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Arnaldi: "Quest'anno è l'occasione giusta per esprimermi al 100% anche sull'erba"

Il sanremese, reduce dalla sua prima semifinale Slam al Roland Garros, ha parlato della ritrovata condizione fisica e dell'adattamento al tennis sui prati

di | 28 giugno 2026

La grinta di Matteo Arnaldi al Roland Garros 2026 (Getty Images)

La grinta di Matteo Arnaldi (Getty Images)

Dopo la cavalcata parigina (stoppato da un virus con conseguente forfait nella semifinale contro Cobolli), Matteo Arnaldi non vede l'ora di dimostrare che quello nello Slam francese non è stato un exploit isolato. "Ora sto bene. A Parigi è stato… non so esattamente cosa… sicuramente un virus o qualcosa del genere, ma è durato due o tre giorni - ha ha rassicurato il ligure a proposito delle sue condizioni fisiche -. Poi piano piano ho ricominciato ad allenarmi e siamo andati sull’erba, perché so che quando cambio superficie il piede mi dà ancora un po’ fastidio. Lo sappiamo, io e il mio team sappiamo come gestirlo e per questo motivo abbiamo giocato Eastbourne e siamo arrivati qui abbastanza presto, per passare più tempo sull’erba e adattarci. Dopo Parigi ho grande fiducia, qui però non ho mai vinto una partita; quindi, l’obiettivo principale sarà vincere un match in un posto dove sono sempre stato sfortunato. Per due anni ho avuto problemi fisici e poi un anno [nel 2024] ho perso al quinto, da due set a zero sopra, con Tiafoe che sull’erba gioca bene. So che posso far bene, ma deve arrivare questa prima vittoria".

Il cambio di rotta nella stagione del 25enne sanremese, il click dell'esplosione: "La cosa principale è che ho ricominciato ad allenarmi con continuità. Dopo Madrid ho cambiato il mio team e da lì abbiamo iniziato ad allenarci in un modo diverso. Abbiamo capito che, facendo certe cose, arrivando un po’ prima ai tornei, potevo allenarmi senza troppi problemi e stare di più in campo: quella è stata la prima cosa. Cagliari è stata una sorpresa, perché arrivavo da tre giorni di allenamento; avevo tanta voglia di giocare a tennis, era ciò che mi mancava, e credo che lì si sia visto da come ho vinto le partite, spesso sotto di un set. Non avevo dolore e questo mi ha dato la spinta.
Ho sempre saputo di avere il livello per essere dove sono ora; quando ho ritrovato fiducia e ho iniziato a sentirmi bene, i risultati sono arrivati da soli. Il Roland Garros è stato un qualcosa in più rispetto a ciò che ci aspettavamo, ma l’ho fatto facendo quello che so fare: stando tanto in campo, giocando partite lunghe ed esprimendomi sempre al meglio".

Arnaldi in azione con il dritto (Getty Images)

Arnaldi in azione con il dritto (Getty Images)

Il passaggio dalla terra ai prati non è così semplice. "Qui ci sono meno scambi, meno tempo per adattarsi, meno tempo per entrare in partita e fare ciò che piace a me - ha detto Matteo, intervistato alla vigilia di Wimbledon -. Allo stesso tempo mi muovo meglio di altri su questa superficie e ho molte caratteristiche che si adattano bene all’erba. Il problema è che non ho mai avuto davvero la possibilità di farlo vedere: quell’anno con Tiafoe, da due set sopra, poteva essere l’occasione per mostrare come gioco, ma lui è stato bravo e la partita gli è girata per poco. Quest’anno arrivo da testa di serie, quindi non si può parlare di partite 'più semplici' ma forse di match un po’ più adatti a me, per entrare bene nel torneo, prendere fiducia su questa superficie ed esprimermi al 100%".

Ad ottobre dello scorso anno arnaldi si è separato dal suo coach storico: "Sono sempre stato con Alessandro Petrone, fin da piccolo, quindi non era facile cambiare. In Fabio [Colangelo] ho trovato le caratteristiche di cui avevo bisogno. A me piace scherzare, divertirmi, prenderla alla leggera fuori dal campo; poi, una volta in campo, si cambia un po’ atteggiamento, tutto il team diventa serio, si lavora, si gioca, si fa ciò che serve, poi si esce da quella modalità e si torna a divertirsi e scherzare. Non è facile trovare persone che facciano questo e che capiscano come approccio io il tennis; credo che in Fabio l’abbia trovato e che ci siamo trovati bene tutti nel team: è la cosa che, per me, ha funzionato di più".

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