando gli viene chiesto dell'aumento degli infortuni tra i giovani. Per Djokovic il problema esiste e le statistiche lo confermano, ma la causa principale non è tecnica, bensì organizzativa.

Djokovic torna sindacalista: "Troppi infortuni, c'è bisogno di un reset"

"La componente commerciale ha preso il sopravvento. Si allungano i tornei, si estendono i Masters 1000 su due settimane, si riempie un calendario che era già saturo". Lui stesso ammette di essere ormai un privilegiato: "Ho la possibilità di scegliere dove giocare. Molti altri non possono permetterselo". Il serbo entra anche nei dettagli dell'accordo che ha cambiato il volto del circuito, spiegando come, a suo giudizio, i giocatori abbiano ottenuto 'la parte più piccola della torta'.

E c'è anche un esempio concreto: "I proprietari dei tornei hanno costruito nuovi impianti che restano a loro disposizione per cinquanta settimane l'anno. I giocatori beneficiano di quelle strutture soltanto durante il torneo. Sono investimenti che vengono utilizzati anche come argomento nelle trattative sui montepremi". Un accordo che, ricorda, cercò di ostacolare quando era presidente del Player Council, senza però avere il potere esecutivo necessario per bloccarlo. Da qui nasce la sua convinzione più netta: "Il tennis ha bisogno di un reset".

"Bisogna mettere attorno a un tavolo tutti gli attori del nostro sport e capire come migliorarlo davvero. Invece vedo molti più conflitti tra gli organismi che governano il tennis che unità". Pur ribadendo che gli Slam resteranno sempre il punto di riferimento del circuito, Djokovic ritiene che Atp e Wta debbano ripensare formato, calendario e durata degli eventi.

Djokovic torna sindacalista: "Troppi infortuni, c'è bisogno di un reset"

Per conquistare nuove generazioni di appassionati serve cambiare. "Anni fa la Ptpa commissionò uno studio: l'età media degli appassionati di tennis era di 61 anni. Come facciamo ad attirare i giovani? Forse guarderanno gli Slam, ma non resteranno cinque ore davanti alla televisione tutti i giorni. Oggi la soglia di attenzione è diversa". Da qui la proposta: "Nei tornei del circuito servono partite più brevi, più dinamiche, più interessanti. Gli Slam sono un discorso diverso, ma nel Tour bisogna avere il coraggio di sperimentare".

Inevitabile anche un passaggio sulla Ptpa, l'associazione da lui fondata insieme a Vasek Pospisil. Djokovic conferma di aver preso le distanze dall'organizzazione negli ultimi tempi. "La direzione presa non mi piaceva e per questo mi sono fatto da parte". Tuttavia non chiude la porta a un ritorno: "Non escludo di rientrare, perché continuo a credere che serva un'organizzazione capace di rappresentare davvero tutti i giocatori, soprattutto quelli con classifica più bassa, che spesso non hanno voce". Secondo il serbo, l'attuale struttura dell'Atp rende quasi impossibile incidere davvero dall'interno: "Per come è organizzata, un giocatore nel Player Council non può fare la differenza".

Tra una riflessione e l'altra c'è spazio anche per Boris Becker, ancora impossibilitato a entrare nel Regno Unito. "Ci siamo scritti prima di Wimbledon. Purtroppo non può ancora venire. Mi piacerebbe tantissimo rivederlo qui: è una leggenda del nostro sport, il più giovane vincitore del torneo, e per me resta un caro amico. Spero sinceramente che le autorità possano permettergli di tornare".

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