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"Sono cresciuto - spiega il russo - e sono più maturo, ho un po' più di esperienza alle spalle. Mi diverto ancora come negli anni passati, assolutamente. Con il tempo è cambiato molto il mio modo di vivere sia le vittorie sia le sconfitte. È cambiato anche il modo in cui guardo le cose, ciò che considero più importante e ciò che lo è meno, dentro e fuori dal campo"
10 settembre 2026
Karen Khachanov conquista la terza semifinale in carriera in un torneo del Grande Slam, la seconda agli Us Open. Un torneo che a volte, di recente, gli aveva regalato delle delusioni impreviste, ma che quest'anno gli sta restituendo tutto con gli interessi. Inclusa una vittoria nei quarti contro Alexander Blockx giunta per ritiro del belga (a dire il vero, a situazione già compromessa).
"Avrei preferito finire la partita - spiega il russo - perché in un certo senso così senti un po' di più il sapore della vittoria. Allo stesso tempo penso di aver giocato a un buon livello. Verso la fine del secondo set ho iniziato a notare che Blockx aveva sempre più problemi e difficoltà dal punto di vista fisico. È davvero un bravissimo ragazzo, lo avevo detto anche prima della partita, molto rispettoso. Gli auguro di recuperare velocemente. Mi sarebbe piaciuto, anche per lui, concludere il match in un altro modo, anche perché ha fatto uno sforzo enorme e giocato un grande torneo, ottenendo il suo miglior risultato in uno Slam. Ma è andata così...".
Khachanov ha 30 anni, è stato top 10 (numero 8), oggi è sceso alla posizione numero 50 ma rimane uno degli eterni piazzati di questo decennio: sempre pericoloso, raramente in grado di prendersi un titolo che conta.
"Ogni Slam, ogni volta che giochi su un grande palcoscenico, vuoi fare bene. È quello che sogni fin da bambino: arrivare alle fasi più avanzate di questi tornei, sperando che un giorno possa succedere. A me era già capitato un paio di volte, quindi credo che questo sia un momento nel quale apprezzare ciò che ho raggiunto, ma allo stesso tempo mantenere ambizione e motivazione per quello che verrà".
Solo che l'avversario, in semifinale, è il numero 1 e non vorrà farsi da parte. "Zverev è dove si trova perché merita di esserci. È fra i primi cinque del mondo da tanti anni e in questa stagione ha fatto un altro passo avanti. Ha vinto il suo primo Slam e ha giocato anche la finale a Wimbledon, quindi arriva in grandissima forma. Abbiamo disputato delle bellissime partite, credo che sia avanti 6-3 nei confronti diretti (corretto, ndr), e sono state spesso battaglie molto dure. L'anno scorso sono riuscito a batterlo in Canada ed è stata una vittoria molto importante, perché arrivavo da alcune sconfitte di fila contro di lui".
"Dovrò sicuramente esprimere il mio tennis migliore. Dovrò avere pazienza, cercando comunque di prendere l'iniziativa e giocando sostanzialmente come sto facendo adesso, perché sta funzionando. Devo prendere il controllo dello scambio e comandare, ma senza avere fretta: costruire il punto nel modo giusto e, quando vedo e sento che c'è un'opportunità, cambiare ritmo. Perché se giochiamo sempre allo stesso ritmo e a una buona velocità, probabilmente dovremo giocare per parecchio tempo. Da qualche parte bisognerà trovare il modo di fare la differenza. E naturalmente saranno fondamentali servizio e risposta. Lui ha una prima di servizio molto potente e risponde benissimo, quindi dovrò essere molto concentrato anche su questi aspetti".
Khachanov fu uno dei primi protagonisti tra i Next Gen (partecipò all'edizione di Milano vinta da Chung), quando il concetto stesso di categoria era appena stato coniato dall'Atp. Oggi, una decina d'anni dopo, sta trovando una nuova maturità? "Non direi che il mio approccio sia cambiato radicalmente negli ultimi anni, perché alla fine, se fai qualcosa bene, devi continuare a farlo. Naturalmente alcune cose sono cambiate: sono cresciuto, sono più maturo e ho un po' più di esperienza alle spalle. Anche nella preparazione prima delle partite, nelle routine e nel riscaldamento ci sono state alcune modifiche, ma in generale non direi che l'intera struttura del mio lavoro sia cambiata".
"Mi diverto ancora come negli anni passati, assolutamente. Con il tempo è cambiato molto il mio modo di vivere sia le vittorie sia le sconfitte. È cambiato anche il modo in cui guardo le cose, ciò che considero più importante e ciò che lo è meno, dentro e fuori dal campo. Alla fine tutto si collega ai tuoi valori e al modo in cui affronti la vita in generale. Da questo punto di vista sono cambiate davvero tante cose".