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"Lo scorso anno - ha detto Noah - sulla carta avremmo dovuto vincere. Loro passavano tutto l'anno a vincere partite e appena mi sono seduto accanto a loro abbiamo perso. L'avevo presa sul personale..."
27 settembre 2026
Il Team Europe ha chiuso la Laver Cup 2026 battendo il Team World 13-5 e Yannick Noah ha lasciato Londra con una sensazione molto diversa rispetto a dodici mesi fa. Allora la sua squadra aveva perso a San Francisco dopo essere partita favorita. Stavolta ha completato il lavoro nel modo atteso. E nella conferenza stampa finale Noah ha raccontato il successo soprattutto come un'esperienza personale. Dell'uomo, più che dello sportivo.
"Per me è stata un'avventura. Questi ragazzi giocano tutto l'anno e io sento soprattutto gratitudine per aver potuto vivere con loro questi momenti, vedere da vicino questa qualità di tennis e far parte di un evento che produce così tante emozioni. Alla fine è questo che cerchiamo quando facciamo sport. L'anno scorso sorridevamo, ma un po' fingevamo. Stavolta è molto meglio perché abbiamo vinto. È stata un'esperienza meravigliosa e torno a casa con nuovi amici".
Noah ha ammesso di aver sentito la responsabilità molto più di quanto volesse mostrare. "Lo scorso anno, sulla carta, avremmo dovuto vincere. Loro passavano tutto l'anno a vincere partite e appena mi sono seduto accanto a loro abbiamo perso. L'ho presa sul personale. Quest'anno avevo un po' di pressione, non posso negarlo. Questa competizione significa tanto per me. Sono stato capitano di Coppa Davis, ma la Laver Cup è qualcosa di diverso. È un evento speciale perché permette di vivere momenti che normalmente nel tennis non esistono. Tra pochi giorni ognuno tornerà al proprio circuito, ma come gruppo abbiamo condiviso qualcosa di raro. Avrò una fotografia con questi ragazzi e potrò dire: abbiamo vinto la Laver Cup 2026".
Fra i protagonisti della giornata decisiva c'è stato Alexander Zverev. Il tedesco arrivava da una sconfitta pesante contro Alex de Minaur e da tre ko consecutivi in Laver Cup. La fiducia ricevuta dalla squadra gli ha dato una spinta particolare verso il successo finale.
"Ieri ero molto giù dopo aver perso contro Alex. La squadra mi ha aiutato a rialzarmi e a guardare avanti. Sono stato molto felice che Yannick, Tim e tutti gli altri abbiano continuato ad avere fiducia in me e mi abbiano scelto per giocare nell'ultima giornata. Avevo perso le ultime tre partite in Laver Cup e quindi oggi sentivo una pressione in più. Questa competizione è diversa da qualsiasi altro torneo. Qui succedono cose che sul circuito magari non vedresti, perché alcuni giocatori improvvisamente trovano un livello speciale. Per me era importante riuscire a chiuderla vincendo".
Carlos Alcaraz
La vittoria completa per Zverev un 2026 straordinario, fatto di due titoli Slam. "Non è stato un brutto anno, diciamo così. Sono molto soddisfatto di come sono andati gli Slam. Se a gennaio qualcuno mi avesse messo davanti un foglio dicendomi di firmare per vincerne uno, lo avrei fatto immediatamente. Vincerne due è stato un sogno. Ho vissuto tanti momenti dolorosi negli Slam e quest'anno finalmente tutto si è incastrato. Ma la Laver Cup è completamente diversa: si gioca con un formato molto rapido e soprattutto per una squadra. Qui senti una responsabilità maggiore, perché non stai giocando soltanto per te stesso. Dopo aver perso lo scorso anno, riprenderci la coppa mi rende particolarmente felice".
