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La finale a Cordenons non è un lampo isolato. A marzo, partendo dalle qualificazioni, Bondioli aveva già raggiunto la semifinale nel Challenger 125 di Napoli. Cinque vittorie consecutive, fino alla sfida con Daniel Altmaier, avevano rappresentato il primo vero salto di qualità della sua stagione
26 luglio 2026
La prima finale Challenger di Federico Bondioli è durata poco più di un’ora, ma la settimana che l’ha preceduta racconta molto più del 6-2 6-0 con cui lo spagnolo Max Alcala Gurri gli ha negato il titolo a Cordenons. Racconta un giocatore che, a 21 anni appena compiuti, sta cominciando a trovare il proprio spazio nel circuito. E che lunedì si è svegliato al numero 290 del mondo, nuovo primato personale, dopo avere iniziato il 2025 fuori dai primi cinquecento.
La domenica in Friuli Venezia Giulia non gli ha regalato il finale sperato. Alcala Gurri, già campione in stagione nei Challenger di Cervia e Royan, ha comandato dall’inizio alla fine. Bondioli, alle prese anche con un problema agli addominali, non è riuscito a liberare il suo tennis e ha pagato la tensione di un appuntamento mai affrontato prima. Ma fermarsi al punteggio significherebbe ignorare tutto ciò che il mancino di Ravenna aveva costruito nei giorni precedenti.
Il suo torneo era cominciato con una battaglia di tre ore e 49 minuti contro l’ecuadoriano Alvaro Guillen Meza. Bondioli aveva perso il primo set, era stato trascinato fino al tie-break del terzo e aveva finito per imporsi 6-7 6-3 7-6. Una di quelle partite che possono svuotare oppure cambiare una settimana. Nel suo caso è accaduta la seconda cosa. Agli ottavi ha superato Guido Ivan Justo, numero 6 del seeding, poi nei quarti ha rimontato Sumit Nagal, ex numero 68 ATP: dopo aver incassato un 6-1, ha ribaltato il match vincendo 7-5 6-3. Infine, in semifinale, il successo per 6-2 6-4 sull’ungherese Matyas Fuele gli ha consegnato la prima finale nel circuito cadetto.
Federico Bondioli in azione (foto Ros)
Non si tratta di un lampo isolato. A marzo, partendo dalle qualificazioni, Bondioli aveva già raggiunto la semifinale nel Challenger 125 di Napoli. Cinque vittorie consecutive, fino alla sfida con Daniel Altmaier, avevano rappresentato il primo vero salto di qualità della sua stagione. “Arrivo dopo una settimana che definirei incredibile – aveva raccontato pochi giorni più tardi –. Sto attraversando un buon momento di forma”. Cordenons ha aggiunto un altro gradino: non più soltanto una semifinale inattesa, ma la capacità di confermarsi e arrivare fino all’ultima partita.
Bondioli è cresciuto a Ravenna, al Circolo Tennis Dario Zavaglia, prima di trasferirsi al Piatti Tennis Center. Oggi si allena allo Sporting Club Sassuolo con Federico Buffagni e Francesco De Laurentiis, i tecnici che lo accompagnano da anni. Nel suo tennis ci sono il servizio e le traiettorie tipiche del mancino, un rovescio bimane che considera il proprio colpo più naturale e un fisico di un metro e 88 ancora da completare. Ma soprattutto c’è un percorso costruito senza accelerazioni artificiali.
“Abbiamo costruito tutto fin dall’inizio, consolidando le cose passo dopo passo”, spiegava durante le prequalificazioni degli Internazionali BNL d’Italia. Anche le sue abitudini riflettono questa ricerca di continuità: “La sera parlo con il mio allenatore, nel riscaldamento facciamo sempre le stesse cose. Non è tanto una scaramanzia, quanto qualcosa che mi piace e che mi dà sicurezza”. Bondioli aveva spiegato con lucidità il passaggio dai tornei ITF al circuito Challenger, diventato ormai il suo habitat naturale: "Da maggio ho iniziato a giocare quasi tutte le settimane a livello Challenger. Ci sono state settimane in cui ho alzato il livello e ho capito sia dove devo lavorare, sia il livello che posso esprimere. Adesso l’obiettivo è riuscire a mantenerlo con continuità".
Federico Bondioli (foto FITP)
Roma, nel suo caso, non è un torneo come gli altri. Il primo contatto con il tennis è arrivato proprio al Foro Italico, mentre accompagnava il padre Gianluca, ex professionista di beach tennis. “Un giorno, durante un suo torneo, ho provato il tennis ed è stato amore”, ha raccontato. Da allora Bondioli ha attraversato tutte le tappe della formazione: una carriera junior chiusa al numero 12 del mondo, i quattro Slam giovanili, la finale in doppio allo US Open e poi l’impatto, tutt’altro che semplice, con il professionismo. Nel 2024 ha conquistato i primi due titoli ITF, in Serbia e in Tunisia. Il primo arrivò in condizioni quasi rocambolesche, fra crampi e un match point annullato: “Ho vinto il tie-break facendo esclusivamente serve&volley. Da quel torneo sono tornato a casa con una consapevolezza nuova”. Era ancora fuori dai primi mille a inizio stagione; dodici mesi più tardi era già il miglior under 20 italiano nel ranking.
Una crescita che passa anche dalla gestione delle sconfitte. "Sto imparando ad accettarle e a conviverci. Nel tennis perdiamo quasi tutte le settimane e, se voglio che la mia carriera duri altri dieci o quindici anni, devo abituarmi". Per questo sta cercando maggiore equilibrio: "È importante darsi degli obiettivi, essere felici e giocare col sorriso". Ora il traguardo si sposta più avanti. La finale di Cordenons non gli ha consegnato la coppa, ma gli ha permesso di entrare per la prima volta nei primi trecento. E soprattutto ha confermato una crescita che non passa più soltanto dai tornei ITF o dai risultati in doppio, specialità nella quale si era già messo in evidenza insieme all’amico Carlo Alberto Caniato, col quale fu capace di battare - a Roma - persino la coppia Bolelli/Vavassori.
“Il livello è altissimo, ma non ho nulla da perdere”, aveva detto Bondioli a Roma. “Devo continuare su questa strada: senza paura di nessuno, pensando solo al lavoro giorno dopo giorno”. La prima finale Challenger dimostra che quella strada sta diventando sempre più corta. E che la prossima volta, arrivare all’ultima domenica potrebbe non essere più una sorpresa.