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Kouame, il Next Gen che corre come una Formula 1

Per Moise il 2026 è un anno eccezionale, ma è stato il Roland Garros a cambiare davvero la percezione intorno a lui. Al debutto nel tabellone principale di uno Slam, grazie a una wild card, Kouame ha eliminato Marin Cilic - ex numero 3 e campione dello US Open - con un 7-6 6-2 6-1 che ne ha mostrato soprattutto la capacità di non farsi impressionare dal palcoscenico

16 ottobre 2026

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L'esultanza di Moise Kouamè

Moise Kouame ha diciassette anni, sogna di diventare numero 1 del mondo e, se non avesse scelto il tennis, avrebbe voluto fare il pilota di Formula 1. Già questo basta per capire che la prudenza non è esattamente il tratto distintivo del francese. Nato il 6 marzo 2009, cresciuto a Sarcelles, nella periferia nord di Parigi, Kouame è il più giovane fra i protagonisti della top 10 nella corsa alle Next Gen ATP Finals di Reggio Calabria. E anche quello che, probabilmente, ha più margini da esplorare.

Ha cominciato a giocare a sei anni insieme al fratello maggiore Michael, è cresciuto nel sistema federale francese passando anche dal centro nazionale di Poitiers e indica Novak Djokovic come modello assoluto, con Jannik Sinner fra i giocatori che preferisce osservare da vicino. Fuori dal campo, invece, il mondo cambia completamente: Formula 1, golf, PlayStation, scacchi. Tifa Red Bull, segue Lionel Messi, guarda Drive to Survive e Top Gear. Nel profilo pubblicato dall'ATP ha indicato senza esitazioni il mestiere alternativo: pilota di Formula 1.

Kouame, il Next Gen che corre come una Formula 1

Una certa attrazione per la velocità, del resto, si vede anche nella sua carriera. Kouame ha iniziato il 2026 intorno al numero 830 Atp e in poche settimane ha cominciato a bruciare tappe. A gennaio ha conquistato due tornei ITF consecutivi in Francia, a Hazebrouck e Bressuire. Il successo nel primo M25 lo ha reso il più giovane francese a vincere un titolo professionistico dai tempi di Richard Gasquet e il più giovane giocatore a imporsi a quel livello dai tempi di Carlos Alcaraz. In primavera è arrivato il terzo titolo stagionale, sulla terra di Santa Margherita di Pula.

In mezzo, il salto nel tennis vero. A Montpellier, ancora sedicenne, è passato attraverso le qualificazioni ed è diventato il sesto giocatore più giovane dal 2000 capace di qualificarsi per un torneo del Tour maggiore. A Miami, un mese più tardi, ha fatto ancora meglio. Battendo Zachary Svajda è diventato il primo giocatore nato nel 2009 a vincere un match nel circuito e il più giovane vincitore di un incontro in un Masters 1000 dai tempi di Rafael Nadal nel 2003. Poco dopo gli arrivò anche un messaggio di congratulazioni del suo idolo Novak Djokovic: un'altra piccola conferma del fatto che il nome Kouame avesse ormai superato i confini del tennis francese.

Kouame, il Next Gen che corre come una Formula 1

Ma è stato il Roland Garros a cambiare davvero la percezione intorno a lui. Al debutto nel tabellone principale di uno Slam, grazie a una wild card, Kouame ha eliminato Marin Cilic - ex numero 3 e campione dello US Open - con un 7-6 6-2 6-1 che ne ha mostrato soprattutto la capacità di non farsi impressionare dal palcoscenico. Due giorni dopo ha battuto Adolfo Daniel Vallejo in quattro ore e 56 minuti, recuperando da 2-5 nel quinto set e imponendosi al super tie-break. A diciassette anni e due mesi è diventato così il più giovane giocatore a raggiungere il terzo turno di uno Slam dai tempi di Nadal a Wimbledon 2003.

La corsa si è fermata contro Alejandro Tabilo, ma forse è proprio lì che Kouame ha detto una delle cose più interessanti sul proprio carattere: non considerava quella sconfitta un problema, perché era convinto che gli avrebbe insegnato più delle due vittorie precedenti. "Non mi considero un cattivo perdente. Sono uno che cerca di imparare dagli errori e di reagire".

