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Si ispira a Serena la giovane azzurra, proveniente dalle qualificazioni, che strapazza Katie Boulter e centra la prima vittoria della carriera in un Major
di Francesca Paoletti, da Wimbledon | 30 giugno 2026
Come una veterana. Malgrado i brividi che accompagnano il primo main draw Slam, malgrado la tensione che crea un campo importante dell’All England Club (il numero 3), malgrado il blasone dell’avversaria (la numero britannica Katie Boulter). La ‘prima’ uscita ufficiale di Tyra Grant nel palcoscenico Slam si è trasformata in una prova di straordinaria forza e carattere: “È stato pazzesco – dice la tennista romana in una sala conferenze n°2 dell’AELTC gremita di cronisti italiani, britannici e americani - ; venivo da tre match di qualificazione ed era la prima volta che giocavo qui dal periodo junior, è stato bellissimo”.
Il braccio della Grant non ha mai tremato, mettendo in mostra una personalità fuori dal comune: “La cosa più positiva è che fin da subito non ho sentito troppa pressione, forse ero più nervosa nelle partite di qualificazione – ha spiegato - . Credo fosse perché sentivo di avere la partita sotto controllo e mi sentivo molto sicura. Anche nel momento di chiuderla, ho sbagliato la prima di servizio, ma non ero davvero nervosa. È stato speciale vincere contro una giocatrice di casa, perché qui non è mai facile; ho amato ogni momento, anche il pubblico… anche se tifava più per lei che per me”.
“La partita oggi è stata dettata da servizio e risposta – l’analisi del match - : alla fine non ci sono stati tanti scambi lunghi, credo che la media fosse servizio più uno o due colpi. Ci sono stati però momenti importanti, come nell’ultimo game sul 15-30, dove abbiamo scambiato di più; quei punti sono stati importanti per la mia consapevolezza; sapevo che, anche se il punto non lo vincevo subito col servizio e entravamo nello scambio, io ero comunque superiore. Nella maggior parte degli scambi credo fossi io in controllo; magari poi sbagliavo, ma quella sensazione mi ha aiutato molto, anche ad andare a servire con sicurezza. Inoltre, mi sono sentita molto bene anche nei movimenti, fin da subito. Con Matteo e Pindu a casa lavoriamo molto sull’idea di restare bassi e muoverci bene; ho fatto la preparazione sul cemento indoor, che ha qualche similitudine”.
Tyra vanta un titolo juniores di doppio a Church Road (nel 2024, accanto alla Jovic, ndr): “La mia primissima partita su erba, se ricordo bene tre anni fa, era andata molto bene – ricorda - ; comunque anche negli anni successivi ho fatto buoni incontri. È una superficie ‘strana’, ci giochiamo poco, ma sento di poter far bene. Giocai il torneo junior con Iva, ricordo con piacere la finale, fu molto dura e fu una bella soddisfazione vincerla”.
Sia nell’intervista a caldo, sia in conferenza stampa, Tyra ha dedicato parole al miele a Serena Williams: “La prima cosa che mi colpisce di Serena è il suo stile aggressivo – spiega - . Ogni partita, ogni punto dipende da lei: è una grandissima picchiatrice, ha un servizio enorme, una presenza enorme in campo. Mi ha ispirata tantissimo: mi rivedo in molte piccole cose che fa. Cercò sempre di dettare il gioco e mettere pressione all’avversaria; crescendo, l’ho presa come modello proprio per questo. Da quando ho iniziato a giocare per me c’è sempre stata lei, ‘Serena, Serena e Serena’ e sono felice sia qui”.
E l’ispirazione di Serena si intravede in ogni suo colpo: “Cerco sempre di dettare il gioco – spiega - ; questo porta più vincenti, ma anche qualche errore in più; però, per come vedo il tennis e per come sono cresciuta, è l’unico modo per me. Non mi vedo a correre da una parte all’altra buttando la palla di là. Mi piace la sensazione, quando qualcuno serve bene, di provare comunque a impattare forte in risposta. A volte provo troppo, ma oggi sono stata brava a combinare risposte ‘impattate’ di timing con risposte in back, che hanno messo più pressione sul suo servizio: spesso vedevo che non riusciva a “sfondarmi” e questo l’ha portata anche a commettere qualche errore in più. Non è scontato: poteva capitare che mi svegliassi e provassi a tirare tutto a 3000; sono contenta di aver trovato il giusto equilibrio”.
E l’ispirazione di Serena si percepisce anche dall’ambizioso elenco degli obiettivi che si è posta nel tennis: “Da quando sono piccola sogno di diventare numero uno al mondo – dice determinata – e spero di vincere molti Slam: non voglio darmi un numero, perché non voglio mettermi pressione ma non voglio neanche limitarmi. Vedremo come andrà, ma spero che il lavoro duro di questi anni venga ripagato. Sono obiettivi importanti, ma credo siano giusti. Il torneo dei sogni? Roma, sono nata lì, sono italiana, e sarebbe meraviglioso vincerlo”.
Tyra ha un rapporto speciale con il suo team, formato da Matteo Donati e Massimiliano Pinducciu: “All’inizio non capivo dove si erano seduti – dice sorridendo - di solito c’è molto più dialogo tra me e il mio coach ma oggi forse mi sentivo più sicura del solito. A volte li guardavo, ma ho fatto meno domande rispetto ad altre occasioni. Per me è sempre molto utile fare piccole domande tecniche molto specifiche: mi aiuta.Chiedevo, ad esempio, dove posizionarmi in risposta, perché lei serviva spesso in modo molto preciso e cercavo di capire come interrompere il suo ritmo. In generale, però, oggi mi sentivo davvero sicura, sentivo di avere le risposte dentro di me, quindi ho parlato meno del solito”.
Ci sono anche loro nella dedica dell’azzurra: “Dedico la vittoria a tutta la famiglia, ai miei nonni, a tutti – dice - . L’anno scorso ho avuto un periodo un po’ più difficile verso fine stagione e loro mi sono stati vicini. La dedico a Matteo, Pindu e Fabio mi sono stati accanto in quel periodo. E agli amici, che mi hanno già mandato tanti bei messaggi”.
Tyra, i riti e i suoi 18 anni: “Prima di entrare in campo – conclude - , proprio negli attimi subito prima, di solito preferisco parlare con gli allenatori. Ma la mattina, appena sveglia e mentre mi preparo, durante il viaggio in macchina dall’hotel al circolo e mentre mi scaldo atleticamente prima del warm-up in campo, mi piace ascoltare musica. I miei cantanti preferiti sono Capo Plaza e Artie 5ive: ragazzi più o meno della mia età. Li ascolto tantissimo”.