Dal dominio tecnico al rapporto umano: Agustin Tapia e Arturo Coello ripartono da Riyadh con la stessa fame di sempre, guidati da una leadership che non dà nulla per scontato. “Perché non sai mai – dice l’argentino – quale sarà l’ultimo torneo che vincerai”
di Marco Caldara | 08 febbraio 2026
Il circuito Premier Padel è pronto a ripartire da Riyadh, naturalmente nel segno di Agustin Tapia e Arturo Coello. Sono sempre loro la coppia leader del padel contemporaneo, prossimi ad approcciare la nuova stagione forti dello stesso status che li accompagna ormai da tre anni. Quale? Quello di dominatori, capaci di costruire una supremazia che va oltre i titoli e si riflette nella percezione, condivisa da avversari e addetti ai lavori, di una coppia che detta i tempi del circuito. Galan e Chingotto li hanno saputi insidiare a più riprese, eppure di veri dubbi su chi fossero i più forti non ce ne sono mai stati.
Al centro di tutto resta il rapporto umano fra i due dominatori, che col tempo hanno imparato a conoscersi, rispettarsi e concedersi spazio fuori dal campo. La loro forza non è solo tecnica, ma anche relazionale, in uno sport nel quale ormai le coppie o i progetti possono nascere ed esaurirsi in pochissimi tornei. “Sappiamo di essere la coppia da battere – ha detto Tapia in una recente intervista col quotidiano spagnolo Marca – ma è proprio questo che ci spinge a continuare a migliorare”.
Tapia è così: non ama guardarsi allo specchio e ai successi di ieri preferisce quelli di domani. “Come mai festeggiamo ogni titolo come se fosse il primo? Perché non sai mai quale sarà l’ultimo torneo che vincerai”. Una frase che può apparire banale, ma in realtà dice molto del modo di interpretare il padel di un personaggio meno mediatico del compagno, perché più timido e introverso. Nonostante l’elenco dei successi continui ad aumentare, il Mozart di Catamarca vive ogni appuntamento con la stessa intensità, senza dare nulla per scontato. Le vittorie non sono diritti acquisiti nemmeno per i più forti, ma una conquista quotidiana.
Da quando Tapia e Coello, a inizio 2023, hanno deciso di unire i propri percorsi professionali, il loro rapporto è andato sempre in crescendo. Il che fa pensare che potranno migliorarsi ancora anche da Riyadh in avanti. “Dal primo giorno a oggi – ha detto – la situazione fra noi è cambiata tantissimo e si è evoluta di continuo, ma se c’è una cosa che non è mai cambiata, quella è la voglia di continuare a giocare insieme e di condividere anche il tempo fuori dal campo”. Ma attenzione: non significa stare sempre fianco a fianco, tanto che, come detto, uno dei segreti della coppia è proprio l’equilibrio fra comunione e divisione, che permette loro di non soffocarsi e arrivare in campo sempre con il giusto piglio.
Lo si vede nei momenti di difficoltà, che esistono anche per loro. Ce ne sono stati parecchi nel 2025, che i due hanno saputo trasformare in occasioni per cementare il rapporto. Perché vincere quando tutto gira bene è facile, farlo quando la partita si complica è molto più difficile. Richiede forza mentale, maturità e unione vera. “Sappiamo di essere il punto di riferimento – ha aggiunto – ma cerchiamo di non badarci troppo. Il semplice fatto di vivere di ciò che amiamo è già una motivazione enorme”. In sostanza, il Tapia-pensiero è facile da leggere: la leadership non è un peso, bensì il migliore degli stimoli.
Di appagamento, dunque, nemmeno l’ombra. Le motivazioni sono le stesse di sempre, quelle di un dominatore consapevole, che vede il numero uno come una responsabilità da difendere, partita dopo partita, torneo dopo torneo. Perché nel padel – lo dice anche lui – nulla è eterno. E proprio per questo ogni vittoria va vissuta come se fosse la più importante oppure l’ultima. Anche quando il cognome è Tapia e i successi sono all’ordine del giorno.