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Shelton, un fiume in piena: "Il lavoro non è ancora finito"

"Mi trovo - ha spiegato l'americano - in situazioni nelle quali non ero mai stato prima e ho battuto giocatori che non avevo mai battuto. Sono semplicemente entusiasta di poter mettere tutto quello che ho in campo"

12 settembre 2026

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Una semifinale agli Us Open se l'era già presa nel 2023. Ma una finale Slam, per Ben Shelton, fin qui era rimasta un sogno. Realizzarlo a New York, in un giorno di memoria così particolare per la città, è qualcosa che va oltre l'immaginazione.

"È incredibile - dice l'americano - trovarmi in questa posizione. Sono felicissimo soprattutto per il mio team, ancora più che per me stesso, perché ho tante persone al mio fianco che hanno trascorso moltissimo tempo con me e dedicano la loro vita al mio miglioramento, come persona e come giocatore. Sono davvero felice per loro, ma ovviamente non abbiamo ancora finito. Il lavoro non è concluso. Sono entusiasta di avere un'altra opportunità domenica per entrare in campo e mostrare il mio tennis migliore".

Poi, per ribadire il concetto: "Sono questi i momenti che ho sempre sognato. A dire la verità sono rimasto sorpreso da quanto fossi tranquillo in campo oggi, soprattutto verso la fine della partita. Ero calmo, fiducioso e concentrato. Credo che sia esattamente quello che serve per trovarsi in queste situazioni e vincere ai massimi livelli. C'è una componente mentale enorme. Dopo la vittoria precedente avevo provato una sensazione di estasi, mi sembrava di essere in cima al mondo. Questa volta invece sono stato molto più metodico nel modo in cui ho affrontato la partita, nella concentrazione e nel modo in cui ho portato a termine il lavoro. E adesso riesco già a guardare avanti verso la finale".

La finale con Zverev è una prima volta che non si dimentica, ma che resta ancora un libro tutto da scrivere.

"A questo punto questo torneo è diventato un territorio inesplorato per me. Mi trovo in situazioni nelle quali non ero mai stato prima e ho battuto giocatori che non avevo mai battuto. Sono semplicemente entusiasta di poter mettere tutto quello che ho in campo. Certo, posso pensare a quanto sia speciale questo momento e a ciò per cui sto giocando, ma alla fine sono qui a New York con il mio team, sto con i miei amici e gioco un po' a tennis. Sono riuscito abbastanza bene a ridimensionare nella mia testa l'importanza del momento. Ho persone fantastiche intorno a me che mi tengono con i piedi per terra, concentrato e umile. Voglio godermi questi momenti e non darli per scontati, ma allo stesso tempo sto affrontando tutto in maniera molto professionale".

Shelton, un fiume in piena: "Il lavoro non è ancora finito"

Ben non è mai stato uno facilmente impressionabile, e a 23 anni non si può certo definire uno che abbia mancato delle grandi chance. "Credo di aver sempre gestito abbastanza bene le grandi occasioni durante la mia carriera. In quei momenti prendono il sopravvento la fiducia e la convinzione nei propri mezzi. La tensione c'è sempre e devi imparare ad accettarla. Per me è presente al primo turno quanto in semifinale e sono sicuro che sarà così anche in finale. Devi riuscire a superarla, ma io mi sto divertendo. Giocherò una finale Slam contro la testa di serie numero uno, contro un campione Slam, cercando di vincere il mio primo titolo. Ci sono tantissimi motivi per godermi questo momento. Sapere di poter lasciare tutto sul campo, spingermi al limite assoluto sotto ogni punto di vista e vedere fin dove posso arrivare è un pensiero davvero entusiasmante".

L'americano ha avuto tempo per recuperare, dopo l'impresa in 5 set con Alcaraz. "Avere due giorni di riposo dopo la vittoria contro Carlos mi ha aiutato molto. Per me è più facile quando rimango all'interno dello stesso torneo. Vincere un titolo, completare una settimana o due settimane e poi viaggiare in un altro posto e ricominciare da zero è molto diverso e per me è più difficile. Quando invece entro in ritmo durante un torneo e trovo le mie routine, diventa un po' più semplice. Nel nostro sport capita spesso di ottenere una vittoria enorme e poi giocare peggio la partita successiva. È successo anche a me. Ma in questo momento sento di essere in uno spazio mentale davvero positivo e sto gestendo bene tutto quello che mi arriva".

Poi, tornando alla semifinale tutta made in Usa: "Contro Frances ho dovuto trovare delle soluzioni. Stava giocando molto bene e mi creava tanti problemi, quindi dalla mia parte ho dovuto cambiare il modo in cui stavo giocando e trovare una strada per venirne fuori. Va dato tantissimo merito a Frances per come ha giocato durante questa estate, per il giocatore che è, per la star che è e soprattutto per l'amico che è. È stato davvero divertente condividere il campo con lui".

Shelton, un fiume in piena: "Il lavoro non è ancora finito"

Alla fine, per Shelton, è questione di una maturità ormai raggiunta: "La maturità riguarda tutto: le emozioni, il modo in cui mi alleno, il modo in cui gareggio e quanto riesco a rimanere concentrato. Riguarda le abitudini nel sonno, l'alimentazione, ogni cosa. Per diventare un campione in questo sport devi essere eccellente in ogni categoria. I giocatori che hanno aperto la strada e ci sono riusciti prima di noi hanno mostrato fino a quali estremi bisogna spingersi per cercare di diventare il migliore. Non sono mai stato così coinvolto nella mia carriera e così determinato a diventare la versione migliore di me stesso. Sono sempre stato uno che lavora durissimo, ma ultimamente credo di aver fatto i progressi maggiori proprio in tutti quei piccoli aspetti complementari".

Nel torneo le difficoltà non sono mancate, al di là della sfida monstre contro Alcaraz: "Risolvere problemi è stato un po' il tema di questo torneo. Ero sotto contro Tsitsipas, sotto contro Alcaraz e Frances mi aveva battuto l'ultima volta che avevamo giocato su questo campo. È stata una continua battaglia in salita e sono assolutamente pronto ad affrontare un'altra sfida di questo tipo. Sento di essere un giocatore diverso, di avere molti più strumenti. Conosco la mia identità, mi sento a mio agio con quello che sono e so cosa serve perché io possa esprimere un tennis di altissimo livello. Questo non significa che ogni giorno tutto funzionerà alla perfezione, ma è proprio ciò che rende il nostro sport così difficile e allo stesso tempo così bello. So cosa mi aspetta domenica e, allo stesso tempo, non sono mai stato così fiducioso nel mio tennis".

Infine, la dedica a papà Bryan: "È bellissimo avere mio padre al mio fianco anno dopo anno, in giro per il mondo, e poter vivere insieme momenti come questi. Quando perdiamo accettiamo la sconfitta e torniamo a lavorare per migliorare. Quando vinciamo ci godiamo insieme le vittorie, ma rimaniamo un team molto concentrato. Lui ragiona sul lungo periodo e pensa molto più al processo che ai risultati. Credo che sia questo uno dei motivi per cui formiamo una squadra così buona".

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