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Nel primo valzer stagionale delle coppie, il top-20 Alonso ha deciso di non badare al ranking e puntare sul giovane connazionale. Pare ci abbia visto giusto: al primo torneo insieme sono ai quarti del P2 di Bruxelles, e potrebbe essere solo l’inizio. “Se ci esprimiamo al meglio possiamo giocarcela con tutti”
di Marco Caldara | 24 aprile 2026
Ci sono giocatori che per arrivare a certi livelli impiegano una vita intera, oppure altri che non ce la fanno proprio, ma c’è anche chi impiega relativamente poco. È il caso dello spagnolo Aimar Goñi Lacabe, classe 2005 da Pamplona, che gli appassionati più attenti ricorderanno per la splendida cavalcata dello scorso anno nel P1 di Tarragona, quando dalle qualificazioni si spinse fino ai quarti di finale insieme a Mario Ortega, con tanto di exploit contro Navarro/Bergamini. Un caso isolato? No, un enorme trampolino di lancio per la carriera di un ragazzo di grande talento, che proprio questa settimana si è regalato per la prima volta un posto fra i primi 50 del ranking mondiale.
Ma Goñi vuole subito di più e ci sono tutti i presupposti perché ci riesca, tanto che a scommettere sulle sue potenzialità è stato addirittura il top-20 Edu Alonso, ottimo giocatore da tempo alla ricerca del partner ideale per ambire a risultati ancora più importanti. Nel primo valzer stagionale delle coppie Edu ha voluto Aimar come nuovo compagno, incurante del fatto che insieme a lui (per questioni di ranking) avrebbe perso un posto fra le teste di serie. Pare ci abbia visto molto bene: al primo torneo insieme, infatti, eccoli subito nei quarti di finale a Bruxelles, in uno dei P2 più amati e più seguiti, con le tribune sold out fin dalla prima giornata.
I due hanno fatto fuori prima i qualificati Sintes/Santigosa e quindi in rimonta l’ottava coppia del seeding, Garrido/Bergamini, guadagnandosi un duello contro Lebron/Augsburger che appare proibitivo sulla carta, ma forse non impossibile vedendo lo stato di forma dei due, reduci da ripetute polemiche intestine e da una sconfitta da dimenticare in Egitto.
Sia Goñi sia Alonso si allenano – fin da prima di formare una coppia – nell’accademia di Gustavo Pratto, storico coach-mentore del numero uno Arturo Coello. “Allenarsi stabilmente nello stesso posto – ha detto lo spagnolo – è un grande vantaggio. Possiamo passare tanto tempo in campo e così migliorare aspetti che con altri compagni sarebbe difficile curare allo stesso modo. Il fatto di vedere il padel nella stessa maniera rende tutto più semplice, sia nella preparazione delle partite sia nelle situazioni di gioco. E poi andiamo molto d’accordo e siamo amici”. Altro dettaglio non banale nel padel di oggi.
“Sono molto contento dell’avvio con Edu – ha aggiunto Aimar –, perché siamo subito riusciti a esprimerci bene, esattamente ciò che chiedevamo alle nostre prime partite insieme. Il nostro obiettivo non è quello di arrivare ai quarti in ogni torneo, ma cercare di raggiungere il miglior livello ce possiamo trovare. Pensare solo ai risultati sarebbe sbagliato: si creerebbero delle aspettative che poi, se non raggiunte, possono generare frustrazione. Siamo consapevoli che, se riusciamo a esprimere il nostro massimo livello, possiamo battere tante coppie e giocarcela con tutti. Ambiamo ad arrivare lì”.
Parole sagge per un ragazzo di 21 anni che dopotutto si è affacciato al circuito maggiore da meno di un anno, ma è stato subito capace di dimostrare un livello degno del Tour. “Sono riuscito a superare abbastanza in fretta lo step delle qualificazioni – ha spiegato –, che rappresentano un passaggio obbligatorio da affrontare. È una tappa che richiede tanto lavoro ed è molto più difficile di quanto possa sembrare. Per dimostrare di poter arrivare in alto, prima devi battere quelli della tua fascia di ranking”. Lui ce l’ha fatta rapidamente, conquistando stabilmente il main draw, col sogno di un posto alle Premier Padel Finals di Barcellona e l’augurio di poter proseguire a lungo con Alonso. “Ci piacerebbe costruire un progetto bello e a lungo termine, ma credo che gli unici che possano davvero scegliere sempre con chi giocare siano i numeri uno. Se ti chiama un giocatore più in alto in classifica, è qualcosa che non puoi evitare e che può anche aiutarti. È difficile dire di no”.