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Ex numero uno del mondo tra gli Under 18 nonché vincitore del Trofeo Bonfiglio, il brasiliano non è riuscito a sfondare tra i ‘grandi’ in singolare ma ora è a un passo dalla qualificazione alle Nitto ATP Finals in doppio
di Lorenzo Carini | 26 agosto 2026
Eccellere in singolare nel circuito giovanile può non bastare per arrivare a recitare un ruolo da protagonista anche tra i grandi. Lo sa benissimo Orlando Luz, tennista brasiliano classe ’98 che nel 2015 vinse il Trofeo Bonfiglio sui campi del Tennis Club Milano Alberto Bonacossa - a seguito del successo in finale contro il francese Corentin Denolly - e che grazie a quell’affermazione riuscì a spingersi in vetta alla classifica mondiale Under 18. Campione nel doppio juniores a Wimbledon nel 2014 in coppia con il connazionale Marcelo Zormann, nello stesso anno conquistò anche la medaglia d’oro nella specialità alle Olimpiadi giovanili di Nanchino e un secondo posto in singolare, battuto nel match clou da Kamil Majchrzak.
Arrivato al massimo al numero 272 Atp nell’agosto di cinque anni fa, Luz ha vinto nove titoli Itf in singolare tra i professionisti, l’ultimo nel 2023 in un M15 in patria, a Mogi das Cruzes. A livello Challenger vanta una finale raggiunta a San Marino nel 2021, persa in tre set contro un giovanissimo Holger Rune, e una semifinale disputata a Santos nel 2015. Nel circuito maggiore, invece, ha perso le uniche due partite giocate nei tabelloni principali di un evento Atp, a San Paolo nel 2017 contro Gastao Elias e quest’anno all’Estoril contro Nuno Borges, dopo essersi qualificato. “Ero numero al mondo junior ma col passaggio al professionismo ho dovuto ricominciare da capo - aveva raccontato Luz in un’intervista -. Mi sono allenato diverse volte con Nadal, Federer e Murray, ma credo che i pochi tornei in calendario in Brasile e nel resto del Sudamerica abbiano inciso sul percorso. Nel mio Paese sono sempre sceso in campo con molta tensione addosso perché mi sentivo obbligato a vincere”.
Arrivato anche a un passo dal ritiro dall’attività agonistica a soli diciotto anni dopo la diagnosi di una malattia degenerativa della cornea, responsabile di problemi alla vista, difficoltà di messa a fuoco e distorsioni delle immagini, Luz non si è dato per vinto e ha continuato a giocare con un solo obiettivo, da lui ripetutamente dichiarato nel corso degli anni. “Voglio dimostrare che il Brasile può diventare una nazione di grandi tennisti - ha detto a più riprese il giocatore verdeoro -, sono qui per dare il mio esempio ai più giovani e contribuire a una diffusione ancora maggiore del nostro sport”.
Trovata progressivamente consapevolezza con le difficoltà incontrate nel cammino da singolarista, Luz si è rimesso in gioco nel doppio. In questa disciplina si era sempre ben comportato anche da junior, dimostrando fin dai primi anni di attività internazionale di avere una naturale predisposizione alla specialità. Dopo diverse stagioni di gavetta nel circuito Challenger, in cui ha vinto ventitré eventi dal 2019 a oggi, Luz ha ‘svoltato’ all’inizio di questa annata, in corrispondenza con l’avvio di una proficua collaborazione con il compagno di nazionale Rafael Matos, col quale sta facendo coppia fissa da gennaio e forma un tandem di elevata caratura anche in ottica Coppa Davis.
Partiti nel 2026 con i quarti di finale agli Australian Open, Luz e Matos hanno poi vinto gli Atp 250 di Buenos Aires e Santiago, un Challenger 125 a Braunschweig e disputato due finali a Houston e all’Estoril. Il tutto prima delle ultime settimane da favola trascorse nelle tappe nordamericane di Montreal e Cincinnati, che hanno visto il duo conquistare dieci vittorie consecutive per diventare il quinto team nell’Era Open a completare il ‘Summer Sweep’, nonché il primo interamente brasiliano a imporsi in due tornei della categoria Masters 1000. “L’obiettivo è sempre stato quello di qualificarci per Torino - ha detto Luz -: c’è ancora tanta strada da percorrere, ma siamo tra i primi otto della Race (ora al sesto posto, ndr) e dobbiamo continuare a lavorare per far sì che questo sogno diventi realtà”.
Ora numero tredici nel ranking Atp di specialità, Luz sta vivendo il miglior momento della propria carriera ed è sempre più vicino a festeggiare una storica qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Undici anni fa vinceva il Trofeo Bonfiglio da assoluto protagonista: sembrava per lui l’inizio di una carriera da sogno in singolare, ma il tennis gli ha chiesto di aspettare, cambiare strada e ripartire da zero. Adesso, dopo aver attraversato importanti difficoltà economiche e vissuto momenti non semplici nelle realtà meno nobili del circuito professionistico, Orlando Luz è finalmente tornato a guardare avanti con il sorriso. Accantonato il capitolo dedicato al singolare, ‘Orlandinho’ è ora focalizzato sul doppio, con vista su Torino, e assieme a Rafael Matos è pronto a scrivere un nuovo capitolo del tennis brasiliano, oltre a una bella storia di riscatto personale.