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Cobolli & Musetti, che occasione a Cincinnati verso il paradiso

I due 24enni azzurri, probabili singolaristi a Bologna, cercano un trampolino importantissimo nella Masters 1000 in Ohio. “Cobbo" sfida il nuovo Rafa, “Muso”, più che l’emergente Faria, mette alla prova soprattutto se stesso e cerca il riscatto col destino che l’ha stoppato a gennaio

di | 19 agosto 2026

Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli (Fonte immagini: Getty Images)

Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli (Fonte immagini: Getty Images)

Non è facile convivere nel regno del Profeta dai capelli rossi, al secolo Jannik Sinner. E’ come gli avversari dei Fab 3, Federer, Nadal e Djokovic, diventati Fab Four solo grazie all’upgrading di Murray grazie alla buona stampa di lingua inglese. Quanti Slam sono riusciti a strappargli, e quanti Masters 1000? Eppure il tempo ha detto che erano forti forti e ce li ha fatti rimpiangere, da Wawrinka a Del Potro, da Berdych a Nishikori, da Monfils e Tsonga a Roddick.

Ma il ritmo dei tre diavoli era terribilmente alto, con una costanza di impegno, di abnegazione e di progressi ugualmente competitivi. Proprio come fa il ragazzo di San Candido strappato allo sci, con la sua dedizione maniacale ai miglioramenti e una vita monastica piena di sacrifici e lavoro duro per scalare la storia non solo del tennis italiano, ma di quello mondiale. Facendo da parafulmine a qualsiasi scivolone di crescita o di lapsus mentali ai compagni di squadra, ma rubando però anche tutte le attenzioni.

Però poi ci sono le grandi occasioni, e gli altri fantastici azzurri del Rinascimento italiano sono spesso riusciti a coglierle, dalle due coppe Davis conquistate senza Jannik a questo torneo di Cincinnati, che magari allena ad altre, inevitabili, rinunce del primo numero uno "de noantri" del tennis mondiale.

Che ha agganciato e superato i mitici Nicola Pietrangeli ed Adriano Panatta, e punta addirittura i Fab 3 come precocità di risultati al massimo livello.

Un sorridente Lorenzo Musetti (Getty Images)

Un sorridente Lorenzo Musetti (Getty Images)

SFIDA DOPPIA

Flavio Cobolli è un gladiatore, un guerriero che ha quasi bisogno del sangue nell’arena per scavarsi dentro e tirar fuori quel qualcosina in più. Così facendo, con qualche alto e basso di assestamento nel durissimo tennis moderno dal livello medio molto alto, terribilmente fisico e competitivo, è salito al numero 10 della classifica mondiale e addirittura al 4 della graduatoria che conta tutto i risultati dell’anno e promuove fra i magnifici 8 delle ATP Finals.

Ce l’ha fatta gradualmente, a braccetto di papà Stefano, crescendo in tutto, dalla tecnica alla versatilità sulle superfici, dall’applicazione alla costanza. Partendo dalla madre terra e conquistando sempre più fiducia e credibilità sul duro, grazie ai fondamentali progressi sul servizio e sull’attitudine offensiva. Perciò, l’ottavo di finale odierno contro la rivelazione dell’anno Rafa Jodar, così vicino nei numeri - 11 del mondo e 7 nella Race -, ha un valore almeno doppio per il romano che tanto somiglia ad Eros Ramazzotti, capace di rimontare Blockx nell’ultimo confronto di Cincinnati a un passo dal precipizio. Quando l’altro gli aveva strappato la battuta e serviva per il match.

Un recupero di diritto in allungo di Flavio Cobolli (foto Getty Images)

Un recupero di diritto in allungo di Flavio Cobolli (foto Getty Images)

COBOLLI CONTRO JODAR, IL NUOVO RAFA

Il terzo prodigio precoce di Spagna, dopo Nadal e Alcaraz, si sta dimostrando davvero un fenomeno per come ha bruciato le tappe nella scalata dal 540 della classifica ATP di 12 mesi fa. Non solo come risultati, ma anche come costanza di rendimento a un livello sorprendentemente alto, appena più lontano dagli apripista, Sinner, Alcaraz, Djokovic e Zverev.

Il nuovo Rafa unisce la regolarità da fondo della scuola spagnola, figlia della terra rossa, alla potenza del gioco offensivo dell'uno-due, servizio-dritto, della palestra USA, cioé dell’università dove s’è fatto le ossa.

Il tutto condito da una forza mentale impressionante come l’espressione immutabile di papà Rafael senior che lo segue dalla tribuna. Una forza mentale che gli ha fatto recuperare partite già perse, l’ultima in ordine di tempo contro sciagura-Shapovalov, da 1-5 al terzo set, mettendo in mostra una personalità alla Jimmy Connors nel toccare il 36° match vinto quest’anno, fregandosene della, polemica per i troppi lacci rotti delle scarpe, e conseguenti stop - tattici? - che frenano gli avversari. 

Rafa Jodar (Getty Images)

Rafa Jodar (Getty Images)

OCCASIONE MUSETTI

Obiettivamente, sulla carta, il sorteggio ha aiutato maggiormente il redivivo Lorenzo Musetti, proponendogli negli ottavi il portoghese Jaime Faria. Che sta spuntando più tardi ed è salito al 79 del mondo, coi suoi 23 anni e tantissime aspettative sue e del paese, ma non possiede il bagaglio di tecnica ed esperienza dell’azzurro, oggi 15 del mondo, ma già 5, bloccato dai soliti problemi agli adduttori quando lanciava lo sprint al vertice.

Dopo però aver dato ampie prove di qualità anche contro Alcaraz e Djokovic. Anche Musetti è fortemente stimolato da questo match perché potrebbe aggiungere altri test sul campo in vista degli US Open, l’ultimo Slam dove potrebbe recuperare fiducia in se stesso, alla ricerca del tempo perduto dal famoso stop di gennaio, quand’era avanti due set a zero a Melbourne contro Djokovic. E magari potrebbe volare nella Race per Torino dove oggi è appena al numero 32. 

Un sorridente Lorenzo Musetti (Getty Images)

Un sorridente Lorenzo Musetti (Getty Images)

TRAGUARDO DAVIS

Soprattutto, vuoi mettere che spinta psicologica possono dare i prossimi match ai 24enni Cobolli e Musetti sulla strada per le finali di Davis a Bologna alle quali entrambe aspirano da titolari del singolare, e quindi da autorevoli alternative a Sinner? Jannik non è solo un rivale in squadra, ma il numero 1 del mondo, di qualche mese appena più anziano, un faro, un esempio, una guida per tracciare un percorso sempre più luminoso. Uno stimolo di proporzioni colossali e anche una meravigliosa occasione. 

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