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Il toscano si racconta pochi giorni dopo aver raggiunto a Firenze la seconda finale Challenger in carriera. Ora numero 265 del ranking Atp, nel finale di stagione cercherà di spingersi a ridosso della zona qualificazioni Slam
Lorenzo Carini | 01 novembre 2026
Una stagione di crescita costante sotto il profilo dei risultati e delle prestazioni. Per Michele Ribecai sta andando in archivio un 2026 decisamente positivo, con due finali Challenger disputate, entrambe in Italia (a Barletta e Firenze), e un piazzamento da numero 265 del ranking Atp che lascia aperti importanti spiragli nella corsa alle qualificazioni dei tornei dello Slam. Il 23enne toscano, alfiere del Ct Lucca - dove si allena con Ivano Pieri -, ha raccontato in esclusiva le proprie sensazioni attuali e i suoi obiettivi futuri.
Michele, torniamo alla finale del Challenger di Firenze, persa contro Romano. Che settimana ha vissuto?
“Quello di Firenze è stato un percorso in costante crescita per me e sono contentissimo del modo in cui ho affrontato ogni singola partita. Al secondo turno contro Houkes, quinta testa di serie, mi sono ritrovato di fronte a un avversario con un gioco molto difficile da contenere, ma penso di essermi espresso molto bene. Questa vittoria mi ha dato un’importante iniezione di fiducia per il prosieguo della settimana, consentendomi di arrivare a giocarmi il titolo nel derby con Filippo Romano”.
Dalla finale di Barletta ad aprile a quella più recente di Firenze, quanto è migliorato in questo lasso di tempo?
“Credo di essere cresciuto molto, anche se onestamente pensavo e speravo di ottenere anche qualche risultato in più. Le occasioni non sono mancate: ho centrato qualche buon piazzamento tra quarti di finale e semifinali senza riuscire ad andare oltre, fino alla soddisfazione di un’altra finale raggiunta a Firenze”.
In pochi mesi è passato dal circuito Itf a quello Challenger. Qual è stata la differenza più importante che ha notato?
“Bene o male i campi sono gli stessi, anche se nei tornei Challenger c’è comunque una cura maggiore e una migliore attenzione ai dettagli. Ho subito notato una diversità nelle condizioni di gioco, perché con il passaggio ai Challenger ci si ritrova ad affrontare più cambi palle nel corso delle partite”.
Michele Ribecai colpisce di rovescio
Come valuta il suo ultimo anno?
“Molto positivamente, tanto che se dovessi darmi un voto starei tra il sette e mezzo e l’otto. Sono molto soddisfatto per come mi sono comportato negli ultimi dodici mesi: penso di aver fatto un ottimo salto di qualità. Non avrei mai pensato di arrivare a fine 2026 a un passo dalle qualificazioni dei tornei dello Slam, anche se già da qualche anno mi ero prefissato di raggiungere questo obiettivo. Sono convinto di poter arrivare nei Major grazie al mio gioco, ma se un anno fa mi avessero detto che mi sarei ritrovato in questa zona di classifica probabilmente avrei detto che era troppo presto”.
Nel suo percorso, c’è una partita che pensa possa averle permesso di svoltare definitivamente?
“Sì, probabilmente la sfida giocata a settembre dell’anno scorso a Santa Margherita di Pula contro lo spagnolo Pol Martin Tiffon. La ricordo con piacere perché fu la mia prima vittoria in carriera contro un Top-200: ho avuto modo di confrontarmi con un ottimo giocatore e sento che quel successo mi è servito molto per affrontare le tappe successive. In quanto ai tornei, invece, una tappa molto importante della mia carriera è stata quella di quest’anno al Challenger di Napoli”.
E qual è il match che le ha insegnato di più?
“Quello giocato a Perugia contro un altro spagnolo, Pablo Llamas Ruiz. Ero avanti 5-4 e servizio nel terzo set, ma ho perso al tie-break dopo aver commesso tre errori bruttissimi, dettati principalmente dall’inesperienza e da un pizzico di tensione. Nel complesso, però, penso di aver giocato molto bene: questa partita è stata positiva e mi ha dato molteplici spunti”.