Una mentalità che piace molto a Liam Smith, il tecnico che lo segue (con Gasquet al fianco) e che in passato ha lavorato anche con Gael Monfils. Smith sottolinea soprattutto la capacità del ragazzo di restare dentro le partite, qualità tutt'altro che scontata a diciassette anni. Al Roland Garros spiegò come il lavoro principale fosse proprio sulla disciplina: meno passaggi a vuoto, meno errori tipici del passaggio dagli junior al professionismo, maggiore continuità nell'intensità. Tecnicamente, invece, vede ancora spazio soprattutto sul servizio e su un diritto che dovrà diventare un colpo sempre più risolutivo.

Kouame, il Next Gen che corre come una Formula 1

Kouame è già un giocatore fisicamente importante - circa 190 centimetri - ma non vive soltanto di potenza. Ha elasticità, anticipa bene, possiede un rovescio molto naturale e tende a vivere le partite con grande partecipazione emotiva. Ivan Ljubicic ha sintetizzato il concetto con una frase significativa: "Non ha limiti". Non tanto perché sia già pronto per il vertice, quanto perché affronta gli obiettivi senza autocensurarsi. Durante il Roland Garros arrivò persino a dire di sentirsi in grado di provare a vincere il torneo. Ljubicic non lo considerò presuntuoso: per lui era il segnale di un ragazzo disposto a pensare in grande.

Il resto del 2026 è servito soprattutto a mettere chilometri nel motore. Kouame ha progressivamente trasferito il proprio calendario verso i Challenger, arrivando in semifinale a Phan Thiet e nei quarti a Cancun. Proprio questa continuità gli ha permesso di arrivare ormai attorno ai primi 200 Atp (oggi è 201, è stato 191), dopo essere partito oltre l'ottocentesima posizione.

La crescita, però, va letta anche dentro a una generazione particolarmente competitiva. Nella Race per Reggio Calabria Kouame è ancora alle spalle dei tre giocatori che hanno scavato il solco maggiore: Rafael Jodar, Joao Fonseca e Martin Landaluce. Ad oggi ha 287 punti ed è nono, ma appena 101 punti lo separano dal quinto posto di Federico Cinà. In mezzo ci sono Joel Schwaerzler, Darwin Blanch e Diego Dedura. Come a dire che un Challenger può cambiare mezza classifica.

L'orgoglio del francese Moise Kouame al Roland Garros (Getty Images)

L'orgoglio del francese Moise Kouame al Roland Garros (Getty Images)

E proprio uno scontro diretto ha recentemente aiutato il francese. Al Challenger di Roanne ha battuto Dedura 6-1 6-4, risultato importante perché il tedesco sta immediatamente davanti a lui nella Race. È il tipo di match che da qui alla fine dell'anno può valere doppio: punti guadagnati per sé e contemporaneamente tolti a un rivale diretto.

Con gli altri candidati, invece, i confronti sono ancora pochi. Kouame è più giovane di tutti: ha due anni meno di Jodar, Fonseca, Cinà e Sakamoto, addirittura tre rispetto ad alcuni degli altri rivali. Negli junior ha perso, per esempio, contro Jan Kumstat all'Australian Open 2025 e contro Ivan Ivanov al Roland Garros dello stesso anno. Ma è proprio questo il dettaglio interessante: mentre molti rivali hanno già alle spalle una formazione junior più completa o stagioni intere nei Challenger, Kouame è arrivato nella stessa zona di classifica saltando una fase che per molti è obbligata.

Jodar e Fonseca oggi sono più avanti, Landaluce ha già accumulato maggiore esperienza nel circuito Atp, Blanch ha vinto il suo primo Challenger, Kumstat ne ha messi insieme addirittura tre consecutivi. Kouame, invece, non ha ancora un titolo Challenger in bacheca (ne ha 3 Itf). Eppure è lì. Forse è proprio questo il dato che lo rende diverso dagli altri candidati a Reggio Calabria. Per molti la qualificazione alle Next Gen ATP Finals rappresenterebbe il coronamento di una stagione costruita gradualmente. Per Kouame sarebbe quasi un'anticipazione. Ha ancora diciassette anni, ne compirà diciotto soltanto nel marzo 2027 e avrà quindi davanti altre occasioni per arrivare al torneo. Ma la capacità di aspettare non sembra appartenere molto al suo carattere.

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