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L'asso tedesco in difesa del prossimo numero uno del mondo, accusato di aver avuto vita facile sul circuito in assenza dei suoi due più temibili rivali: "Che sciocchezze!"
15 ottobre 2026
La suggestione può giocare brutti scherzi. E' un balsamo che si posa sui ricordi lucidandoli e proteggendoli dalla ruggine, e che solo raramente restituisce alle cose il colore che queste avevano nella realtà. Prendete Boris Becker. Idolatrato, il più giovane vincitore del torneo di Wimbledon (17 anni e 227 giorni), iconico nei gesti, nello stile, nei colpi, "bum-bum" oggi occupa un posto speciale tanto nella memoria quanto nel gotha del tennis. Eppure, a scorrere almanacchi e statistiche, sono appena 12 le settimane da lui trascorse in vetta al ranking, e 6 gli Slam conquistati da quel primo Wimbledon (1985) all'ultimo titolo vinto in Australia (1996). Carlos Alcaraz, a soli 23 anni, ne ha già vinti 7. Jannik Sinner lo tallona con 5, surclassandolo però nel numero di settimane da numero uno del mondo (veleggia oltre le 90).
Ieri come oggi, a restare immutata in Becker è però la franchezza con cui segue e prende parte nelle vicende che scandiscono la vita sul circuito. Ultima, la certezza maturata dal suo connazionale Alexander Zverev di chiudere la stagione da numero uno del mondo. Il secondo tedesco a riuscirci dopo il suo illustre predecessore. Eppure, c'è chi di fronte a questo traguardo continua a storcere il naso definendolo l'ovvia conseguenza di alcune fortunate coincidenze e non invece l'esito di una stagione trionfale. Con Alcaraz fuori dai giochi quattro mesi e Sinner costretto a saltare la seconda metà di stagione, la concorrenza del tedesco si è sciolta come neve al sole. Tanto più che nel 2026, finché i due erano ancora in campo, Zverev non era riuscito a batterli rimediando cinque sconfitte contro l'azzurro e una contro il murciano (cui si aggiunge quella contro Djokovic nell'unico match disputato dai due quest'anno).
Argomenti che hanno finito col portare molta acqua al mulino dei suoi detrattori e che Becker si è sentito in dovere di bilanciare. Nel podcast condotto con Andrea Petkovic, il tre volte campione di Wimbledon ha etichettato queste insinuazioni come "totali sciocchezze", ribadendo come Zverev possa giocare e "battere solo chi ha davanti" e che non è ovviamente colpa sua se i suoi rivali più accreditati "si sono infortunati o siano stati già eliminati".
Non è la prima volta che Becker prende le difese del suo connazionale. Già a settembre, dopo il successo a Flushing Meadows, aveva reso dichiarazioni simili a quelle inoltrate ieri ricordando all'epoca come Zverev avesse "vinto due Slam in stagione, giocato tre finali consecutive ed era arrivato a servire per il match nella semifinale in Australia contro Alcaraz". "La gente deve finalmente riconoscergli il rispetto che merita", ha concluso l'oggi cinquantottenne Becker. Ancora in vantaggio contro il suo giovane pupillo nei numeri, ma non per questo meno lucido nell'incoraggiarne i prossimi passi e prenderne le difese.