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Padel

Sempre più eventi, sempre meno riposo: il nodo delle esibizioni

Certi eventi, come Reserve Cup ed Hexagon Cup, sono diventati una preziosissima fonte di guadagno anche per i top player, che partecipano volentieri, in cerca di visibilità e opportunità. Ma la tendenza rischia di mettere sotto pressione i migliori e l’intero sistema

23 giugno 2026

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“Si gioca troppo”. Quante volte lo sentiamo, lo diciamo, lo pensiamo? Un’espressione che negli ultimi anni è diventata molto comune nel mondo del calcio, che ormai non conosce periodi di sosta, fra programmazioni spezzatino e competizione che nascono come funghi. Ma lo dicono anche i tennisti: lo sport della racchetta fa arricchire pochi giocatori ed è estenuante per tutti, con troppi tornei tutti ravvicinati. Una situazione che si sta allargando anche al padel: non solo un circuito Premier Padel che tiene impegnati i giocatori per circa 25 settimane, così come dei tornei “collaterali” diventati quasi irrinunciabili per il prize money messo in palio.

L’Hexagon Cup, in passato torneo indipendente, è stata sostanzialmente assorbita dalla FIP che l’ha resa una competizione ufficiale, con la conseguenza che le settimane di gara sono lievitate da una a quattro nell’arco dell’anno. E poi c’è la Reserve Cup, che si è appena giocata a Marbella – ma prevede altri appuntamenti – e impegna i giocatori in un periodo nel quale il calendario è estremamente fitto di impegni. Senza dimenticare un Cupra FIP Tour che, negli appuntamenti più prestigiosi (Platinum e Gold), coinvolge anche molti big e continuerà a farlo anche dopo le riforme studiate a Roma a margine del BNL Italy Major del Foro Italico, che entreranno in vigore nel 2027. Avranno sicuramente la loro funzione, ma rimane ancora la forte impressione che la tendenza a giocare molto (troppo?) possa persistere.

Sempre più eventi, sempre meno riposo: il nodo delle esibizioni

Per il momento, malgrado il calendario Premier Padel sia stato strutturato sulla falsariga di quello del circuito ATP di tennis, la differenza chiave è che nel mondo della racchetta i super big saltano quasi tutti i tornei 250 e i 500, mentre in quello della pala tutti i campioni giocano praticamente sempre, con la sola eccezione di Tapia e Coello che rinunciano mediamente a un paio di tornei a stagione. Ma come si può limitare questa tendenza? Nel tennis sembra diventato impossibile, con competizioni come la Laver Cup, il 6 Kings Slam e altri tornei iper remunerati non riconosciuti dall’ATP, ma che fanno una gola enorme anche ai giocatori più famosi, più titolati e dunque anche più ricchi.

Nel padel, dove i guadagni anche per i top player (in termini di prize money) non sono ancora da capogiro, il rischio che eventi paralleli continuino a nascere, crescere e risultare attrattivi per i migliori è ancora più elevato. Ma da qualche parte un freno andrà messo, perché il rischio non è solo per la salute dei protagonisti, esposti a infortuni, ma anche per la credibilità dell’intero sistema. Ai più alti livelli, il sistema attuale prevede tre categoria di tornei: Major, P1 e P2. Aumentando a 4 i livelli, forse, si potrebbe dare più spazio ai giocatori che non riescono a legittimarsi e anche più riposo ai migliori.

Nel tennis è già così ma la problematica persiste: l’equilibrio è molto sottile e sicuramente le stagioni sono sempre più faticose. Gente come Galan gioca più di 80 partite all’anno competendo ai massimi livelli: sono troppe e diventano molto rischiose per uno dei principali patrimoni del padel. Difficile trovare una soluzione adesso, ma le star vanno protette. O devono imparare a proteggersi. Cosa che sin qui non è accaduta.

Sempre più eventi, sempre meno riposo: il nodo delle esibizioni

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