Per Zverev questa Laver Cup ha avuto anche un sapore particolare dal punto di vista generazionale. Era il più anziano della squadra. Una posizione quasi opposta rispetto al suo debutto nella competizione. "La mia prima Laver Cup l'ho giocata a vent'anni e avevo Federer e Nadal come compagni. Durante quella settimana credo di non aver detto una parola. In realtà quasi nessuno parlava: stavamo tutti seduti con la bocca aperta ad ascoltarli. È stata una delle settimane più speciali della mia carriera. Adesso sono io il più vecchio della squadra e naturalmente tutto sembra diverso. Però essere a vent'anni nella stessa stanza, allo stesso tavolo e nello stesso spogliatoio con Rafa e Roger per una settimana intera è qualcosa che non si può confrontare con altro".
Dal lato opposto della squadra c'è Rafael Jodar, alla prima esperienza. "Per me significa tantissimo vincere questo titolo con loro. Fin dal primo giorno mi hanno aiutato, perché sapevano che ero quello nuovo e dovevano spiegarmi come funzionava questa competizione. Mi hanno sostenuto durante il debutto, che è sempre complicato, e sono stato molto felice di vincere la prima partita. Poi per tutto il weekend ho provato a restituire quel sostegno dalla panchina. Sul circuito viaggi tante settimane con la tua squadra ma giochi sempre per te stesso. Qui invece giochi per un gruppo. È una sensazione completamente diversa".
Flavio Cobolli col Team Europe alle spalle
Anche Carlos Alcaraz ha utilizzato la settimana londinese in un modo particolare. Era appena al secondo torneo dopo cinque mesi di stop e aveva bisogno soprattutto di ritrovare partite e sensazioni. "Per me è stato importantissimo essere qui. Dopo cinque mesi fuori, questo era soltanto il mio secondo evento dal ritorno. Avevo bisogno di giocare, di ritrovare il ritmo e di capire come avrebbe reagito il corpo a partite intense, al doppio, alle poche ore di sonno e alla necessità di tornare in campo il giorno dopo. Sono molto contento perché ho giocato diverse partite, ho visto che il mio livello c'è e ho capito che fisicamente posso reggere. E poi vincere con questi ragazzi è sempre speciale. Adoro la sensazione di stare in panchina e sostenere gli altri. È un formato unico".
Alcaraz ha parlato apertamente anche della fatica accumulata durante la stagione. La Laver Cup, però, è stata una specie di antidoto. "Bisogna cercare di usare tutto a proprio favore. Io ho utilizzato questa settimana per ritrovare la gioia. Amo giocare a tennis e quando scendo in campo in una competizione a squadre è tutto diverso, perché giochi anche per chi è seduto fuori a sostenerti. Avere un capitano e un vicecapitano accanto cambia la sensazione. Questa settimana volevo soprattutto divertirmi, ritrovare il mio tennis migliore e recuperare quella gioia che poi mi può aiutare anche nei tornei successivi".
L'applauso di Noah ai suoi giocatori
Un pezzo di quella gioia è arrivato anche fuori dal campo, grazie a Roger Federer. "Arthur e io stavamo pranzando e all'improvviso è arrivato Roger con il suo piatto e si è seduto con noi. Quello che ci siamo detti rimane privato, ma è stato bellissimo. A volte lo incontro ai tornei, però sul circuito non capita normalmente di poter passare molto tempo con lui. La Laver Cup offre anche questo: puoi stare con Roger fuori dal campo, parlare e fargli domande. È un'opportunità speciale".
Noah aveva cominciato la conferenza dividendo i meriti con Tim Henman. "Lui faceva tutto il lavoro difficile, seguiva le partite, conosceva giocatori e tattiche. Io la sera cantavo". Henman ha sorriso, poi ha spiegato perché considera la manifestazione qualcosa di prezioso per il tennis. "Abbiamo una storia e una tradizione enormi, ma abbiamo bisogno anche di innovazione. La Laver Cup porta insieme i migliori giocatori del mondo, in una grande città, dentro un grande stadio pieno. Poi mette in campo l'intensità di atleti che normalmente giocano per se stessi. Questo è ciò di cui il tennis ha bisogno. Essere parte di tutto questo negli ultimi due anni è stato un privilegio". Questa volta, rispetto a San Francisco, c'era anche lo Champagne. E soprattutto, c'era la coppa.