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Bernardes, la prima da direttore: "Un successo oltre le previsioni"

Le parole di Carlos Bernardes, per anni uno degli arbitri internazionali più autorevoli del circuito ATP, alla sua prima esperienza da direttore di torneo, vissuta al Challenger di Cesenatico. Un debutto che ha superato ogni aspettativa...

08 febbraio 2026

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La prima volta non si scorda mai. Vale anche per chi vanta l'esperienza pluridecennale di Carlos Bernardes, per anni uno degli arbitri internazionali più autorevoli del circuito ATP, alla sua prima esperienza da direttore di torneo, vissuta al Challenger di Cesenatico. Un debutto che ha superato ogni aspettativa, trasformandosi in un successo sotto molti punti di vista.

Cesenatico, località della Riviera romagnola rinomata ma di dimensioni contenute (26 mila abitanti circa), ha risposto in modo sorprendente: impianti pieni fin dal primo giorno, con quasi 1500 spettatori sugli spalti nel corso della settimana. Un risultato tutt’altro che scontato per un torneo di questo livello, che ha dato fin da subito la misura dell’impatto dell’evento sulla città e del clima positivo che si è creato attorno al torneo.

Ma il vero termometro della riuscita, per Bernardes, sono stati i giocatori. "La loro soddisfazione - spiega - è stata l’aspetto più importante: buone condizioni di gioco, organizzazione funzionale e una visione complessiva che ha permesso loro di concentrarsi esclusivamente sul campo. Se i giocatori sono contenti – è il principio che guida Bernardes – vuol dire che stai lavorando bene”.

Il cambio di prospettiva, però, non è stato banale. "Da arbitro - continua - molte cose risultano più semplici: si entra in campo, si applicano le regole, si gestisce la partita. Da direttore del torneo, invece, la visione è completamente diversa. Bisogna occuparsi degli orari, delle richieste dei giocatori, della logistica, del coordinamento di persone e spazi. Tutto deve funzionare, tutto deve essere controllato, tutto deve incastrarsi".

Gli olandesi Jarno Jans e Niels Viske vincitori del titolo di doppio a Cesenatico 2026 (foto Start Romagna Cup / Mazza)

Gli olandesi Jarno Jans e Niels Viske vincitori del titolo di doppio a Cesenatico 2026 (foto Start Romagna Cup / Mazza)

Uno degli aspetti più delicati è stato il lavoro con lo staff arbitrale. Inevitabile, vista la pressione che i poveri arbitri di sedia potevano legittimamente avvertire al cospetto di un così illustre predecessore. A Cesenatico hanno operato 25-30 giudici di linea, e per il 70-80% di loro era la prima esperienza a quel livello. Lo stesso vale per molti raccattapalle, anche loro alla prima volta. "All’inizio - spiega Carlos - per qualche ball-boy c’era un po' di timore: la velocità della palla, il ritmo del gioco, la pressione. Alcuni non erano nemmeno sicuri di voler scendere in campo. Poi, giorno dopo giorno, è arrivato il cambiamento. Il lavoro svolto è stato impressionante: sembravano veterani, sono stati professionali e affidabili".

Bernardes ha scelto un approccio preciso: osservare, consigliare, spiegare. Non imporre, ma guidare. È questo, secondo lui, uno dei ruoli chiave del direttore di torneo. "I problemi non mancano mai – dalla difficoltà di trovare raccattapalle alle esigenze tecniche, fino alle scadenze e alle regole spesso sconosciute a chi è alle prime armi – ma cambiano solo le modalità per risolverli. Con 6 Challenger e la Davis in contemporanea, arrivano a giocare anche tennisti fuori dai top 500, che magari non conoscono bene come funziona il circuito Atp. Per questo, il mio ruolo era quello di spiegare, per fare in modo di dare loro tutte le risorse possibili per esprimersi al meglio".

Bernardes, la prima da direttore: "Un successo oltre le previsioni"

L’aspetto fondamentale resta uno: ascoltare. Ascoltare giocatori, arbitri, collaboratori. E soprattutto spiegare, sempre, il perché di certe decisioni. "Molti non conoscono fino in fondo le regole, le deadline, i vincoli organizzativi. Comunicare diventa quindi essenziale per evitare tensioni e costruire un clima di fiducia".

Per Bernardes questa prima esperienza è stata rivelatrice. “Mi è piaciuto tantissimo”, ha ammesso. Un ruolo diverso, più complesso e insidioso se non affrontato con il giusto piglio, ma anche incredibilmente stimolante. Un nuovo capitolo iniziato nel modo migliore, in un torneo che ha dimostrato come anche una realtà piccola possa fare le cose in grande.

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