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Il percorso di Alcaraz verso il ritorno, obiettivo cemento Usa

Quella in corso dovrebbe essere una settimana importante per stabilire le prossime tappe del recupero. Alcaraz è atteso a Barcellona per una nuova valutazione con il dottor Ángel Ruiz Cotorro. Gli esami serviranno a verificare le condizioni del polso e, in caso di risposte positive, potrebbero consentirgli di aumentare gradualmente il lavoro sul campo

17 giugno 2026

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Carlos Alcaraz si è lasciato alle spalle il periodo più duro, dopo l'infortunio che lo ha costretto a stare fermo nei mesi centrali del 2026? Il primo segnale positivo è arrivato da alcune immagini nelle quali Carlos corre e si allena senza più la protezione al polso destro. Non significa che lo spagnolo sia già pronto a impugnare la racchetta a pieno ritmo, tantomeno che esista una data certa per il suo ritorno in gara. Ma rappresenta comunque un passo avanti nel lungo percorso cominciato oltre due mesi fa e giunto ora a uno dei suoi passaggi più delicati.

Quella in corso dovrebbe essere una settimana importante per stabilire le prossime tappe del recupero. Alcaraz è atteso a Barcellona per una nuova valutazione con il dottor Ángel Ruiz Cotorro. Gli esami serviranno a verificare le condizioni del polso e, in caso di risposte positive, potrebbero consentirgli di aumentare gradualmente il lavoro sul campo. Secondo quanto riferito dal giornalista di Radio Nacional de España Javier de Diego, dopo il controllo Alcaraz potrebbe affrontare alcuni giorni di riallineamento fisico e tecnico, prima di tornare a colpire la palla con maggiore continuità. Soltanto allora sarà possibile valutare realmente la reazione dell’articolazione ai carichi specifici del tennis.

È questo il punto centrale. L’assenza della protezione durante la corsa testimonia i progressi compiuti, ma fra l’allenamento atletico e la competizione esiste una distanza considerevole. Servizio, diritto, accelerazioni improvvise e cambi di direzione sottopongono il polso dominante a sollecitazioni ben diverse. Per questo il suo staff continua a procedere senza forzare i tempi, con l’obiettivo di evitare ricadute che potrebbero avere conseguenze ben più serie.

Il problema era emerso il 14 aprile a Barcellona, durante il match di primo turno contro Otto Virtanen. Alcaraz aveva portato a termine e vinto l’incontro, ma il dolore avvertito al polso destro era aumentato nelle ore successive, spingendolo a ritirarsi prima della sfida seguente contro il ceco Tomas Machac.

Carlos Alcaraz, tutti gli infortuni

Carlos Alcaraz, tutti gli infortuni

In conferenza stampa lo spagnolo aveva ammesso che l’infortunio si era rivelato più serio di quanto immaginato inizialmente. La prima speranza era quella di fermarsi soltanto per un breve periodo, ma gli accertamenti e l’evoluzione dei sintomi hanno imposto una strategia molto più prudente. Da quel momento Carlitos ha rinunciato a Madrid e Roma, poi al Roland Garros. Infine, il 19 maggio, ha comunicato che non avrebbe potuto partecipare nemmeno al Queen’s e a Wimbledon. Due forfait particolarmente dolorosi per un giocatore che sui prati londinesi ha conquistato due titoli consecutivi, nel 2023 e nel 2024, e ha raggiunto nuovamente la finale nel 2025.

"Il recupero sta procedendo bene e mi sento molto meglio, ma purtroppo non sono ancora pronto per competere", aveva spiegato annunciando la rinuncia alla stagione sull’erba. "Queen’s e Wimbledon sono due tornei davvero speciali per me e mi mancheranno molto. Continueremo a lavorare per tornare il prima possibile". Il rientro non avverrà dunque prima della stagione americana sul cemento. Le opzioni prese in considerazione sarebbero tre. Le prime due portano alla settimana del 27 luglio, quando si disputeranno contemporaneamente l’ATP 250 di Los Cabos e l’ATP 500 di Washington. La terza, al momento forse la più prudente, è il Masters 1000 di Montreal, in programma dall’inizio di agosto.

Los Cabos offrirebbe un ritorno potenzialmente più morbido dal punto di vista della pressione, anche se Alcaraz non ha mai disputato il torneo messicano. Washington garantirebbe invece un banco di prova più impegnativo, in un ATP 500 tradizionalmente ricco di giocatori di alto livello. In entrambi i casi, giocare vorrebbe dire avere a disposizione un evento supplementare prima dei due grandi appuntamenti di Montreal e Cincinnati.

Il percorso di Alcaraz verso il ritorno, obiettivo cemento Usa

L’alternativa è rinunciare a ogni fretta e presentarsi direttamente in Canada. In qualità di testa di serie, Alcaraz avrebbe un bye al primo turno, rinviando il debutto di qualche giorno e guadagnando ulteriore tempo per allenarsi. Una scelta conservativa, ma coerente con la linea seguita dal suo gruppo di lavoro fin dall’inizio dell’infortunio. Molto dipenderà dagli esiti della prossima visita e, soprattutto, dalle sensazioni che emergeranno quando tornerà a colpire. Il team non sembra intenzionato a fissare in anticipo una scadenza rigida. Le tre opzioni costituiscono una finestra possibile, non un programma già definito.

Il recupero ha interrotto una prima parte di stagione di altissimo livello. Alcaraz aveva iniziato il 2026 completando il Career Grand Slam, vincendo l’Australian Open, e aveva costruito un bilancio di 22 vittorie e tre sole sconfitte. Prima del problema al polso aveva raggiunto anche la finale del Masters 1000 di Monte-Carlo, persa contro Jannik Sinner. L’infortunio gli ha impedito di difendere il titolo al Roland Garros e lo costringerà ad assistere da lontano anche a Wimbledon. Tuttavia, il numero 2 del mondo conserva obiettivi importanti per la seconda parte dell’anno. A Cincinnati e soprattutto allo US Open sarà chiamato a difendere i titoli conquistati nel 2025.

Proprio New York rappresenta il vero riferimento verso il quale orientare il recupero. Presentarsi allo US Open completamente ristabilito conta molto più che anticipare il rientro di una settimana. Alcaraz e il suo staff sembrano averlo compreso fin dall’inizio, scegliendo di sacrificare alcuni degli appuntamenti più prestigiosi della stagione pur di tutelare il futuro. La visita di Barcellona potrebbe finalmente aprire la fase conclusiva del percorso. Ma il giorno del ritorno stavolta sarà deciso dalla salute del polso, non dal calendario.

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