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Filippo Romano, chi è il nome nuovo nella valanga azzurra

La finale di Romano a Cherbourg non è stata frutto del caso, ma ha invece coinciso con la posa di un altro mattoncino in un percorso di crescita che sta vedendo il tennista ligure trovare via via sempre più confidenza con i propri mezzi

19 marzo 2026

Filippo Romano (foto Serafini)

Filippo Romano (foto Serafini)

Una finale che può cambiare un’intera stagione. I risultati ottenuti nei primi due mesi e mezzo del 2026 da Filippo Romano stanno confermando tutte le qualità del 20enne spezzino, salito questo lunedì alla posizione numero 378 del ranking Atp - suo miglior piazzamento in carriera - poche ore dopo aver festeggiato il secondo posto al Challenger di Cherbourg, in Francia, in un percorso partito addirittura dalle qualificazioni.

Dopo aver centrato sei vittorie nel giro di pochi giorni, la corsa del tennista di Sarzana (La Spezia) - nato il 7 luglio 2005 - si è interrotta nel match clou contro il russo Pavel Kotov, ora scivolato al di fuori della Top-200 ma nel giugno di due anni fa capace di spingersi sino al 50° posto della classifica mondiale. La finale di Romano a Cherbourg non è stata frutto del caso, ma ha invece coinciso con la posa di un altro mattoncino in un percorso di crescita che sta vedendo il tennista ligure trovare via via sempre più confidenza con i propri mezzi e che lo sta portando ad arricchire con il passare delle settimane un bagaglio d’esperienza che tornerà utilissimo per il prossimo futuro.

Romano aveva fatto intravedere ottime cose già nelle settimane precedenti all’exploit di Cherbourg, centrando due semifinali: la prima nel torneo M15 di Bagnoles de l’Orne (Francia) a gennaio, la seconda poco più tardi nel Challenger 50 di Cesenatico, nel cui tabellone principale era stato ammesso grazie a una wild card. Già considerato nel corso della sua parentesi Juniores come uno dei giocatori più promettenti del panorama nazionale tra i nati nel 2005, il ligure aveva chiuso il capitolo tra gli Under 18 con un best ranking alla posizione numero 82 e due titoli vinti in singolare tra il 2020 e il 2021, in un percorso comunque non sfruttato appieno a causa di un infortunio alla spalla che lo aveva costretto ai box per diversi mesi.

Filippo Romano, chi è il nome nuovo nella valanga azzurra

L’impatto con il mondo del professionismo è stato fin da subito molto positivo in singolare, ma ancora di più in doppio. Ora numero 173 del ranking di specialità, ad appena vent’anni Romano può già vantare la bellezza di diciannove successi nel circuito Itf e due a livello Challenger, ottenuti nel 2025 nelle tappe italiane di Todi (insieme a Jacopo Vasamì) e Biella (al fianco di Gianluca Cadenasso). “Nel doppio ho sempre giocato bene fin da piccolo - aveva spiegato in un’intervista -, forse perché non ci davo troppo peso. Ho imparato tanto da Vavassori: a volte mi capita di sentirlo al telefono per avere qualche consiglio, anche sugli avversari che devo affrontare. È una persona stupenda, molto umile sia dentro che fuori dal campo”.

La notevole ascesa tra i pro di Filippo, che esattamente un anno fa si trovava fuori dalla Top-700 Atp di singolare, è da ricondurre inevitabilmente anche all’avvio della collaborazione con Gipo Arbino, reduce da un percorso quasi ventennale con Lorenzo Sonego. “È il primo coach di alto livello con cui lavoro - ha raccontato Romano - e per me è una figura fondamentale. Senza i sacrifici dei miei genitori, non potrei essere qui: puoi essere anche fortissimo, ma se non puoi permetterti staff, allenamenti e viaggi è difficile che tu possa fare bene. La mia famiglia ha inciso nel 99% del mio percorso”.

Filippo Romano in azione (foto Runggaldier)

Filippo Romano in azione (foto Runggaldier)

Il servizio è senza dubbio l’arma principale di Romano, che dall’alto dei suoi 190 centimetri è in grado di trovare ottimi angoli e di sprigionare una velocità di palla spesso determinante a suo favore. Nel suo percorso a Cherbourg ha messo a referto ben 56 aces, di cui 17 nella sfida di quarti di finale contro il francese Tabur. Un altro suo punto di forza corrisponde alla capacità di saper attaccare con grande convinzione, trascinato da due fondamentali molto potenti, e un’ottima gestione nei pressi della rete, quasi scontata per chi come lui è cresciuto con la giusta mentalità di non trascurare mai il doppio, nemmeno nell'attività giovanile.

I margini di miglioramento sono ancora parecchi, in primis dal punto di vista mentale, ma avere accanto una figura navigata come Gipo Arbino può far dormire sonni tranquilli a Filippo. “Nel tennis di oggi - ha detto l’azzurro - c’è sempre meno differenza tra un giocatore di altissimo livello e quelli che inseguono. Basta poco per vincere o perdere”. Tenendo ben presente questo fattore d’imprevedibilità sempre più attuale nel tennis moderno, il ligure si può permettere di guardare con grande fiducia al futuro, nell’auspicio che la finale di pochi giorni fa a Cherbourg sia stata soltanto la prima di una lunga serie.

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