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Sinner: "Gioco per me stesso, non per i record. Ho servito bene nei momenti importanti"

Le parole di Jannik Sinner dopo la vittoria contro Alex Michelsen negli ottavi del Masters 1000 di Miami. "Se voglio andare avanti nel torneo, devo migliorare da fondo" ha detto

25 marzo 2026

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"Sono ovviamente molto felice della posizione in cui mi trovo. So quanto sacrifico, anche nella vita fuori dal tennis, per essere la migliore versione possibile di me stesso, ed è questo che conta. Gioco per me stesso. Certo, continueranno a emergere record del passato, ma io cerco semplicemente di fare il mio" ha detto in conferenza stampa Jannik Sinner dopo la vittoria contro Alex Michelsen nell'ottavo di finale del Miami Open presented by Itaù, secondo Masters 1000 della stagione. Terzo giocatore arrivato almeno ai quarti in tutte le prime cinque partecipazioni nel torneo, Sinner ha vinto le ultime 14 partite e gli ultimo 28 set nei Masters 1000.

"Il servizio mi abbia aiutato parecchio oggi, soprattutto nei momenti importanti, anche nel tie-break" ha detto Jannik Sinner, commentando a caldo  Il servizio ha in effetti avuto un impatto determinante nella sfida contro il 21enne USA, sconfitto 75 76(4) dopo essere stato avanti 5-2 nel secondo set. Il numero 1 azzurro ha chiuso il match con 15 ace e con appena 4 punti persi quando ha messo in campo la prima. Complessivamente 22 volte il suo servizio non è tornato indietro. Si spiega così la valutazione di 9.3 per questo fondamentale, secondo le elaborazioni Tennis Viz su dati ATP raccolti da Tennis Data Innovations, su una scala da 1 a 10.

In conferenza stampa ha poi esteso il ragionamento. "Cerco innanzitutto di servire molto bene nei momenti importanti e di imparare dai game precedenti, di capire cosa funziona meglio nelle situazioni decisive. Inoltre, sono uno a cui piace giocare i tie-break, oppure i momenti sul 4-4 o 5-5. Cerco quindi di alzare il livello proprio nelle fasi più importanti della partita, e questo oggi mi ha sicuramente aiutato. Sono stato anche un po’ fortunato quando lui serviva per il set, perché il sole dava fastidio ed era molto difficile vedere da quel lato. Ma ancora una volta sono molto felice di essere riuscito a vincere oggi" ha detto.

In quel game, sul 5-3 nel terzo, Michelsen ha confessato di aver sentito anche il peso della pressione. In queste situazioni, ha detto Sinner, "cerco di rispondere il più possibile. Sono stato anch’io in situazioni in cui devi chiudere il set al servizio. È sempre un momento un po’ diverso: la pressione si sente, per tutti, anche per me quando devo chiudere. Se lui avesse vinto quel game, la partita sarebbe potuta andare diversamente".

Nell'intervista a caldo, post match, Sinner è apparso moderatamente contento, ma allo stesso consapevole che il percorso non è finito. "Rispetto alla partita [con Moutet] le condizioni erano completamente diverse tra ieri sera e oggi. È stata una partita molto combattuta contro Alex. È un avversario tosto, quindi sono molto felice - ha detto - Ma se voglio andare lontano in questo torneo devo migliorare da fondo campo. Domani ho un giorno di riposo che sicuramente mi aiuterà. Cercheremo di trovare un buon ritmo in allenamento e poi vedremo come andranno le cose".

L'atteggiamento spavaldo di Michelsen, e le sue accelerazioni costanti con il diritto, Sinner è stato costretto a limitare le occasioni in cui ha colpito con i piedi in campo rispetto ai primi due incontri a Miami, contro il bosniaco Damir Dzumhur e il francese Corentin Moutet. "Oggi non sento di aver giocato il mio miglior tennis, quindi ho cercato di trovare il modo di cavarmela. Ora mi conosco un po’ meglio, so che le cose possono cambiare da un giorno all'altro. Ovviamente cerchiamo di migliorare, continuiamo a lavorare e poi vedremo come andrà".

Terzo giocatore dopo Yannick Noah e Stefan Edberg sempre ai quarti nelle prine cinque partecipazioni a Miami, unico ex vincitore ancora in corsa quest'anno, Sinner all'Hard Rock Stadium si trova evidentemente bene. "Le prime volte che ho giocato qui ho giocato anche sui campi laterali, e lì è molto diverso. Quando c'è vento, giocare sul centrale è un po’ più semplice perché è più riparato. La palla rimbalza piuttosto bassa, cosa che di solito mi aiuta. Quest’anno, per qualche motivo, lo trovo un po’ più difficile. Ma sto anche cercando di godermi tutto quello che c’è intorno, anche fuori dal campo".

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