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A Washington Musetti sfida Jodar per un posto in semifinale

Il quarto tra l'azzurro e lo spagnolo è il match di cartello dell'ATP500 statunitense. Il toscano è in cerca di conferme, lo spagnolo proverà ad alimentare il suo 2026 da favola

di | 30 luglio 2026

Lorenzo Musetti e Rafa Jodar (getty)

Lorenzo Musetti e Rafa Jodar (getty)

L'anno scorso di questi tempi Rafa Jodar era un giovane tennista spagnolo, sconosciuto ai più, che da n.532 del mondo cercava di farsi largo nel circuito Challenger terminando la sua avventura ai quarti del torneo di Segovia, battuto dal britannico George Loffhagen. Il suo 2025 lo spagnolo lo chiuse da n.165 del ranking e dai Challenger riprese la sua successiva stagione, sconfitto questa volta in finale in quel di Canberra dal belga Alexander Blockx. Poi iniziò la progressione: il primo match vinto in uno Slam pochi giorni dopo, le prime vittorie sul circuito ATP, le prime in un Masters1000 e con l'arrivo dello swing sulla terra battuta l'esplosione con il primo titolo colto a Marrakech cui seguirono una semifinale a Barcellona e ben tre quarti di finale a Madrid, Roma e Parigi. Risultato: ben 500 posizioni del ranking polverizzate in dodici mesi e uno status da n.24 del mondo con cui si presenterà a Washington in cerca della sua prima semifinale sul veloce. 

Di fronte a sé troverà Lorenzo Musetti. Tornato in campo dopo aver smaltito l'infortunio rimediato agli Internazionali BNL d'Italia, l'attuale n.15 del mondo che a gennaio era riuscito a spingersi fino alla quinta posizione del ranking, è reduce da una bella quanto sofferta vittoria contro Aleksandar Vukic ed è anch'egli a caccia di una seconda semifinale in stagione dopo quella giocata e vinta a gennaio a Hong-Kong contro Andrey Rublev. Di ascese e progressioni Musetti ne sa qualcosa essendone stato lui stesso protagonista, più lento ma altrettanto inesorabile, da quel marzo 2022 quando nella fase a gironi di Coppa Davis contribuì in modo decisivo alla vittoria dell'Italia contro la Slovacchia e da lì prese poi il volo fino al bronzo olimpico di Parigi e la semifinale di Wimbledon del 2024 per concludersi con l'ingresso in top10, posizione che riuscì a mantenere per più di metà 2025. 

Esperienza insegna che certi rivali vanno soffocati sul nascere. Alla sfrontataggine con cui le nuove leve continuano ad affacciarsi sul circuito, la vecchia guardia ha sempre cercato di rispondere facendo pesare il suo status come un monito all'insegna del lavoro ancora da compiere e della costanza da mantenere, ben diversa dal lampo accecante di qualche vittoria. L'operazione tuttavia non sempre ha dato gli esiti sperati, e Jodar non sembra avere il profilo della semplice promessa quanto più quello di un talento ben coltivato sin qui che saprà fare delle sconfitte e del tempo suoi alleati preziosi. L'ultimo indizio arriva proprio da Washington dove lo spagnolo è riuscito ad imporsi con autorevolezza di un altro grande ex campione giunto al suo ballo d'addio, Kei Nishikori. Il giapponese, che in passato era riuscito a far suo quel titolo e che undici anni si issò fino al n,4 del ranking, è stato dismesso con un netto 6-3 6-2.

"Kei è uno dei migliori giocatori di sempre - ha poi dichiarato a caldo Jodar a fine match - Ha vinto tanti titoli ed è un piacere affrontare una leggenda come lui. Sapevo che dovevo giocare il mio tennis e credo di aver fatto un ottimo lavoro riuscendo anche a sistemare alcuni dettagli che in avvio di partita non riuscivo a far bene". Dettagli. L'impressione è che anche la partita che ora l'attende contro Musetti si giochi su questo filo. Il tennis di Jodar è un tennis specchio della sua età: tambureggiante, abrasivo, contundente e capace di accendersi d'improvviso ma ancora - evidentemente - sprovvisto dell'acume tattico che solo l'esperienza può fornire. Ben diverso in questo dallo stile avvolgente, intessuto di variazioni come quello dell'azzurro, capace anch'egli di trovare il colpo risolutore proprio quando sembrerebbe più intento a dispiegare la sua tela. 

Resistenza e fiato non mancano allo spagnolo - vincitore contro Nishikori dello scambio più lungo del match, ben 21 colpi, dopo un'infinita serie di corse e rincorse sulla linea di fondo - mentre la condizione di Musetti, alla sua terza partita dopo oltre sessanta giorni di stop, è ancora in fase di rodaggio: condizione emersa contro Vukic e bilanciata però da una tenuta mentale che l'ha aiutato a venire a capo di un terzo set che si annunciava assai complesso. A quello dovrà quindi aggrapparsi Musetti una volta esaurite le presentazioni e pesati i rispettivi giochi. Valutare con lucidità ogni momento del match, assorbire le scorribande con cui Jodar proverà ad intestarsi l'inerzia della partita e pesare bene i punti chiave in cui alzare il livello del suo tennis. Difficile pensare a una resa incondizionata. Più facile, almeno sulla carta, premurarsi di sgonfiarne con calma e autorità le esuberanze. Affinché resti un valore, l'esperienza va fatta pesare. Acquisirla porta con sé il sapore agrodolce di qualche sconfitta. 

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