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Da Nicola Pietrangeli (prima vittoria nel 1961, ultima nel 1968) a Lorenzo Musetti, passando per l'impresa di Fognini e per quelle sfumate d'un soffio di Gaudenzi e Musetti. Ecco i migliori risultati degli azzurri nel Principato...
03 aprile 2026
1995, GAUDENZI VS MUSTER
Prima di diventare presidente dell'Atp, Andrea Gaudenzi è stato un ottimo giocatore, numero 18 al mondo nel suo miglior momento. Ma la sua carriera, forse, sarebbe potuta cambiare se un particolare torneo fosse andato in un altro modo. Siamo nel 1995, il faentino sulla terra è temibilissimo, vale già più del suo ranking. Approda in semifinale dopo aver battuto Korda, Rikl, Kafelnikov e Bruguera, poi si gioca il match più importante della carriera contro il suo mentore, Thomas Muster.
La partita è drammatica, Muster sta male ma regge, sembra sempre sul punto di cedere ma alla fine vince. E poi va a battere in finale Boris Becker in 5 set. Una delle tante dimostrazioni di forza di uno dei re della terra di quell'epoca. In finale, Andrea avrebbe ugualmente avuto delle chance contro Becker, per incamerare quel grande torneo che gli è sempre mancato. In quel periodo, ad ogni modo, per l'Italia una semifinale di quella portata rappresentava un traguardo straordinario, non certo qualcosa che si centrava ogni settimana.
FOGNINI 2019, LA SETTIMANA PERFETTA
Il torneo di Monte-Carlo del 2019 rappresenta uno dei punti chiave per l'approdo all'epoca d'oro del tennis italiano. Fabio Fognini il grande risultato lo aveva sempre avuto in tasca, in fondo, ma per qualche motivo gli era sempre sfuggito. In quell'aprile di 7 anni fa, riuscì a mettere in fila vittorie di peso assoluto: Rublev, Zverev, Coric e soprattutto Rafa Nadal, dominato in una giornata di grazia del ligure e di scarsa vena per lo spagnolo.
Nell'ultimo atto, Fabio ricevette in dote un avversario alla portata, il serbo Dusan Lajovic, e non si lasciò sfuggire l'occasione. Ma il capolavoro lo aveva abbondantemente costruito prima. L'abbraccio di Flavia Pennetta in tribuna era quello di un intero Paese, che si rispecchiava in quel tennista così estremo, nel bene e nel male. Colui che ci ha riportato prima di ogni altro a capire cosa volesse dire vincere un grande torneo.

Le imprese italiane a Monte-Carlo
MUSETTI 2025, UNA FINALE DA DIESEL
Qualche rimpianto, dopo quella finale dello scorso anno, Lorenzo Musetti lo ha portato con sé. Perché senza quel problema fisico, chissà come sarebbe finita. Però intanto Lorenzo in finale a Monte-Carlo ci è arrivato, pur perdendo da quel cannibale (del rosso, in particolare) che risponde al nome di Carlos Alcaraz. Ma in precedenza il toscano aveva saputo ribaltare una serie di partite come mai prima (e nemmeno dopo) in carriera: sotto di un set contro il cinese Bu, contro Lehecka, contro Tsitsipas e contro De Minaur, è stato capace di quattro rimonte di valore assoluto, trascinato dal pubblico monegasco che come sempre accade era nell'occasione molto più italiano che francese. In mezzo, il derby vinto contro Matteo Berrettini. Ma non solo. Monte-Carlo per Musetti significa anche una vittoria su Djokovic colta nel 2023, che conta eccome tra le imprese, visto il valore (e il nome) dell'avversario.
Il principe Alberto di Monaco e Nicola Pietrangeli (Getty Images)
NICOLA PIETRANGELI, L'ICONA
Lui a Monte-Carlo era un'icona. Nicola Pietrangeli era probabilmente il più amato, nel Principato come altrove. E su quei campi ha raggiunto tre titoli e tre finali di fila tra 1966 e 1968, due delle quali vinte. Il primo trionfo è datato 1961, con la vittoria in 4 set sul francese Pierre Darmon. La seconda volta all'ultimo atto, per Nicola, arriva invece nel 1966, quando viene battuto da Manolo Santana. Il riscatto non si fa attendere: Pietrangeli vince nel '67 in finale contro Martin Mulligan, poi si ripete nel 1968 dominando Alex Metreveli.
BARAZZUTTI VS BORG
Per un'altra finale, il tennis italiano avrebbe dovuto attendere altri 9 anni. A riuscire nell'impresa, Corrado Barazzutti, poi ct della Nazionale di Davis e di Fed Cup. Barazzutti trovò in Bjorn Borg un avversario troppo duro, che nell'ultimo atto si impose in tre set (la finale si giocava sulla lunga distanza). Ma in precedenza aveva piegato Tom Okker, Balasz Taroczy e Jan Kodes. Da lì in avanti, per gli azzurri nel Principato, sarebbe calato il buio: mai nessuno avrebbe raggiunto il match decisivo per i successivi 42 anni, fino al successo di Fognini. Seguito in panchina, all'epoca, proprio da Barazzutti.