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L'altra Parigi, storia e sorprese del Masters 1000 di Francia

La storia moderna comincia nel 1986, quando la Federazione francese decise di riportare nella capitale un grande evento indoor dopo la scomparsa dell'Open Crocodile, disputato fino al 1982 allo Stade Pierre-de-Coubertin. Il Palais Omnisports di Paris-Bercy, inaugurato due anni prima, offriva il palcoscenico ideale...

31 ottobre 2026

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Parigi, nel tennis, vuol dire prima di tutto Roland Garros. Terra rossa, primavera, Bois de Boulogne. Ma dal 1969, e da quarant'anni senza interruzioni, esiste un'altra Parigi, molto diversa: indoor, veloce, rumorosa, compressa nella parte finale della stagione e spesso capace di produrre risultati imprevedibili. È il Masters 1000 francese, nato come evento di categoria nel 1986 a Bercy e oggi entrato in una nuova fase della propria storia con il trasferimento alla Plenitude Arena, nel quartiere de La Défense. Un torneo che nel tempo ha cambiato superficie, dimensioni e atmosfera, senza perdere la propria caratteristica principale: essere uno degli appuntamenti più difficili da decifrare del calendario.

La storia moderna comincia nel 1986, quando la Federazione francese decise di riportare nella capitale un grande evento indoor dopo la scomparsa dell'Open Crocodile, disputato fino al 1982 allo Stade Pierre-de-Coubertin. Il Palais Omnisports di Paris-Bercy, inaugurato due anni prima, offriva il palcoscenico ideale. Il primo campione fu Boris Becker, non ancora diciannovenne, vincitore in finale su Sergio Casal. Il tedesco avrebbe costruito con Bercy un rapporto speciale, conquistando tre edizioni e raggiungendo cinque finali nei primi dieci anni del torneo.

All'inizio si giocava su una moquette molto rapida, quasi un manifesto del tennis indoor dell'epoca. Becker, Edberg, Ivanisevic, Sampras: i grandi attaccanti trovavano a Bercy condizioni ideali. Nel 1993 Ivanisevic servì 97 ace nell'arco della settimana, 27 dei quali nella sola finale contro l'ucraino Andrei Medvedev. L'anno successivo gli organizzatori rallentarono la superficie proprio per riequilibrare il gioco, memori dei fischi piovuti dagli spalti quel giorno. Arrivò quindi Andre Agassi, primo (futuro) campione del Roland Garros a vincere anche l'altro grande torneo parigino.

Le sorprese, però, sono sempre state parte del Dna di quello che al tempo era conosciuto semplicemente come Bercy. Nel 1991 Guy Forget divenne il primo francese a vincere il torneo, battendo Pete Sampras dopo tre ore e 46 minuti, nella finale più lunga della storia dell'evento. Poi sarebbero arrivati Sebastien Grosjean nel 2001 e Jo-Wilfried Tsonga nel 2008, gli altri due padroni di casa capaci di conquistare il titolo.

L'altra Parigi, storia e sorprese del Masters 1000 di Francia

Ma è soprattutto nel nuovo millennio che Parigi ha costruito la propria fama di torneo delle occasioni irripetibili. Nel 2005 Tomas Berdych, allora numero 50 del mondo, divenne il campione con la classifica più bassa della storia dell'evento. David Nalbandian trionfò nel 2007 al termine di un autunno straordinario. Jack Sock nel 2017 arrivò a Parigi da numero 24 della Race e ne uscì non soltanto con il primo Masters 1000 della carriera, ma anche con un posto alle Finals. Karen Khachanov fece altrettanto, sul piano del prestigio, un anno dopo, battendo Djokovic in finale. Nel 2022 fu Holger Rune a sorprendere tutti, conquistando il suo primo Masters 1000 proprio contro il serbo.

In mezzo a tante sorprese, un dominatore vero c'è stato: Novak Djokovic. Il serbo ha conquistato sette titoli a Parigi, più di chiunque altro, trasformando Bercy in uno dei luoghi simbolo della propria carriera indoor. È anche l'unico giocatore, dal 2005 in avanti, ad aver vinto più volte il torneo. Dal 2025, però, Bercy appartiene al passato. Le esigenze sempre maggiori dei Masters 1000, soprattutto in termini di spazi, campi, servizi ai giocatori e capienza, hanno portato la FFT a trasferire il torneo alla Paris La Défense Arena, oggi Plenitude Arena. La vecchia Accor Arena poteva accogliere circa 16.800 spettatori complessivi; il nuovo impianto porta il potenziale a circa 23 mila, con quattro campi di gara e un'area molto più ampia per giocatori e pubblico. Il Centrale, con oltre 16 mila posti, è uno dei più grandi del circuito.

L'altra Parigi, storia e sorprese del Masters 1000 di Francia

Il cambiamento ha inevitabilmente modificato anche l'identità del torneo. Bercy era stretto, quasi claustrofobico, con un pubblico vicinissimo al campo e un'atmosfera che spesso trasformava le sessioni serali in qualcosa di diverso dal resto del Tour. La Défense è più grande, moderna e spettacolare. Nel 2025, prima edizione nella nuova sede, Jannik Sinner vinse il titolo senza perdere un set e tornò numero 1 del mondo. Nel 2026 il torneo festeggia quarant'anni dalla nascita e disputa la seconda edizione nella nuova casa.

C'è poi una ragione per cui Parigi è sempre stata diversa dagli altri Masters 1000: il calendario. È l'ultimo torneo di questa categoria della stagione e, per tradizione, rappresenta anche l'ultima vera possibilità di modificare la corsa alle Finals. Oggi il regolamento stabilisce che i primi sette della Race dopo Parigi ottengano la qualificazione diretta a Torino, con l'ottavo posto condizionato dall'eventuale presenza di un campione Slam compreso fra l'ottava e la ventesima posizione.

La storia offre esempi perfetti di quanto possa pesare una (buona) settimana francese. Il caso più clamoroso resta quello di Sock nel 2017: arrivò da lontanissimo, vinse il torneo e si prese l'ultimo posto alle Nitto ATP Finals di Londra, dove raggiunse addirittura la semifinale. Nel 2019 Matteo Berrettini ottenne proprio durante la settimana di Parigi la certezza matematica della qualificazione, diventando il primo italiano in singolare alle Finals dal 1978. Nel 2021 Hubert Hurkacz blindò a Bercy la propria presenza al Masters di fine anno, completando una stagione che lo aveva già visto vincere Miami e raggiungere la semifinale a Wimbledon. È questo il fascino dell'altra Parigi. Non ha la solennità del Roland Garros, ma arriva quando la stagione sembra già scritta e spesso la riscrive. Da Becker a Djokovic, da Berdych a Sock, da Bercy alla Plenitude Arena: quarant'anni dopo, il Masters 1000 francese resta il luogo in cui l'autunno può ancora cambiare volto al tennis dei big.

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