Chiudi
Flavio Cobolli è cresciuto con Matteo Berrettini. Il loro rapporto ha coinvolto le famiglie. Insieme hanno condiviso da protagonisti il trionfo in Davis a Bologna lo scorso novembre. A Vienna saranno di fronte per la prima volta da avversari
Alessandro Mastroluca | 28 ottobre 2026
Da Roma alla conquista del mondo. Insieme fin da piccoli, per la prima volta avversari. Quella tra Flavio Cobolli e Matteo Berrettini negli ottavi dell'ATP 500 di Vienna è più di una partita. Annoda fili di storie che arrivano da lontano nel tempo. Storie nate da vicino. Vicino quanto possono esserlo i circoli romani del Parioli di cui Flavio Cobolli è socio onorario, e l'Aniene, casa sportiva di Matteo Berrettini dopo i primi anni alla Corte dei Conti, dove si sono conosciuti. Per andare dall'uno all'altro bastano cinque minuti o poco più.
Hanno sei anni di differenza, Matteo e Flavio. Li si vede bambini al Lemon Bowl, nel video realizzato dal giornalista Alessandro Nizegorodcew per SpazioTennis nel 2011, ormai diventato un cult sui social. Allora Matteo giocava i primi tornei giovanili seguito da Stefano Cobolli, papà e coach di dell'attuale numero 6 del mondo.
Matteo Berrettini e Flavio Cobolli festeggiano il titolo in Coppa Davis a Bologna (Foto FITP)
Flavio, raccontava il padre a SuperTennis dopo il trionfo dell'anno scorso in Davis Cup by Generali, "stravedeva per Matteo. C'era tanta amicizia, tanto affetto: poi si sono un po' persi per motivi generazionali, ma da grandi è risbocciato l'amore ai massimi livelli".
Una storia da film, quella che li ha visti uniti in azzurro, protagonisti di tutte le partite, tutte le vittorie, del terzo trionfo consecutivo dell'Italia nel campionato del mondo per nazioni del tennis maschile, il primo di sempre celebrato in casa. Insieme hanno scritto il più bel manifesto sullo spirito di una competizione come nessun'altra, una storia che sembra d'altri tempi e invece è di questo tempo, di ogni tempo.
"Al circolo Aniene a Roma ho iniziato a lavorare con suo padre e con Vincenzo Santopadre, che poi è diventato ovviamente il mio coach storico. All’epoca Flavio aveva otto anni. È lì che ci siamo conosciuti. Vincenzo e Stefano organizzavano questi piccoli tornei, tornei del weekend, in cui si giocava al meglio di tre set ma fino a quattro game. Ricordo lui e suo fratello Guglielmo che giocavano a tennis, si divertivano. Gli facevamo quasi da baby sitter. È davvero pazzesco che ora siamo nella stessa squadra. Lo guardo adesso, è un uomo ormai Mi vengono i brividi a pensare a questa relazione nel corso degli anni" ha ricordato Berrettini a SuperTennis.
“Matteo per me è speciale, perché è come un fratello. Ho iniziato a giocare a tennis guardando le sue partite, mi è stato vicino in un momento difficile. Il nostro è un rapporto di fratellanza” ha raccontato Cobolli alla Gazzetta dello Sport.
Con il passare del tempo, con le vicende sportive e familiari, la natura del rapporto è cambiata. Ma la condivisione resta, come la bellezza del comprendersi al di là delle differenze di approcci, che deriva dallo spessore del vissuto condiviso. "Con lui parliamo ancora della vita in generale, io tendo sempre con i giovani a cercare di farli rallentare un attimo - ha detto Berrettini a SuperTennis l'anno scorso - Oggi vanno tutti sempre molto veloci, si chiedono tanto, devono imparare a godersi un po' più di più i momenti".
Certamente un consiglio buono anche per questo primo derby fra i due, a cui Cobolli arriva anche con l'obiettivo, vicino ma non ancora raggiunto, della prima qualificazione alle Nitto ATP Finals. Un sogno diventato via un traguardo concreto a cui puntare. E chissà che il biglietto per la più viennese delle città italiane non possa arrivare proprio dalla Wiener Stadthalle. Prima però c'è un amico da battere, in una partita che non sarà mai come le altre.