Michele Ribecai in azione
Le qualificazioni Slam rappresentano il suo principale obiettivo?
“L'obiettivo è fare più punti possibili da qui alle prossime settimane per cercare di coronare questo sogno. Arrivare a giocare le qualificazioni di un torneo dello Slam sarebbe qualcosa di speciale e molto importante per me”.
Quali sono i principali aspetti da migliorare nel suo gioco?
“Devo cercare di essere più aggressivo, caratterialmente parlando, perché in campo forse sono ancora troppo tranquillo. Mi considero un contrattaccante da fondo e penso di poter crescere ancora parecchio. Durante la preparazione invernale, lavorerò tanto assieme al mio staff per migliorare al servizio e nelle variazioni”.
Qual è la partita dei suoi sogni?
“Il mio idolo è sempre stato Roger Federer: fin da piccolo ho sempre sperato di poter giocare contro di lui. Il sogno di una vita? Sarebbe stato una sfida Ribecai-Federer sul Centrale di Wimbledon”.
Lei è soltanto uno dei tanti giovani italiani in rampa di lancio nel circuito Challenger. Che effetto le fa?
“È molto bello essere uno dei volti nuovi del tennis italiano nei tornei Challenger. Sono molto contento e spero di poter fare altrettanto bene nei prossimi tornei e nella stagione 2027. In Italia si organizzano tantissimi tornei durante l’anno, sia Itf che Challenger, e tutto questo permette a tantissimi nostri giocatori di mettersi in mostra. Anche i più giovani hanno modo di emergere giocando i tornei italiani e questa è sicuramente una cosa molto positiva, che ci contraddistingue dalle altre nazioni”.
Michele Ribecai colpisce di diritto (foto Serafini)
Quando ha capito che il tennis sarebbe potuto diventare il suo lavoro?
“Mi sono avvicinato a questo sport da piccolo, grazie ai miei nonni e al resto della famiglia che giocava a Lucca. Mi sono appassionato subito al tennis e ho sempre guardato tante partite in televisione. Dopo aver completato il percorso delle scuole superiori, ho deciso di mettermi alla prova nei tornei Itf per fare esperienza e rapidamente ho capito che avrei potuto fare bene tra i professionisti. La fiducia è aumentata, dunque mi sono convinto a scegliere questo percorso e ho continuato a giocare ininterrottamente”.
Come descriverebbe il suo rapporto con il coach Ivano Pieri?
“Lo considero quasi come un secondo padre. Mi ha visto crescere all’interno del Ct Lucca ed è una figura importantissima per me. Con lui ho preso la decisione di iniziare il mio percorso tra i professionisti: una sera eravamo a cena insieme a casa mia e mi ha incoraggiato a partire per giocare un torneo al Cairo, dove tra l’altro riuscii a trovare il primo punto Atp. C’è un rapporto splendido anche con tutto il consiglio e il presidente del Ct Lucca: siamo un tutt’uno, mi alleno da sempre su quei campi e per me è veramente bello poter vivere il circolo ancora oggi”.
E quanto è importante l’apporto della sua famiglia?
“La famiglia è fondamentale nel percorso di un giovane. Non potrei mai smettere di ringraziare i miei genitori che mi supportano ogni giorno a livello economico, anche se giustamente ora un po’ meno rispetto a prima dato che grazie ai risultati conseguiti nell’ultimo anno sono riuscito ad affrontare personalmente quasi tutte le spese. Per un giocatore che vuole crescere e fare strada nel mondo del tennis, è molto importante avere una famiglia di sani principi alle spalle”.
Infine, che persona è Michele Ribecai fuori dal campo?
“Mi reputo un ragazzo tranquillo, mi piace ascoltare musica e giocare a biliardo o freccette. Simpatizzo per la Juventus, anche se nella mia famiglia sono tutti milanisti o interisti: ho sempre apprezzato i bianconeri sin da piccolo, ma a dire il vero non seguo molto il calcio”.