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Da outsider a Maestro: l’anno che ha cambiato Cobolli

Cobolli sarà soltanto il sesto italiano a partecipare alle Finals in singolare dopo Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Jannik Sinner. Per decenni, avere un italiano fra i Maestri è stato un evento eccezionale. Oggi il tennis azzurro vive un'altra epoca

04 novembre 2026

US Open 2026, Flavio Cobolli (Foto USTA)

Flavio Cobolli (Foto USTA)

A gennaio sarebbe sembrato un obiettivo molto ambizioso, forse troppo. In primavera era diventato una possibilità. In estate una candidatura concreta. Adesso è realtà: Flavio Cobolli giocherà le Nitto ATP Finals, il torneo degli otto migliori della stagione. E forse non c'è fotografia migliore per raccontare quanto sia cambiata, nel giro di pochi mesi, la dimensione del 24enne romano. Non più soltanto uno dei giovani capaci di affacciarsi nelle zone nobili della classifica, non più l'outsider in grado di costruire la grande settimana. Cobolli è diventato passo dopo passo un giocatore da vertice. Uno dei migliori otto dell'anno, numero 6 del mondo e soprattutto protagonista di una stagione nella quale ha imparato a frequentare con naturalezza palcoscenici che fino a poco tempo fa sembravano ancora lontani.

È questo, più ancora dei singoli risultati, il significato della qualificazione a Torino. Perché il 2026 di Cobolli non è stato costruito su un exploit isolato. È cominciato con qualche difficoltà, compresa l'eliminazione all'esordio all'Australian Open, poi ha preso velocità a Delray Beach, con una semifinale, e soprattutto ad Acapulco, dove Flavio ha conquistato il terzo titolo ATP della carriera superando Frances Tiafoe in finale. Quella vittoria lo ha portato fra i primi quindici del mondo e ha dato il primo segnale: il Cobolli del 2026 non aveva intenzione di accontentarsi della crescita graduale mostrata nelle stagioni precedenti.

Flavio Cobolli alla Laver Cup (Getty Images)

Flavio Cobolli alla Laver Cup (Getty Images)

La vera svolta, però, è arrivata sulla terra. A Monaco ha raggiunto la finale battendo per la prima volta Alexander Zverev, uno di quei successi che modificano la percezione di un giocatore anche dentro lo spogliatoio. A Madrid ha centrato il primo quarto di finale in un Masters 1000 e soprattutto il primo ingresso in Top 10. Da quel momento Torino ha smesso di essere soltanto un pensiero da tenere sullo sfondo. E al Roland Garros è diventata un'ipotesi serissima.

Parigi è stato il torneo che ha cambiato tutto. Cobolli vi è arrivato senza avere mai superato il terzo turno e ne è uscito finalista Slam. Ha battuto Andrea Pellegrino, Wu Yibing, Learner Tien, Zachary Svajda e Felix Auger-Aliassime, prima di beneficiare del forfait di Matteo Arnaldi in semifinale. Nell'ultimo atto ha portato Alexander Zverev fino al quinto set. Non è arrivato il titolo, ma è arrivata la consapevolezza che il suo tennis potesse reggere non soltanto una settimana importante, ma due settimane intere dentro un Major, attraverso avversari diversi, tensioni diverse e partite che pesano sempre un po' di più della precedente.

Da quel momento Cobolli non è più stato semplicemente il ragazzo che cercava di entrare nell'élite. Nell'élite c'era già. Wimbledon lo ha confermato con il secondo quarto di finale consecutivo ai Championships, mentre sul cemento americano è arrivata un'altra prova di maturità: la semifinale al Masters 1000 di Cincinnati, la prima della carriera in un torneo di quella categoria. È stata anche la settimana del nuovo best ranking, numero 6 ATP. Una posizione che racconta bene il salto compiuto se si guarda da dove arrivava: numero 101 a fine 2023, numero 32 nel 2024, numero 22 nel 2025. Tre anni fa era appena fuori dai cento. Oggi guarda quasi tutti dall'alto.

E non è stato nemmeno un viaggio tutto in discesa. Dopo Cincinnati sono arrivati passaggi più complicati. Agli US Open Cobolli si è fermato al terzo turno contro Alexander Blockx, poi ha perso alla Laver Cup contro Learner Tien, a Pechino contro Roman Safiullin e all'esordio a Shanghai contro Adrian Mannarino. In altri momenti della sua carriera una sequenza simile avrebbe potuto cambiare completamente la lettura della stagione. Stavolta no. I punti raccolti nella prima parte dell'anno, e soprattutto la continuità mantenuta per mesi, gli hanno permesso di restare stabilmente dentro la zona Finals.

Flavio Cobolli (Getty)

Flavio Cobolli (Getty)

Anche l'ultimo tratto non è stato semplice. A Vienna, nel derby con Matteo Berrettini, Cobolli è stato costretto al ritiro per un risentimento muscolare. Le lacrime con cui ha lasciato il campo erano, come avrebbe spiegato lui stesso, soprattutto di frustrazione: Torino era vicina e il timore era quello di non riuscire più a difendere sul campo quanto costruito durante l'anno. Gli esami hanno escluso problemi più seri, ma il destino ha voluto che la qualificazione diventasse matematica mentre Flavio non poteva più controllarla direttamente con la racchetta. Gli incastri del Masters 1000 di Parigi hanno fatto il resto.

In realtà, però, il posto alle Finals non è arrivato a Parigi. Cobolli lo aveva conquistato molto prima, settimana dopo settimana. Ad Acapulco. A Monaco. A Madrid. Soprattutto al Roland Garros. Poi a Wimbledon e a Cincinnati. E c'è anche una dimensione storica, in tutto questo. Cobolli sarà soltanto il sesto italiano a partecipare alle Finals in singolare dopo Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Jannik Sinner. Per decenni, avere un italiano fra i Maestri è stato un evento eccezionale. Oggi il tennis azzurro vive un'altra epoca, ma la qualificazione resta un traguardo enorme proprio perché certifica qualcosa che nessun ranking settimanale può garantire: essere stati fra i migliori del mondo nell'arco di una stagione intera.

Da sempre Cobolli vive il tennis con un'energia evidente, quasi contagiosa. Corre, lotta, parla, soffre, si esalta. Per molto tempo quella componente è stata soprattutto il motore che gli permetteva di andare oltre i propri limiti. Nel 2026 ha imparato a trasformarla in continuità. Il tennis è cresciuto, il servizio pesa di più, la palla viaggia più forte, la capacità di stare dentro le partite importanti è diventata una certezza. Ma soprattutto è cambiata l'abitudine. Cobolli non arriva più nei grandi tornei chiedendosi quanto lontano possa spingersi. Ci arriva sapendo di poter battere quasi chiunque. Adesso Torino rappresenta il premio e insieme il prossimo esame.

Flavio Cobolli alle Nitto ATP Finals 2026, lo speciale SuperTennis

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